Pazienti oncologici costretti a sottoporsi a un esame diagnostico delicato e fondamentale come la Pet all’interno di un’unità mobile, senza nemmeno la disponibilità di servizi igienici. È la denuncia lanciata dall’associazione La Tazzina della Legalità, che parla di una situazione “inaccettabile” e lesiva della dignità delle persone più fragili.
Secondo quanto riferito dall’associazione, l’esame verrebbe effettuato con cadenza mensile in un tir attrezzato proveniente da fuori regione, collocato nell’area antistante l’ospedale Ciaccio di Catanzaro. Al centro della protesta non c’è soltanto la natura provvisoria del servizio, ma soprattutto l’assenza di condizioni minime di accoglienza e assistenza per pazienti già duramente provati dalla malattia.
“Niente bagni per chi affronta un percorso oncologico”
La parte più dura della denuncia riguarda proprio l’assenza di servizi essenziali. “Non sono presenti nemmeno i servizi igienici”, sottolinea l’associazione, evidenziando come questa condizione finisca per aggravare ulteriormente il disagio di chi è costretto a sottoporsi a un esame spesso inserito in percorsi clinici complessi e fisicamente pesanti.
Nel mirino finisce una gestione considerata emergenziale e non più tollerabile nel 2026, soprattutto in un settore delicato come quello della diagnostica oncologica. L’associazione parla apertamente di una situazione che “mortifica la dignità umana” dei pazienti e che non può essere trattata come una normale criticità organizzativa.
La Pet resta un esame cruciale per la diagnosi e il monitoraggio
La Pet è uno degli strumenti più importanti in ambito oncologico, perché consente di individuare, monitorare e valutare l’evoluzione di numerose patologie tumorali. Proprio per questo, la qualità del contesto in cui viene eseguita non è un elemento secondario, ma parte integrante del percorso di cura.
Nelle scorse settimane, l’Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco aveva comunicato l’avvio delle prime sedute di Pet Psma per il tumore della prostata, spiegando che l’attività era partita in una fase iniziale di test organizzativo e che sarebbe poi entrata a pieno regime, con prenotazione tramite Cup. Nella stessa comunicazione si annunciava anche l’acquisto di una nuova Pet-Tc digitale da collocare a Germaneto, indicata come primo sistema fisso di questo tipo in Calabria.
L’accusa: “La Calabria non può vivere di soluzioni tampone”
La denuncia punta il dito contro una sanità che, secondo l’associazione, continua a fare affidamento su soluzioni temporanee anche per prestazioni fondamentali. Il riferimento è proprio all’utilizzo di un mezzo mobile per un esame diagnostico di alta complessità, che secondo i segnalanti dovrebbe invece essere garantito in modo stabile, continuo e in ambienti pienamente adeguati.
Per La Tazzina della Legalità, il problema non riguarda solo l’organizzazione sanitaria, ma anche il rispetto dovuto ai cittadini più vulnerabili. “È inaccettabile che, nel 2026, un territorio debba dipendere da soluzioni emergenziali per un esame diagnostico fondamentale come la PET”, si legge nella nota diffusa dall’associazione.
La richiesta a Occhiuto: “Serve un intervento immediato”
Nel documento viene chiamato in causa direttamente il presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità Roberto Occhiuto, al quale viene chiesto un intervento urgente per superare la fase emergenziale e garantire condizioni dignitose ai pazienti.
L’associazione chiede in particolare tre cose: la fine immediata di questa modalità provvisoria, il ripristino di standard minimi di assistenza e l’attivazione in tempi rapidi di un servizio PET stabile e attrezzato in una struttura sanitaria del territorio, sul modello di quanto già avviene in altre aree del Paese.
Il nodo resta quello della sanità territoriale
La vicenda riaccende il dibattito sullo stato della sanità calabrese e sulla capacità del sistema di garantire prestazioni diagnostiche essenziali senza costringere i cittadini ad affrontare disagi ulteriori, soprattutto nei percorsi di cura più delicati.
A Catanzaro il servizio di Medicina Nucleare risulta attivo all’interno del presidio ospedaliero del Pugliese-Ciaccio, con prestazioni diagnostiche rivolte anche a patologie oncologiche, ma la denuncia di queste ore riporta al centro la distanza tra disponibilità formale del servizio e condizioni reali vissute dai pazienti.















