La sanità cosentina precipita nuovamente in un clima di incertezza e scontro istituzionale. Al centro delle polemiche, la recente decisione del commissario dell’Asp di Cosenza, de Salazar, di istituire un gruppo di lavoro per analizzare le criticità gestionali degli ultimi anni. Una mossa che il componente della direzione nazionale del PD, Carlo Guccione, bolla come una clamorosa ammissione di colpevolezza che sconfessa anni di narrazione ufficiale sul risanamento dei conti e la bonifica amministrativa dell’ente.
Lo scontro tra passato e presente all’Asp
Secondo Guccione, il tentativo di de Salazar di far luce sulle “fragilità” dell’Asp stride con le dichiarazioni trionfalistiche rilasciate finora dai vertici regionali. “Che senso ha istituire un gruppo di lavoro per comprendere cosa è successo in questi anni all’Asp di Cosenza, da parte di de Salazar, dopo aver sbandierato ai quattro venti che in questi ultimi tre anni si sono approvati i bilanci, con contabilità finalmente riportata alla normalità, cosi da avere una Asp bonificata e risanata?” si domanda l’esponente dem.
Il dubbio sollevato è politico: se oggi si parla di caos, che fine hanno fatto gli elogi tributati dal Presidente della Regione e da suo fratello senatore all’operato del precedente manager Antonello Graziano? “Delle due l’una”, incalza Guccione, sottolineando come questo scontro interno non prometta nulla di buono per il diritto alla salute dei calabresi.
L’emergenza 118: numeri “impietosi” e postazioni scoperte
Il segnale più allarmante del degrado amministrativo riguarda il servizio di emergenza-urgenza 118, già maglia nera in Italia per i tempi di intervento. I dati forniti da Guccione sulla recente manifestazione di interesse (datata 28/05/2025) per l’affidamento alle associazioni di volontariato delineano un quadro critico:
Postazioni previste in Calabria: 63
Postazioni assegnate: 30
Postazioni rimaste scoperte: 33 (oltre il 50%)
Nonostante la gravità della situazione, non risulterebbero azioni concrete per coprire le 33 postazioni rimaste senza ambulanze. Il servizio per quelle assegnate partirà il 1° marzo 2026, ma la parzialità della copertura mette a serio rischio la sicurezza dei cittadini, specialmente in aree già colpite da casi di malasanità come Longobucco e San Giovanni in Fiore.
Costi insostenibili e ritardi nei pagamenti
Oltre alla carenza di mezzi, vi è un pesantissimo nodo finanziario. La responsabilità ricade sull’Asp di Cosenza, delegata da Azienda Zero alla riorganizzazione del servizio. Le associazioni che operano sul territorio non avrebbero ancora ricevuto i rimborsi di dicembre 2025, gennaio e febbraio 2026. I costi della nuova convenzione sono elevatissimi:
Costo mensile per postazione: € 39.006,84 (più carburante).
Fabbisogno mensile per la sola provincia di Cosenza (19 postazioni): € 741.000.
Anticipo previsto per i primi tre mesi: € 2.223.000.
“I numeri sono impietosi”, conclude Guccione, chiedendo che si passi dalle “chiacchiere” agli atti amministrativi. “È necessario passare dalle chiacchiere agli atti amministrativi completi e cioè la copertura finanziaria del servizio del 118 che le associazioni svolgono e che servono a garantire l’urgenza emergenza. Se non si consente ai pazienti di arrivare almeno in ospedale figurarsi tutto il resto”.








