1 Ottobre 2026
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Medici cubani in Calabria, conto della società congelato: stop ai trasferimenti verso L’Avana e spunta l’ipotesi dei contanti

Un problema bancario legato agli effetti delle sanzioni statunitensi contro Cuba rischia di complicare il sistema economico che accompagna la missione dei sanitari nella regione

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Un problema finanziario internazionale rischia di aggiungere un nuovo capitolo alla lunga vicenda dei medici cubani arrivati in Calabria per tamponare la carenza di personale negli ospedali. Al centro questa volta non ci sono contratti, turni o reclutamenti, ma il circuito attraverso il quale viene trasferita a Cuba una parte delle somme percepite dai sanitari. Secondo quanto riferito dalla testata Diario de Cuba, sarebbe stato congelato il conto corrente italiano della Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos S.A. (CSMC), la società statale cubana che gestisce le missioni sanitarie all’estero e i relativi rapporti economici. Il conto sarebbe acceso presso BPER e il blocco sarebbe collegato agli effetti delle sanzioni statunitensi contro Cuba.

Come vengono pagati i medici cubani

Il problema riguarda un meccanismo finanziario particolare. La Regione Calabria versa direttamente gli stipendi sui conti dei singoli medici, che prestano servizio nelle aziende sanitarie e ospedaliere regionali. Successivamente una parte delle somme viene destinata alla società cubana incaricata di gestire la missione.

Secondo la ricostruzione riportata, ai professionisti resterebbe una quota fino a circa 1.200 euro sulla retribuzione base lorda di 4.700 euro, alla quale si aggiungerebbe una percentuale delle somme derivanti dalle prestazioni straordinarie. La parte restante viene invece trasferita alla CSMC secondo il modello stabilito dagli accordi. Ed è proprio questo secondo passaggio adesso ad essere diventato problematico.

Il conto congelato e i soldi che non possono partire

Il blocco del conto impedirebbe infatti alla società cubana di movimentare regolarmente le somme raccolte in Italia. Il problema, secondo la fonte citata, sarebbe emerso già nel mese di luglio e avrebbe progressivamente reso più difficile il trasferimento del denaro verso Cuba. Non risulterebbe invece in discussione, allo stato, il pagamento effettuato dalla Regione direttamente ai medici. L’intoppo riguarderebbe piuttosto la successiva movimentazione delle quote destinate alla struttura governativa cubana. Una distinzione importante, perché il problema non investirebbe direttamente la continuità degli stipendi erogati ai professionisti, ma il funzionamento del sistema finanziario costruito attorno alla missione.

L’ipotesi dei soldi portati fisicamente a Cuba

A rendere la vicenda ancora più delicata è una delle soluzioni che, sempre secondo la ricostruzione pubblicata dalla stampa cubana indipendente, sarebbe stata presa in considerazione: trasportare materialmente il denaro a Cuba attraverso gli stessi medici in occasione del rientro in patria per ferie o periodi di riposo. Un’ipotesi che aprirebbe inevitabilmente diversi interrogativi. Con centinaia di sanitari coinvolti, il trasferimento fisico delle somme potrebbe riguardare complessivamente importi molto rilevanti e imporrebbe di fare i conti con le norme sulla circolazione del contante, la tracciabilità e le dichiarazioni doganali. Non è chiaro, al momento, se questa soluzione sia stata effettivamente adottata o rimanga soltanto una delle possibilità valutate per superare temporaneamente il blocco bancario.

L’effetto delle sanzioni Usa arriva fino alla Calabria

La vicenda mostra quanto un dossier apparentemente lontano dagli equilibri della sanità regionale possa produrre conseguenze anche in Calabria. Le restrizioni economiche e finanziarie statunitensi nei confronti di Cuba possono infatti avere effetti indiretti sugli istituti bancari europei chiamati a gestire operazioni riconducibili a soggetti controllati dallo Stato cubano. Per gli intermediari finanziari il tema è particolarmente sensibile, perché l’esposizione al sistema bancario internazionale e al dollaro può rendere molto rischiosa qualsiasi operazione che venga ritenuta incompatibile con il regime sanzionatorio americano. Il risultato è un corto circuito singolare: medici impiegati negli ospedali calabresi, stipendi pagati in Italia, ma una parte dei flussi finanziari che rischia di fermarsi prima di raggiungere Cuba.

Una missione diventata centrale per gli ospedali calabresi

La questione assume un peso ancora maggiore considerando il ruolo ormai assunto dai medici cubani nel sistema sanitario regionale. In numerosi ospedali la loro presenza ha consentito di coprire turni, mantenere in funzione reparti e attenuare almeno in parte una carenza di personale che da anni rappresenta uno dei principali problemi della sanità calabrese. Il nodo, quindi, non è soltanto finanziario. Se il problema dovesse trascinarsi, sarà necessario capire come verrà garantita la regolarità dei rapporti economici con la parte cubana e se il blocco possa avere conseguenze sull’organizzazione della missione. Per il momento resta un sistema inceppato a metà: la Calabria continua a pagare i medici, i medici continuano a lavorare negli ospedali, ma una parte dei soldi destinati a Cuba rischia di non poter più seguire il percorso previsto dagli accordi.

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