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3 Aprile 2026
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Donna morta all’Annunziata di Cosenza, aperta un’inchiesta per presunta malasanità

La Procura ipotizza l’omicidio colposo dopo il decesso di una 79enne ricoverata in Pneumologia. I familiari denunciano: “Serviva assistenza continua”

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La Procura di Cosenza ha aperto un fascicolo su un presunto caso di malasanità nel reparto di Pneumologia dell’ospedale Annunziata. Due infermieri sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo in relazione alla morte di una donna di 79 anni, C.M., originaria della Valle dell’Esaro, deceduta la sera del 26 marzo.

La paziente, affetta da broncopatia, era stata ricoverata nel pomeriggio in seguito all’insorgere di una sintomatologia influenzale. Secondo quanto riferito dai familiari, durante il ricovero la donna si sarebbe agitata spostando continuamente la mascherina e avrebbe quindi avuto bisogno di un’assistenza costante, anche nelle ore notturne. La risposta ricevuta dal personale sanitario sarebbe però stata negativa: nessuno, a loro dire, avrebbe potuto vegliare su di lei. Intorno alle 23 sarebbe poi arrivata la telefonata che comunicava il decesso.

La denuncia dei familiari e l’autopsia

Per i figli della donna, che hanno presentato denuncia in Procura dopo i funerali, il tragico epilogo avrebbe potuto essere evitato con una vigilanza più adeguata. Dopo l’apertura del fascicolo, sulla salma è stata eseguita l’autopsia, svolta il 2 aprile nel cimitero di Cosenza dai medici legali nominati dalla Procura, Silvio Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo.

Il lavoro degli inquirenti

Agli accertamenti tecnici irripetibili disposti dal pubblico ministero hanno preso parte anche i consulenti di parte Fabrizio e Guglielmo Cordasco e, per i due indagati, il consulente Giuseppe Morelli. Gli esperti avranno ora 90 giorni di tempo per depositare la loro relazione.

L’indagine, coordinata dal pm Domenico Frascino, dovrà chiarire eventuali responsabilità mediche o assistenziali nella morte della 79enne. In particolare, il lavoro degli inquirenti si concentrerà sull’analisi della cartella clinica, degli esami istologici e tossicologici, per verificare se siano state correttamente applicate le buone pratiche clinico-assistenziali e le linee guida previste dalle normative sanitarie vigenti.

L’obiettivo è accertare se il decesso sia stato determinato da imperizia o se possa essere ricondotto a condotte colpose del personale sanitario che aveva in cura la paziente.

I legali coinvolti

I familiari della donna sono assistiti dall’avvocato Giovanni Ferrari, mentre i due indagati sono difesi dall’avvocato Pasqualino Maio, entrambi del Foro di Cosenza.

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