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8 Aprile 2026
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Asp Vibo, fine del commissariamento: “Strada tracciata”. Atti e anomalie segnalati alla Procura

Dopo diciotto mesi si chiude l’esperienza della commissione straordinaria. I commissari rivendicano il lavoro svolto sul fronte della legalità e della riorganizzazione

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Si chiude dopo diciotto mesi il percorso della commissione straordinaria che ha guidato l’Asp di Vibo Valentia dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Un’esperienza definita complessa dagli stessi commissari, che nel corso di una conferenza stampa hanno tracciato un bilancio finale del lavoro svolto, tra riordino amministrativo, verifiche interne e tentativi di rilancio dei servizi sanitari.

A presentare il consuntivo di fine mandato sono stati Gianfranco Tomao, Gianluca Orlando e Gandolfo Miserendino, affiancati dai direttori sanitari Angelo Sestito e Ilario Lazzaro. Il messaggio emerso è chiaro: la fase straordinaria, secondo la triade, si conclude con un percorso ormai impostato, ma per il futuro dell’Azienda sarà necessario un ritorno pieno alla gestione ordinaria.

La priorità: riportare l’Asp dentro le regole

Uno dei punti centrali del mandato ha riguardato il ripristino della legalità amministrativa all’interno dell’Azienda sanitaria. I commissari hanno spiegato di avere concentrato buona parte dell’attività su controlli, verifiche e approfondimenti ritenuti indispensabili dopo il commissariamento.

Tomao ha chiarito che è stata predisposta una relazione finale destinata al prefetto Anna Aurora Colosimo, nella quale confluiscono le attività svolte e gli elementi emersi nel corso dei mesi. “Dopo lo scioglimento abbiamo dovuto approfondire certi aspetti e dare delle regole precise”, ha affermato. Lo stesso commissario ha aggiunto che alcuni accertamenti avrebbero fatto emergere situazioni delicate, “di cui non posso parlare, ma che possono rivestire anche profili di carattere penale”.

Un passaggio che conferma come il lavoro della triade non si sia limitato all’ordinaria amministrazione, ma abbia investito anche i meccanismi più sensibili dell’apparato burocratico e gestionale.

Procedure sospette e atti trasmessi alla Procura

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, i commissari hanno lasciato intendere che più di un fascicolo sarebbe stato trasmesso alla magistratura. Orlando ha spiegato che la commissione ha agito ogni volta che si è trovata davanti a situazioni ritenute non lineari.

Noi non siamo carabinieri, ma quando abbiamo avuto una ragionevole certezza o un fondato sospetto che le procedure non fossero regolari lo abbiamo segnalato”, ha detto. E alla domanda sul numero delle segnalazioni, ha aggiunto che si tratterebbe di episodi “a due cifre”.

Nel mirino sarebbero finite soprattutto alcune procedure amministrative, su cui la triade ha ritenuto necessario intervenire per ristabilire criteri di trasparenza e correttezza. Un lavoro silenzioso ma, a giudizio dei commissari, essenziale per evitare che l’Asp continuasse a muoversi in aree grigie già emerse in passato.

“Non serve una proroga, ora tocca a un manager”

La commissione ha anche spiegato perché non sia stata richiesta una proroga del commissariamento. Secondo Tomao, la fase straordinaria avrebbe ormai esaurito il suo compito principale.

Riteniamo sia stato fatto tutto ciò che era necessario”, ha affermato, sottolineando che adesso l’Asp avrebbe bisogno soprattutto di una figura capace di guidarne la gestione ordinaria. “Oggi quello che occorre è un manager, un direttore generale o un commissario che curi tutta l’attività da un punto di vista ordinario, facendo tesoro di quello che è stato fatto”.

In sostanza, la triade sostiene di lasciare un’Azienda con un perimetro più definito sul piano delle regole, ma ancora bisognosa di stabilità e continuità sul versante organizzativo e sanitario.

