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10 Marzo 2026
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Piani di rientro, tagli e indifferenza politica: la lenta agonia dell’ospedale di Tropea ignorata per quindici anni

Da quindici anni il nosocomio tropeano viene svuotato di reparti, medici e risorse. Ora il presidio rischia di chiudere definitivamente, simbolo del fallimento della sanità calabrese

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Ci si accorge solo adesso che il presidio ospedaliero di Tropea sta per chiudere. Da circa un quindicennio scriviamo che la struttura sanitaria vibonese sprofonda nelle sabbie mobili dell’indifferenza. La lenta e inesorabile agonia di questo nosocomio è iniziata con il Piano di rientro avviato nel 2010.

Assenza di difese politiche

Nel corso degli ultimi anni non c’è stato un solo politico vibonese che si sia seriamente battuto per fermare la spoliazione di questo presidio sanitario strategico (per la presenza di centinaia di migliaia di turisti) che lentamente è stato “alleggerito” di reparti, posti letto, medici, infermieri e attrezzature elettromedicali. Purtroppo si è arrivati a questa debacle per l’ottusità dei commissari della sanità nominati dal Governo centrale e dei manager che si sono alternati alla guida dell’Asp di Vibo Valentia.

Perché sono stati chiusi 18 ospedali in Calabria

Sapete per quale motivo in Calabria sono stati chiusi 18 ospedali? La soppressione dei nosocomi è avvenuta per assenza di “moneta” e per mancanza di medici e attrezzature tecnologiche per le cure. Inoltre è stata causata da politiche sanitarie inadeguate. Centinaia i posti letto ospedalieri tagliati. Le cause includono anche una programmazione inadeguata, la mancata pianificazione strategica e la limitata disponibilità di personale.

Un sistema al collasso

Dopo le dimissioni dell’urologo Alberto Ventrice bisogna fermarsi e ragionare se si vuole salvare la rete ospedaliera vibonese. Di questo passo lo smantellamento dei nosocomi sarà inarrestabile. La palla adesso passa alla testa pensante del governatore Roberto Occhiuto, che deve intervenire con progetti concreti per salvare il salvabile. I costruendi ospedali non bastano. Ricordiamo che dopo la costruzione dovranno essere “riempiti”. Con quale personale? Lo scopriremo solo vivendo. Di certo con i proclami non si risolvono i problemi della sanità calabrese.

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