4 Luglio 2026
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Case di comunità, Esposito: “Senza medici, infermieri e specialisti restano scatole vuote”

Il Presidente FMT: “Al Sud il ritardo è evidente. In Calabria errori di programmazione da correggere subito”

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Le Case di Comunità sono il cuore della riforma della medicina territoriale, ma per Francesco Esposito, medico di grande esperienza nonché Segretario nazionale della Federazione dei Medici Territoriali – FMT, al Sud il ritardo resta marcato e il rischio è quello di aprire strutture senza contenuti. “Se guardiamo i report di Agenas, le regioni meridionali sono quelle più in ritardo rispetto all’attivazione delle Case di comunità. Il Nord è avanti: Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto hanno già chiuso accordi regionali, ristrutturato, costruito e messo a regime le strutture”, spiega Esposito. Nel Mezzogiorno il quadro è diverso: “Le Case aperte si contano ancora sulle dita di una mano. Il vero nodo è riempirle di contenuti. Ad oggi l’unico presidio presente sono i medici di medicina generale. Servono infermieri di comunità, specialisti, personale amministrativo”.

Il modello del Decreto ministeriale 77

Le Case di comunità nascono con il DM77, la riforma della medicina territoriale. “Dovrebbero essere il primo front office per dare una risposta alla richiesta di salute dei cittadini”, dice Esposito. “Lì il cittadino deve trovare il medico di famiglia, gli infermieri, gli specialisti e gli uffici che indirizzano, prenotano e fanno da filtro tra territorio e ospedale. L’obiettivo è evitare che i Pronto soccorso si intasino per problemi che possono essere risolti sul territorio”. A regime, sottolinea, devono essere “un presidio diffuso, anche nelle aree più rurali, in grado di garantire diagnosi di primo livello e percorsi di presa in carico”.

La responsabilità ora è della politica

Esposito è uno dei due firmatari dell’Accordo nazionale. “I medici non si sottraggono: se funzionano, le Case di comunità sono un vantaggio per tutti. È nostro dovere dare l’apporto, se poi non partiranno a regime, non sarà colpa dei medici. La responsabilità sarà della politica, che non riuscirà a dotare le Case del personale e degli strumenti necessari”, afferma.

Calabria, accelerazione ma con errori da correggere

“In Calabria abbiamo dato il via libera ai medici nelle Case di comunità e si registra un’accelerazione in tutte le aziende per aprirle. Restiamo indietro sul fronte di specialisti e infermieri”, osserva, sottolineando l’esempio virtuoso di Decollatura, nel Reventino: “Abbiamo trasferito lì l’intera organizzazione. È una delle Case che parte con medici, infermieri, segretari e già con la disponibilità di qualche specialista”. Resta però un problema di programmazione: “In fase iniziale la Regione ha collocato alcune Case in luoghi poco adatti. Si rischia di ripetere l’errore degli ex articoli 20: strutture costruite come cattedrali nel deserto, poi abbandonate e vandalizzate. Qualcosa si sta cercando di correggere, ma il tema va affrontato con serietà”.

Servizi e regole: nulla cambia per i cittadini

“Le prestazioni nelle Case di comunità seguono le regole del Servizio Sanitario Nazionale. Chi ha esenzione Ticket non paga. I medici di famiglia sono gratuiti per convenzione. Per il resto valgono le stesse tariffe di oggi”, chiarisce Esposito. Il cuore della questione resta l’equipe: “Servono medici di famiglia, infermieri di comunità, psicologi, specialisti e personale amministrativo. Servono ecografi, doppler e attrezzature di base. Solo così la Casa di comunità diventa un luogo di confronto tra professionisti che prendono in carico il paziente sul territorio. Troppa gente finisce al Pronto soccorso perché non trova risposte nei tempi utili. Una rete territoriale forte, con personale e strumenti, toglie pressione agli ospedali”, conclude il Segretario nazionale di Fmt.

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