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26 Febbraio 2026
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I medici cubani e l’ombra lunga della geopolitica americana: quando la cura diventa un caso diplomatico

Tra i sindacati che dicono no ai camici dell’Avana e le pressioni internazionali, la Calabria diventa il fronte di uno scontro sanitario e geopolitico sulla pelle dei pazienti. Dura nota dell'associazione Italia-Cuba

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C’è una Calabria stanca, prima ancora che povera. Una regione con 1,8 milioni di cittadini e ospedali che sembrano strutture di frontiera, dove il personale è ridotto all’osso e il silenzio dei reparti dice più di mille relazioni ministeriali. I concorsi vanno deserti, i turni diventano inumani, i pronto soccorso implodono. E le liste d’attesa si trasformano in una condanna: partire o rinunciare a curarsi. È il terreno su cui prosperano i viaggi della speranza, che dissanguano le famiglie e le casse pubbliche. Un sistema sanitario che, da emergenza, è diventato strutturalmente fragile, mentre migliaia di giovani medici italiani guardano all’estero come unica via di salvezza professionale.

La scelta che rompe il tabù

In questo deserto di camici bianchi arriva la mossa che rompe lo schema. Da commissario alla sanità, Roberto Occhiuto sceglie una strada politicamente scorretta ma amministrativamente efficace: cercare medici fuori dai canali tradizionali, lontano dall’Europa e dalle sue procedure elefantiache. L’approdo è Cuba, Paese con una lunga tradizione di cooperazione sanitaria internazionale.

I medici cubani arrivano negli ospedali calabresi come forze di emergenza, tappando falle che nessun bando era riuscito a coprire. Non una riforma strutturale, ma una trasfusione urgente per tenere in vita reparti al collasso. Funziona? Nei fatti sì. Le corsie respirano, i turni diventano sostenibili, i territori più marginali tornano ad avere una presenza medica stabile. Ma la sanità, in Calabria, non è mai solo sanità.

I sindacati e la linea del diritto

La reazione degli Ordini professionali e dei sindacati non tarda. L’Anaao Assomed alza il muro, contestando metodo e prospettiva. Il segretario regionale Luigi Ziccarelli parla chiaro: il problema non è ideologico, ma normativo. Le parole chiave sono standard europei, verifica dei titoli, conoscenza della lingua, obbligo formativo. E soprattutto una denuncia che va oltre Cuba: senza assunzioni stabili, stipendi dignitosi e condizioni di lavoro accettabili, l’Italia rischia un paradosso clamoroso. Formare medici pubblici per regalarli alla sanità privata o ai sistemi sanitari del Nord Europa. Dal 2028, avverte Anaao, potremmo trovarci con 60 mila medici in surplus. Un esercito senza trincea.

Quando entra in scena la geopolitica

Poi accade qualcosa che sposta il piano del confronto. La vicenda esce dai confini regionali e diventa caso diplomatico internazionale. Non parla più solo di sanità, ma di potere, alleanze, sfere d’influenza. Secondo l’Associazione Italia-Cuba – Circolo Sierra Maestra, quanto sta accadendo rappresenta una “forma di ingerenza mai vista prima”, al punto da essere definita senza mezzi termini “vergognosa”. N

el comunicato l’associazione sottolinea come “neanche l’Ambasciatore degli USA in Italia, ma addirittura l’Incaricato d’Affari degli Stati Uniti a Cuba” abbia incontrato il presidente della Regione Calabria per fare pressioni affinché “metta fine alla missione dei medici cubani”. Una scelta che, per il Circolo, colpisce direttamente una popolazione “vittima di una sanità pubblica stremata dalla sistematica spoliazione di risorse in favore di quella privata”, e che invece dovrebbe essere “grata ai medici cubani, pronti a intervenire in favore del popolo calabrese”.

L’associazione rivendica il valore della “solidarietà internazionalista che caratterizza il popolo cubano”, contrapponendola a un modello occidentale che “esporta guerra e distruzione”, e annuncia la prosecuzione della mobilitazione “contro il criminale bloqueo imposto dagli USA” e per un “sostegno incondizionato a Cuba, che resiste a un attacco costante”

La Calabria come laboratorio del collasso

Il paradosso è tutto qui. Mentre Washington guarda a Cuba come a un problema geopolitico, la Calabria guarda ai medici cubani come a una risorsa concreta, fatta di turni coperti, ambulatori aperti, pronto soccorso meno affollati.

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