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4 Marzo 2026
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Migrazione sanitaria oncologica, Di Maio: “Spesso non migliora davvero la qualità delle cure”

La Calabria tra le regioni più colpite. “Molti di questi ‘viaggi della speranza’ dovrebbero essere scoraggiati”, spiega il presidente nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom)

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Giovani, istruiti e provenienti dal Centro e dal Sud Italia: è questo l’identikit dei pazienti oncologici che scelgono di spostarsi in un’altra regione per curarsi. Secondo il rapporto Crea Sanità 2018, l’8,5% delle persone con tumore si rivolge a strutture fuori dalla propria regione.

“Molti di questi ‘viaggi della speranza’ dovrebbero essere scoraggiati”, spiega all’Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). “La migrazione sanitaria non sempre migliora la qualità delle cure. In molti casi deriva più dal pregiudizio che altrove si venga trattati meglio. Durante i due anni in cui ho lavorato in Calabria ho visto persone spostarsi anche quando avrebbero potuto ricevere lo stesso trattamento vicino casa”.

Motivazioni reali degli spostamenti

Di Maio sottolinea che una parte degli spostamenti è dovuta a carenze oggettive nei servizi locali. “In alcune regioni mancano strutture capaci di garantire un percorso oncologico completo. È fondamentale denunciare queste disuguaglianze e fare in modo che ogni paziente possa curarsi dove vive. Esiste un gruppo di persone che si sposta per accedere a cure migliori, ma rappresenta una minoranza del totale”.

Impatto economico e sociale

Non va dimenticato l’impatto economico della migrazione sanitaria. “I lunghi spostamenti del paziente e dei familiari possono comportare tossicità finanziaria, come mostrano studi Aiom e Favo. Alcuni centri stanno valutando ricerche specifiche sui costi sostenuti da chi si cura lontano da casa”, aggiunge Di Maio.

Mobilità per studi clinici

Un’altra forma di spostamento riguarda la partecipazione a studi clinici e protocolli sperimentali. “In questi casi la migrazione non solo è giustificata, ma spesso auspicabile, perché offre opportunità terapeutiche aggiuntive. Sarebbe ideale, però, che i centri di ricerca fossero distribuiti in modo più uniforme sul territorio nazionale, per evitare spostamenti troppo lunghi”.

Regioni più penalizzate e attrattive

Il rapporto Crea Sanità evidenzia in particolare gli spostamenti evitabili, che gravano sui bilanci regionali. Le regioni più penalizzate risultano Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Lazio, mentre quelle più attrattive sono Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio.

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