Servizi sanitari, bilancio prudente ma segnali di avanzamento

Se sul piano della legalità il giudizio dei commissari è stato netto, più cauto è apparso quello sul fronte dei servizi sanitari. Nessuna autocelebrazione, ma la convinzione di avere comunque avviato un percorso di miglioramento.

Orlando ha ammesso che non tutto è stato risolto: “Sicuramente non abbiamo fatto tutto ciò che c’era da fare per portare l’Azienda al primo posto in Italia, ma non ci siamo mai tirati indietro e abbiamo messo l’Asp su una buona strada”.

Il commissario ha poi ricordato come molte delle criticità affrontate fossero strutturali e radicate da anni, richiedendo quindi tempi più lunghi rispetto alle aspettative dell’opinione pubblica.

Il caso della mensa e il risparmio da mezzo milione

Tra gli esempi citati per spiegare il metodo seguito dalla triade c’è quello relativo alla gara per il servizio mensa. Orlando ha raccontato di avere trovato una situazione che presentava diversi interrogativi, a partire dai costi giudicati troppo elevati rispetto ai parametri di riferimento.

Ci siamo accorti che si pagava un costo del pasto al giorno altissimo rispetto ai prezzi Anac”, ha spiegato. Da qui la scelta di rivedere la procedura, anche a costo di allungare i tempi. Il risultato, secondo quanto riferito, è stato un nuovo contratto capace di produrre un risparmio di 500 mila euro l’anno, risorse che potranno essere reinvestite in altri servizi.

Una vicenda che i commissari indicano come emblematica: spesso, per correggere anomalie pregresse, è stato necessario rallentare l’iter di alcuni provvedimenti.

Bandi e concorsi, diversi atti rivisti

Non sarebbero mancati interventi anche su altre procedure considerate non perfettamente costruite. La commissione ha fatto capire di avere messo mano a più di un bando o avviso, in alcuni casi bloccando o rivedendo percorsi già avviati.

Tra i casi richiamati, anche quello relativo agli anestesisti, in un territorio che continua a soffrire una forte carenza di specialisti. Pur mantenendo il massimo riserbo, i commissari hanno fatto capire che alcune situazioni avrebbero richiesto un supplemento di attenzione proprio per la presenza di criticità amministrative.

Miserendino replica alle critiche: “Parlano i numeri”

Nel bilancio finale è intervenuto anche Gandolfo Miserendino, spesso finito al centro di polemiche per il doppio incarico tra Asp di Vibo e Azienda Zero. Il commissario ha respinto le critiche, sostenendo che i risultati concreti sarebbero sotto gli occhi di tutti.

Parlano i numeri che ho sempre mostrato. Non mi sembra che Vibo abbia avuto risorse inferiori”, ha dichiarato. Miserendino ha poi rivendicato alcuni interventi che, a suo dire, avrebbero inciso in maniera tangibile sull’organizzazione sanitaria locale.

Tra questi ha citato l’attivazione, dal 4 maggio, della cartella clinica su tutto l’ospedale di Vibo, l’integrazione del Pronto soccorso con il 118, il nuovo sistema del laboratorio analisi e l’avvio delle prime televisite.

I numeri sono migliorati e Vibo sta andando meglio. Poi non sono risolti tutti i problemi, ma io non ho la bacchetta magica. Continueremo a lavorare”, ha aggiunto.

Tomao: “La situazione oggi è buona, ma servono risorse e personale”

Nelle battute finali, Tomao ha offerto anche una valutazione complessiva sullo stato attuale della sanità vibonese. Pur riconoscendo i limiti ancora esistenti, il commissario ha parlato di una condizione che, allo stato, ritiene comunque positiva rispetto al punto di partenza.

Ad oggi credo che sia buono”, ha detto riferendosi allo stato di salute dell’Asp. Ma ha subito precisato che i margini di miglioramento restano ampi. “Occorre avere tempo, pazienza e anche le risorse giuste, non solo dal punto di vista economico ma anche umano. Soprattutto, occorre che ci sia la disponibilità di medici e sanitari di venire a lavorare qui”.

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