Nonostante l’approvazione unanime del Consiglio regionale risalga al 21 ottobre 2022, la Legge n. 33 sulla cannabis terapeutica in Calabria non è mai diventata operativa. Il provvedimento, che dovrebbe regolamentare prescrizione, allestimento e rimborsabilità a carico del sistema sanitario, resta di fatto lettera morta. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale Ferdinando Laghi, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per fare luce sul persistente stallo burocratico.
“A oltre due anni dall’approvazione della Legge regionale (n. 33 del 21 ottobre 2022), che determina la prescrizione, l’allestimento, la dispensazione e la rimborsabilità a carico del sistema sanitario regionale, la Calabria e’ ancora ferma al palo” denuncia Laghi, evidenziando come l’assenza di direttive da parte della Giunta renda inaccessibile un diritto fondamentale alla salute.
L’importanza del presidio terapeutico
La normativa prevede procedure moderne per l’uso dei cannabinoidi, contemplando persino la somministrazione domiciliare. Si tratta di un presidio indispensabile per pazienti colpiti da spasticità e dolore cronico che non rispondono alle terapie convenzionali.
“La legge – ricorda Laghi – determina l’uso dei medicinali contenenti cannabinoidi per finalità terapeutiche introducendo procedure piu’ semplici e moderne, fino alla possibilità della somministrazione in ambito domiciliare”. Laghi sottolinea inoltre che l’uso medico dei cannabinoidi è un supporto sintomatico vitale: “rappresenta uno strumento indispensabile e idoneo a garantire a molti pazienti una dignitosa qualità della vita”.
Il nodo degli atti attuativi
Il cuore del problema risiede nell’inattività dell’esecutivo regionale. Senza i necessari indirizzi procedurali, i pazienti calabresi sono impossibilitati a ottenere i farmaci tramite il sistema pubblico, a differenza di quanto accade in molte altre regioni d’Italia.
“L’articolo 5 della legge è chiarissimo – afferma Laghi – la Giunta regionale, o il Commissario ad Acta, deve emanare con proprio atto gli indirizzi procedurali e organizzativi per l’attuazione della legge. Senza questo atto, la norma resta solo sulla carta”.
Il consigliere ha dunque chiesto formalmente al Presidente della Giunta di spiegare il perché di questo ritardo. “Non possiamo permettere – conclude Laghi – che una legge pensata per alleviare la sofferenza di tanti cittadini calabresi rimanga inapplicata, costringendo i pazienti a spese non alla portata di tutti, o, ancor più grave, a ricorrere, per necessita’ di salute, all’uso di sostanze illegali. La Regione ha il dovere di rendere pienamente esigibili i diritti che essa stessa ha riconosciuto”.









