Operare il cuore con un approccio sempre meno invasivo. Interventi che, ad oggi, possono prendere in considerazione anche i pazienti a basso rischio e i più giovani. Sono le nuove frontiere della cardiologia che consentono di trattare le malattie delle valvole cardiache senza dover ricorrere alla chirurgia tradizionale, evitando così tempi lunghi di degenza, minori complicanze e migliore aspettative di vita per i pazienti. E’ quanto sostengono gli esperti della Società Italiana di Cardiologia, recependo le nuove linee guida presentate di recente dalla Società Europea di Cardiologia e dall’Associazione Europea di Chirurgia Cardiotoracica per il trattamento delle malattie valvolari.
Verso un recupero più rapido
Le nuove linee guida europee, in base alle evidenze scientifiche, evidenziano l’importanza delle procedure minimamente invasive: “Ciò permette un recupero più rapido, con una degenza di pochi giorni, in anestesia locale, con risultati uguali o migliori rispetto alla chirurgia, con una mortalità ridotta – afferma Ciro Indolfi, professore straordinario di Cardiologia all’Università di Cosenza e past-president SIC -. A beneficiare di queste nuove tecniche sarà una platea più ampia che include pazienti più giovani, a prescindere dal rischio operatorio, sia per l’impianto percutaneo di valvola aortica, che per la riparazione della valvola mitralica. Procedure ‘soft’ che diventano, così, terapia standard al posto della chirurgia tradizionale. Un approccio estensivo che riguarda anche il trattamento della valvola tricuspide, per cui fino ad oggi non c’era alternativa alla chirurgia e che ora prevede la possibilità di una correzione percutanea con l’impiego di tecniche mininvasive, nei pazienti ad alto rischio operatorio”.









