La notizia del nuovo Pronto Soccorso a Germaneto, previsto come struttura “leggera” per pazienti non urgenti, ha suscitato preoccupazione tra le forze politiche e sanitarie. L’investimento, originariamente di 23 milioni di euro, sarebbe stato ridotto a 6 milioni, limitando le funzioni assistenziali del presidio.
Secondo quanto previsto dal Protocollo d’intesa tra l’Università Magna Graecia di Catanzaro e la Regione Calabria, l’attivazione del secondo Pronto Soccorso doveva rappresentare un rafforzamento del sistema di emergenza-urgenza e supportare la Facoltà di Medicina con una nuova Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza.
Contraddizione con il Protocollo
Francesco Citriniti, della segreteria del Circolo Giuditta Levato di Sinistra Italiana Catanzaro, sottolinea: “Le scelte regionali appaiono in palese contraddizione con quanto stipulato nel Protocollo d’Intesa. La struttura ridotta tradisce l’intento di potenziare l’emergenza-urgenza e creare nuove opportunità per la Facoltà di Medicina.”
Il Protocollo prevedeva, all’art. 15, l’attivazione di nuove attività assistenziali presso il presidio Mater Domini e l’impegno dell’Università a richiedere l’accreditamento della Scuola di Specializzazione, decisioni ora messe in discussione dal ridimensionamento.
Un’emergenza sanitaria da affrontare
La situazione del Pronto Soccorso del Pugliese è nota: lunghe file, corridoi pieni di barelle e pazienti provenienti da tutta la Calabria. Il secondo Pronto Soccorso avrebbe dovuto offrire respiro al sistema sanitario locale e garantire cure più rapide.
Citriniti afferma: “Il potenziamento e l’ampliamento delle attività di emergenza-urgenza è non più procrastinabile. I cittadini catanzaresi e calabresi meritano servizi sanitari qualificati senza dover affrontare i cosiddetti ‘viaggi della speranza’.”
Attività assistenziali e innovazione a rischio
Il Protocollo prevede anche l’implementazione di robotica, medicina digitale e telemedicina, nonché il potenziamento delle attività diagnostico-interventistiche endovascolari e oncologiche, incluse terapie innovative come nanotecnologie e CarT.
Sinistra Italiana chiede che tutte le attività previste vengano concretamente realizzate, senza tagli o rimodulazioni che compromettano la qualità dei servizi sanitari.









