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1 Aprile 2026
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Calabria
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Indennità di pronto soccorso ancora ferme in Calabria:  scatta la diffida del Nursing Up alla Regione

Atto formale ai vertici della sanità: “Pagamenti entro cinque giorni o azioni legali”

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Un atto di diffida e messa in mora è stato notificato dall’ufficio legale del Nursing Up ai principali vertici della sanità calabrese. Il documento è indirizzato al commissario ad acta Roberto Occhiuto, al dirigente generale del dipartimento Salute Ernesto Esposito, al direttore generale di Azienda Zero Gandolfo Miserendino e ai responsabili delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione.

L’obiettivo è chiaro: sollecitare il pagamento delle indennità di pronto soccorso destinate agli operatori impegnati nei servizi di emergenza.

Accordi firmati, fondi stanziati ma somme non erogate

Al centro della contestazione c’è il mancato versamento degli emolumenti previsti da un accordo sottoscritto nel febbraio 2024 tra istituzioni e organizzazioni sindacali.

Secondo quanto ricostruito dal sindacato, le risorse – stanziate dal Governo per compensare il lavoro svolto in condizioni di particolare stress e pressione nei pronto soccorso – sarebbero state regolarmente ripartite, ma mai effettivamente liquidate ai destinatari.

“Nulla è stato riconosciuto”: il contenuto della diffida

Nel documento firmato dal legale del sindacato si legge che: “Nonostante il piano di riparto regionale tra parte pubblica e sindacati del 14 febbraio 2024, recepito con dca 55 del 21 marzo 2025, nonché i due solleciti urgenti inviati a mezzo pec nulla è stato ad oggi riconosciuto ed erogato agli stessi a titolo di indennità di pronto soccorso”.

Il testo ricostruisce anche i precedenti tentativi di interlocuzione, con due solleciti inviati il 17 ottobre e il 27 novembre 2025, rimasti senza esito.

Ultimatum e possibile contenzioso

La diffida contiene un preciso ultimatum: “Si chiede di voler provvedere all’immediato pagamento entro e non oltre cinque giorni dal ricevimento della presente”.

Il sindacato avverte inoltre che, trascorsi ulteriori trenta giorni senza riscontro, procederà con “azioni giudiziarie, sia in sede civile che penale” per la tutela dei diritti degli iscritti.

Una vertenza che riapre il nodo del lavoro in emergenza

La vicenda riporta al centro il tema delle condizioni lavorative nei reparti di pronto soccorso, già segnati da carenze di personale e carichi elevati.

Al momento non risultano repliche ufficiali da parte delle istituzioni destinatarie dell’atto.

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