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6 Marzo 2026
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Calabria
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Ospedale di Vibo, l’emergenza è routine: tac in tilt, risonanza ferma, pazienti sotto la pioggia per un esame

La situazione dello Jazzolino fotografa una realtà più ampia: la difficoltà di programmare, prevenire e intervenire prima che il guasto diventi emergenza

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All’ospedale Ospedale Jazzolino di Vibo Valentia l’eccezione è diventata regola. La Tac principale è di nuovo fuori uso – terzo stop in meno di un anno – mentre la risonanza magnetica risulta inutilizzabile da settimane. Un doppio guasto che sta mettendo a dura prova pazienti e operatori sanitari, costretti a soluzioni di fortuna pur di garantire un servizio diagnostico essenziale.

Barella sotto la pioggia: il percorso a ostacoli verso la seconda Tac

Quando la Tac centrale si ferma, l’unica alternativa resta quella installata in una struttura separata, all’interno del perimetro ospedaliero ma raggiungibile solo dall’esterno. Un tragitto che, sulla carta, sembra breve. Nella realtà, si traduce in un vero e proprio trasferimento su strada, con barelle spinte a mano, attese agli ascensori, discese ai piani inferiori e attraversamento di un tratto asfaltato in condizioni precarie.

Se piove, l’unico riparo sono gli ombrelli. Se il paziente è fragile o in condizioni critiche, il rischio aumenta. In passato, per situazioni simili, venivano impiegati i mezzi del 118 per il trasferimento. Oggi, invece, l’attivazione del servizio appare legata a procedure complesse e poco chiare, con il risultato che spesso il trasporto avviene senza supporti aggiuntivi.

Il disagio non è solo logistico. È fisico, emotivo, organizzativo. Per il malato, sottoposto a stress evitabile. Per il personale, che deve garantire sicurezza in condizioni non ottimali.

Codici rossi e tempo che scorre: il nodo delle urgenze

Il problema diventa ancora più delicato nei casi urgenti. Per i codici minori si occupano gli operatori socio-sanitari; nelle situazioni più gravi intervengono infermieri e medici. Ma ogni trasferimento esterno comporta minuti preziosi che scorrono.

In medicina d’urgenza, il fattore tempo è determinante. Allungare i percorsi, moltiplicare i passaggi e dipendere da una sola apparecchiatura funzionante significa esporsi a un margine di rischio che non dovrebbe esistere in un presidio ospedaliero provinciale.

Risonanza magnetica ferma da oltre un mese

Alla Tac si aggiunge un’altra criticità: la risonanza magnetica bloccata da più di un mese. I pazienti che necessitano dell’esame devono attendere o rivolgersi a strutture private, con costi aggiuntivi e tempi non sempre compatibili con le esigenze cliniche.

Il risultato è un sistema che si regge su equilibri fragili. Ogni guasto genera un effetto domino: rinvii, trasferimenti, liste d’attesa che si allungano. E una percezione crescente di precarietà.

Carenza di personale: reparti a mezzo regime

Il quadro si complica ulteriormente con la mancanza di medici, infermieri e OSS. Le ricerche di personale sono in corso, ma le coperture restano parziali. Reparti e servizi funzionano a regime ridotto, con turni pesanti e un carico di lavoro che incide sulla tenuta complessiva della struttura.

Senza strumenti pienamente operativi, anche l’arrivo di nuove unità rischia di non essere sufficiente. Perché una sanità efficace si fonda su due pilastri: risorse umane e tecnologia funzionante. Se uno dei due vacilla, l’intero sistema entra in affanno.

Tempi incerti e fiducia in calo

A preoccupare cittadini e operatori è soprattutto l’assenza di una tempistica chiara per il ripristino della Tac principale. L’incertezza alimenta tensione e sfiducia. Ogni giorno di fermo macchina si traduce in decine di trasferimenti esterni e in un’organizzazione che procede in modalità emergenziale.

I cittadini non chiedono privilegi, ma servizi essenziali garantiti con continuità. La diagnostica per immagini non è un optional: è il presupposto per cure tempestive e appropriate.

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