Infrastrutture di supercalcolo, intelligenza artificiale, sanità digitale e la realizzazione di un ospedale virtuale: la Calabria accelera sulla transizione tecnologica stringendo un’alleanza strategica tra istituzioni e mondo accademico. Oggi, presso la Cittadella regionale di Catanzaro, è stato ufficialmente siglato il protocollo d’intesa tra la Regione Calabria, il Dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Università della Calabria. L’accordo porta le firme del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, e, con sottoscrizione digitale, del rettore dell’Unical, Gianluigi Greco. L’iniziativa punta a integrare il calcolo ad alte prestazioni (Hpc), il quantum computing e l’intelligenza artificiale per modernizzare la pubblica amministrazione, supportare la ricerca scientifica e potenziare il tessuto industriale del territorio.
Ospedali virtuali, satelliti e data center: i pilastri dell’intesa
Il piano operativo si articola su più assi di intervento prioritari. Sul versante della salute pubblica, l’accordo fissa l’adozione dell’intelligenza artificiale per la sperimentazione avanzata del Fascicolo sanitario elettronico e per la creazione di un ospedale virtuale, facendo leva su piattaforme per il telemonitoraggio e l’assistenza dei pazienti da remoto. Per superare i limiti infrastrutturali delle aree interne e a minore copertura, la strategia prevede la sperimentazione di connessioni satellitari ad alta velocità a supporto della continuità dei servizi e della resilienza della rete. Infine, l’intesa getta le basi per la trasformazione della regione in un hub strategico dei dati: verrà avviata una mappatura tecnica, ambientale ed energetica del territorio per valutare l’attrazione e la realizzazione di data center di nuova generazione al servizio delle tecnologie quantistiche.
La contromossa dell’opposizione: “Digitale utile, ma servono i medici”
Le prospettive tracciate a Catanzaro e gli interventi del sottosegretario Butti a Med Salute 2026 hanno tuttavia riacceso il dibattito sulle criticità strutturali del Servizio sanitario regionale. A stretto giro è giunta la presa di posizione del PD Calabria, che ha messo in guardia dai rischi di considerare la tecnologia una soluzione autosufficiente di fronte alla carenza di personale sanitario.
“La telemedicina, il telemonitoraggio, il Fascicolo sanitario elettronico e le nuove tecnologie possono migliorare l’assistenza e aiutare il Servizio sanitario regionale. Sostenere, però, che il digitale possa alleggerire gli ospedali calabresi senza affrontare la carenza di personale, le difficoltà organizzative e la debolezza dei servizi ospedalieri e territoriali vuol dire ingannare l’opinione pubblica”, lo afferma, in una nota, il Pd Calabria.
“Le tecnologie – prosegue la nota dei dem calabresi – sono utili e vanno utilizzate. Ma devono esserci i medici, gli specialisti, gli infermieri e i servizi organizzati. In Calabria, soprattutto nelle aree montane e interne, il problema è anzitutto la possibilità reale di ricevere le cure. Ci sono diversi territori che scontano carenze di unità operative, specialistica, prevenzione e assistenza territoriale. La distanza dai grandi centri ospedalieri rende queste difficoltà ancora più gravi. È su questa realtà che bisogna costruire la programmazione sanitaria regionale, partendo dalle caratteristiche e dalle criticità dei singoli territori”.
I dati Lea e la proposta di legge per le aree interne
A supporto del proprio affondo, il Partito Democratico richiama le rilevazioni della Fondazione Gimbe basate sui dati 2024 del Nuovo sistema di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Pur registrando un avanzamento nel punteggio complessivo, salito a 189 punti su 300, la Calabria risulta ultima in Italia per l’assistenza distrettuale, oltre a posizionarsi al 17° posto nella prevenzione e al 16° nell’assistenza ospedaliera. “Questi dati – obietta il Pd Calabria – mostrano che il problema calabrese è strutturale. Proprio l’insufficienza dell’assistenza distrettuale dovrebbe indurre la Regione a evitare facili rappresentazioni della tecnologia come risposta alle debolezze del sistema”.
Per superare l’impasse, i rappresentanti dem richiamano il disegno di legge presentato al Senato dal segretario regionale Nicola Irto per tutelare la salute nelle zone montane. “Quella proposta – spiegano i dem calabresi – indica una strada concreta: programmazione regionale fondata sui bisogni dei territori, garanzie sull’accesso alle prestazioni, rafforzamento dei servizi e risorse dedicate. Peraltro, il ddl istituisce un Fondo nazionale per la sanità delle zone montane e delle zone a elevato disagio territoriale da 2,4 miliardi di euro annui a partire dal 2027, aggiuntivi rispetto al fabbisogno sanitario nazionale standard e vincolati agli interventi previsti dalla legge”.
“È questa la risposta che serve anche alla Calabria. Occorre riorganizzare – insiste il Pd Calabria – la rete ospedaliera e territoriale, rafforzare gli ospedali delle aree montane e disagiate, garantire personale, specialistica, diagnostica, prevenzione e continuità delle cure. La Regione – conclude il partito – deve fare la propria parte”.













