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9 Aprile 2026
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Bufera sulla riorganizzazione delle guardie mediche dell’Asp di Vibo: delibera a sorpresa, protesta dei sindaci

Nel mirino tagli mascherati e il concreto rischio di isolamento sanitario per le comunità montane, con servizi ridotti, tempi di intervento più lunghi e un ulteriore divario tra costa ed entroterra destinato ad ampliarsi

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Arriva allo scadere del mandato della commissione straordinaria dell’Asp di Vibo Valentia e si abbatte come un macigno sui territori: la delibera n. 176 dell’8 aprile 2026 ridisegna la rete della continuità assistenziale, intervenendo su sedi e turnazioni delle guardie mediche. Un provvedimento che, nelle intenzioni dell’Azienda sanitaria, punta all’“efficientamento” e all’“ottimizzazione delle risorse”, ma che nei fatti ha già innescato una dura reazione soprattutto nei centri montani delle Serre, dove il nuovo assetto viene percepito come un arretramento del servizio.

Le motivazioni dell’Asp: carenza di medici e riorganizzazione

Nel testo della delibera, l’Asp richiama esplicitamente la carenza di personale medico e la necessità di garantire “standard di sicurezza e qualità del servizio” attraverso una diversa distribuzione delle risorse. La riorganizzazione, si legge, tiene conto di popolazione residente, distanze chilometriche e tempi di percorrenza. E soprattutto chiarisce un punto chiave: nessuna chiusura formale delle sedi, ma una rimodulazione dei turni. Un passaggio destinato però a diventare uno dei nodi più contestati.

Come cambia il servizio: tra presenza quotidiana e turnazioni

Il nuovo schema divide il territorio in tre macro-aree — Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno — per un totale di 39 postazioni. Nelle aree urbane e costiere il servizio resta quotidiano, mentre nelle Serre vibonesi entra in vigore il modello della turnazione alternata tra comuni accorpati. In pratica, le postazioni restano ma il servizio non è più garantito ogni giorno. Una scelta che, sulla carta, viene definita “temporanea”, ma che nei territori interni viene letta come una riduzione concreta dell’assistenza.

Il nodo delle aree interne: “servizi ridotti, tempi più lunghi”

È qui che si concentra la protesta. I sindaci denunciano che, pur senza chiusure ufficiali, il nuovo sistema comporta una diminuzione della presenza quotidiana dei medici. Un elemento ritenuto critico in contesti già segnati da viabilità difficile e da una popolazione anziana, dove anche pochi chilometri possono tradursi in tempi di intervento significativamente più lunghi.

La denuncia dei sindaci: “atto grave e senza confronto”

Durissima la presa di posizione del sindaco di Simbario, Gennaro Crispo, che parla apertamente di un provvedimento “grave, inaccettabile e politicamente irresponsabile”, capace di colpire “duramente le comunità di Simbario, Spadola e Brognaturo, mettendo a rischio un servizio essenziale come la guardia medica”.

Nel mirino non c’è solo il merito della decisione, ma soprattutto il metodo. Crispo denuncia “decisioni assunte senza confronto, senza trasparenza e in totale spregio delle istituzioni locali”, parlando di un atteggiamento “arrogante” che “mortifica il ruolo dei sindaci e ignora deliberatamente le reali esigenze dei cittadini”.

Il “tradimento” e le contraddizioni nella delibera

Uno dei passaggi più contestati riguarda il richiamo alla Conferenza dei sindaci del 22 gennaio 2026, durante la quale — secondo quanto riferito — sarebbe stata garantita la non chiusura delle postazioni. Per questo, sostiene Crispo, “oggi si consuma un vero e proprio tradimento istituzionale”.

Non solo. Il sindaco evidenzia anche una presunta contraddizione interna all’atto: da un lato si afferma che “non si ritiene di dover procedere ad alcuna riduzione o soppressione”, dall’altro la parte dispositiva produrrebbe effetti opposti. Una discrepanza che, secondo il primo cittadino, “solleva seri interrogativi sulla legittimità e sulla trasparenza dell’atto”.

La mobilitazione: ricorsi e richiesta di intervento della Regione

La reazione dei territori non si ferma alle dichiarazioni. È stata annunciata l’attivazione di strumenti istituzionali e legali, dalla richiesta di annullamento della delibera ai ricorsi nelle sedi amministrative. Nel mirino anche la Regione Calabria, alla quale verrà chiesto di intervenire per fare luce su un provvedimento ritenuto “di estrema gravità”. Il messaggio politico è netto: “Non permetteremo che venga smantellato un presidio fondamentale come la guardia medica”.

Conferenza dei sindaci: confronto urgente

In questo clima si inserisce la convocazione d’urgenza della Conferenza dei sindaci, fissata per il 13 aprile a Vibo Valentia. Il presidente, Salvatore Fortunato Giordano, conferma il malcontento diffuso e sottolinea l’assenza di un confronto preventivo: “Dobbiamo analizzare bene il documento insieme, poi ci determineremo. Una cosa è certa, però, questa riorganizzazione non ha incassato il via libera preventivo dei Comuni”.

Una riorganizzazione “provvisoria” che apre un caso politico

L’Asp definisce il nuovo assetto “temporaneo”, destinato a essere rivisto con il superamento della carenza di medici. Ma intanto il provvedimento ha già aperto un fronte politico-istituzionale destinato a crescere. Perché, al di là delle motivazioni tecniche, il nodo resta quello evidenziato dai territori: il rischio che l’equilibrio tra costa ed entroterra venga ulteriormente compromesso. E su questo terreno, ora, la partita si sposta dal piano amministrativo a quello politico.

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