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5 Maggio 2026
5 Maggio 2026
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Dulbecco Catanzaro, il grande polo resta sulla carta: turni, politica e discipline fantasma nella fusione incompiuta

La sanità calabrese si prepara al cambio dei vertici, ma l’Aou di Catanzaro continua a mostrare crepe profonde: integrazione fragile, reparti sotto pressione e governance ancora prigioniera degli equilibri di potere

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Nel momento in cui la sanità calabrese si avvia verso il rinnovo dei propri vertici, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro si impone come uno dei nodi più complessi e irrisolti del sistema regionale. Il Governatore Occhiuto, che ha ottenuto da Roma il via libera alla fine del commissariamento della sanità, sa bene che avere un management efficiente ed efficace nelle varie aziende sanitarie può essere l’arma in più per risanare anche il piano di rientro. Nata dalla fusione tra realtà profondamente diverse, con l’ambizione di costruire un polo integrato di assistenza, didattica e ricerca, la Dulbecco continua a mostrare tutte le difficoltà tipiche di un processo di integrazione rimasto incompiuto. Più che un sistema realmente unificato, emerge ancora una struttura che fatica a superare logiche parallele e a costruire una governance pienamente condivisa.

Sanità e politica: tra continuità e controllo

Intorno alla Dulbecco si è progressivamente sviluppato anche un forte confronto politico. Il dibattito non riguarda soltanto la qualità della gestione, ma il modello stesso di governance, la continuità amministrativa e la ridefinizione degli equilibri di controllo. In particolare, a livello locale, la discussione ha assunto toni espliciti, con richieste di continuità nella guida aziendale da una parte e spinte verso un cambio di assetto dall’altra. Questo clima, recentemente esploso anche relativamente alla sede fisica dove sorgerà il nuovo ospedale cittadino, rischia di trasformare un tema tecnico e cioè l’organizzazione di un’azienda sanitaria complessa, in un terreno di scontro politico, con possibili ripercussioni sulla stabilità decisionale e sulla capacità di programmazione.

Legalità e credibilità: il divario tra dichiarazioni e realtà

Le recenti vicende giudiziarie hanno ulteriormente accentuato la pressione sull’azienda. A fronte di dichiarazioni improntate al massimo rigore e alla “tolleranza zero”, resta un elemento che non può essere trascurato e cioè allo stato attuale non risultano avviati procedimenti disciplinari formali, nonostante le interpellanze della stessa Procura. Un dato che evidenzia una distanza tra piano dichiarativo e piano operativo, con il rischio di indebolire la percezione di affidabilità dell’istituzione, soprattutto in un contesto già fragile.

Didattica e assistenza: un equilibrio ancora da costruire

Uno dei nodi centrali riguarda il ruolo del personale universitario. L’aumento dell’impegno assistenziale a 24 ore settimanali ha avuto un impatto diretto sull’organizzazione dei reparti, ma non è stato accompagnato da una revisione complessiva delle altre funzioni accademiche. È un punto cruciale, in quanto la didattica e la ricerca costituiscono la funzione primaria del docente mentre l’attività assistenziale deve integrarsi, non sostituirsi. In assenza di una pianificazione coerente, si genera uno squilibrio strutturale che rende difficile garantire la continuità assistenziale senza compromettere le attività formative e di ricerca con conseguenze tangibili come le chiusure delle Scuole di Specializzazione di area medica.

Turnazioni: uniformità apparente, disparità reale

Le criticità organizzative emergono con evidenza anche nella gestione dei turni di guardia. Il sistema attualmente adottato, che distribuisce in modo uniforme i carichi tra le unità operative, non tiene conto della reale dotazione di personale e delle eventuali indisponibilità o esoneri. Questo determina una situazione dove reparti con pochi medici sostengono carichi analoghi a quelli più strutturati con conseguente aumento della pressione su pochi professionisti e una riduzione dell’efficienza complessiva del sistema. Non si tratta di un limite inevitabile, ma di una scelta organizzativa che richiederebbe una revisione basata su criteri di proporzionalità e sostenibilità.

Una fusione ancora incompiuta

Molte delle criticità attuali trovano origine nella mancata piena integrazione tra le due anime dell’azienda. Infatti, nonostante i proclami e le note stampa persistono modelli gestionali differenti, sovrapposizioni di funzioni e difficoltà di coordinamento. Il risultato è un’azienda formalmente unica ma operativamente ancora frammentata, incapace di esprimere appieno il potenziale per cui era stata progettata.

Una sfida ancora aperta

Le difficoltà dell’AOU Dulbecco non rappresentano episodi isolati, ma il riflesso di una questione più ampia. La complessità di costruire un vero sistema integrato tra università e ospedale in un contesto già segnato da criticità strutturali. Per superare questa fase serve un cambio di passo chiaro, fondato su tre direttrici e cioè riorganizzazione reale del lavoro, superamento delle disparità tra personale, un management aperto al dialogo ed al confronto e non chiuso nel presidio di Via Vinicio Cortese, dove pochi anzi pochissimi e ben noti professionisti hanno accesso per portare le proprie istanze. In assenza di questi elementi, il rischio è evidente: la Dulbecco resterà un altro progetto incompiuto, sospeso tra ambizione e realtà, con conseguenze dirette sulla qualità dell’assistenza e sulla credibilità dell’intero sistema sanitario calabrese.

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