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17 Marzo 2026
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Calabria
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Carenza di medici di famiglia in Italia: la Calabria tra le regioni più critiche: a rischio la libera scelta dei pazienti

Secondo la Fondazione Gimbe mancano 5.716 medici. La nostra regione registra un deficit anche se “minore”, mentre Basilicata, Molise e Sicilia non segnalano carenze

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In Italia mancano 5.716 medici di famiglia distribuiti su 18 Regioni, evidenziando forti disomogeneità. Le situazioni più critiche si registrano nelle grandi realtà: Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394), Lazio (-358).

Al contrario, Basilicata, Molise e Sicilia risultano prive di carenze significative. Carenze più contenute si riscontrano in Puglia (-279), Marche (-161), Friuli Venezia Giulia (-156), Sardegna (-143), Liguria (-116), Provincia autonoma di Bolzano (-80), Provincia autonoma di Trento (-53), Calabria (-43), Valle d’Aosta (-15), Abruzzo e Umbria (-12). “Con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta”, commenta il presidente Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

Rapporto medico-assistito: un divario preoccupante

Secondo il rapporto ottimale della Fondazione Gimbe, un medico ogni 1.200 assistiti garantirebbe una copertura adeguata. La realtà italiana, invece, registra al 1° gennaio 2025 36.812 medici di famiglia per oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 pazienti per medico, ma con forti differenze regionali.

Le regioni più sovraccariche: Lombardia 1.533, Veneto 1.526, Pa di Bolzano 1.525, mentre al di sotto della media si collocano Calabria 1.242, Umbria 1.223, Abruzzo 1.216, Sicilia 1.177, Molise 1.154 e Basilicata 1.153.

“Non si può escludere che, anche nelle Regioni dove non emerge una carenza, possano esserci ambiti territoriali o singole aree carenti”, precisa Cartabellotta.

Calabria: una criticità da monitorare

Pur non essendo tra le regioni con i deficit più elevati, la Calabria presenta un gap di 43 medici, che rischia di incidere sulla qualità dell’assistenza e sulla possibilità di scelta dei pazienti. La situazione evidenzia l’urgenza di politiche di distribuzione più eque, soprattutto in regioni con popolazione diffusa e aree interne isolate.

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