Sanità pubblica vibonese allo sfascio. Per risollevarla sono scesi in campo anche gli studenti delle scuole superiori della città di Vibo Valentia, i quali al grido “Io difendo il Sistema sanitario pubblico” hanno marciato silenziosamente a migliaia dall’ospedale “G. Jazzolino” fino alla Prefettura, dove una piccola delegazione è stata ricevuta dal prefetto Aurora Colosimo.
I presenti: sindaci, politici, sindacati e Terzo Settore
Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Conferenza dei sindaci Salvatore Fortunato Giordano, il sindaco di Vibo Valentia Enzo Romeo, gli ex consiglieri regionali Raffaele Mammoliti e Antonio Lo Schiavo, sindacalisti e volontari del Terzo Settore. Questa giornata di protesta pubblica è stata simbolicamente un attacco ad un “modus” di fare sanità inefficiente e inefficace che ormai ha fatto il suo tempo sul territorio calabrese.
La voce degli studenti: “Vogliamo una sanità che funzioni”
“Vogliamo una sanità – ha affermato Francesca, rappresentante degli studenti del Liceo classico M. Morelli – che funzioni e che si adegui a quelli che sono gli standard europei.” Ancora una volta campo di battaglia di questa ennesima manifestazione di piazza lo spiazzo antistante l’ospedale “G. Jazzolino” di Vibo Valentia.
Un “urlo” collettivo contro politica e management sanitario
L’appuntamento che si sono dati gli studenti è diventato una sorta di “urlo” collettivo contro quelle forze politiche e manageriali che stanno affossando la Sanità pubblica calabrese. Protagonisti assoluti di questa “marcia silenziosa”, organizzata dall’associazione “Ali di Vibonesita”, dagli studenti, dalle forze sindacali e dal mondo dell’associazionismo, i giovani che non vogliono fare da semplici spettatori di fronte ad un servizio sanitario pubblico in agonia, che rischia di scomparire lentamente dalla mappa dei servizi alla comunità.
Sanità vibonese sotto assedio: la battaglia continua
La sanità vibonese ormai è sotto assedio. La battaglia continua senza sosta. Agli studenti idealmente si sono uniti i comitati Costa degli Dei, San Bruno e Osservatorio Civico Città Attiva, che parlano di una situazione “ormai insostenibile”. Ospedali depauperati, presìdi chiusi, fondi insufficienti e diseguaglianze mettono a rischio il diritto alla salute dei cittadini.
Le richieste: stop ai tagli e rispetto dei Lea
Ormai da mesi i sit-in di protesta davanti all’Ospedale “G. Jazzolino” hanno messo sul tavolo richieste nette: stop ai tagli, reintegro delle risorse per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), fine dei conflitti di interesse tra sanità privata e amministrazioni pubbliche. E soprattutto la contestazione del Piano di rientro, definito “illegittimo” per gli squilibri strutturali che penalizzano la Calabria.
Nel mirino il sistema sanitario provinciale
Nel mirino c’è il Sistema sanitario provinciale. Studenti, sindacati e comitati chiedono uno stanziamento pro-capite in linea con la media regionale e misure di riequilibrio per un accesso equo alle cure. Denunciano il depauperamento dello Jazzolino e la quasi chiusura dei presìdi di Tropea e Serra San Bruno. Rivendicazioni ribadite nelle assemblee con i sindacati e nelle iniziative davanti alla Prefettura.
Fondi Covid insufficienti e cure lontane dai territori
Il recente decreto commissariale che ripartisce i fondi Covid residui assegna a Vibo fondi insufficienti. Per i cittadini vibonesi non bastano. Da un lato, sostengono, l’attenzione arriva solo dopo le mobilitazioni di sindaci e associazioni. Dall’altro, le risorse sarebbero destinate soprattutto a liste d’attesa e a progetti non meglio definiti, senza incidere sul potenziamento strutturale di ospedale e territorio. Criticità anche sulla prossimità delle cure: aree come Vibo Marina, Mesima, Poro e Serre restano scoperte; servono Aft funzionanti e Case di Comunità realmente operative.
La migrazione sanitaria e il costo per l’Asp
Altro fronte caldo è la migrazione interna dei pazienti. “L’Asp di Vibo Valentia – hanno affermato nel recente passato i comitati – paga 40 milioni l’anno alle altre Asp per le cure erogate fuori provincia. Per questo i 7,5 milioni (di fatto) non risolvono: mancano oltre 30 milioni per garantire assistenza di base su tutto il territorio”.
Denunce e esposti: ora si passa alle vie legali
Stamane la protesta è stata più dura del solito. Ormai il dado è tratto. Infatti, dopo i sit-in di protesta dei mesi scorsi, i comitati sono decisi ad andare avanti con il deposito di denunce al Comando provinciale dei Carabinieri per interruzione di pubblico servizio. Nel mirino continueranno ad essere l’attività operatoria di urologia e proctologia dell’ospedale di Tropea, “fermata – denunciano – dalla grave carenza di anestesisti, riconducibile a condotte omissive”.
Gli esposti saranno indirizzati anche alla Corte dei Conti. La situazione – avevano avvertito – genera esborsi ingenti per l’Asp, costretta a convenzioni a 100 euro l’ora. “Ci saranno ancora tante altre denunce per accertare responsabilità sulla mancata erogazione dei Lea e sulla violazione del diritto alla salute”.
La partita è aperta: “La sanità non è un favore, ma un diritto”
Alla “marcia” di questa mattina hanno partecipato associazioni impegnate per una sanità pubblica dignitosa. La partita è aperta: tra decreti, fondi tampone e repliche istituzionali, gli studenti e i comitati promettono di non arretrare. Perché, dicono, la sanità non è un favore ma un diritto.








