× Sponsor
6 Marzo 2026
9.6 C
Calabria
spot_img

Pnrr da oltre 300 milioni e corsa contro il tempo per salvare la Calabria: ecco la nuova mappa della sanità

Il decreto firmato da Occhiuto ridisegna la rete regionale. E' la quarta rimodulazione. Tra ospedali da ristrutturare, nuove strutture territoriali e tecnologie diagnostiche la vera sfida è trasformare i progetti in interventi reali

spot_imgspot_img
spot_imgspot_img

C’è un documento lungo quasi duecento pagine che racconta, più di qualsiasi conferenza stampa o dichiarazione politica, lo stato reale della sanità calabrese e la sua corsa contro il tempo per non perdere i fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È il Decreto del Commissario ad Acta n. 15 del 24 febbraio 2026, firmato dal presidente della Regione Roberto Occhiuto nella sua veste di commissario per il piano di rientro sanitario e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria nelle scorse ore. Il titolo del provvedimento è lungo quanto una corsia d’ospedale: “Rimodulazione (IV) del Piano Operativo Regionale PNRR – Missione 6 Salute”. In realtà si tratta di qualcosa di molto più concreto di un atto burocratico. Dentro il decreto ci sono comuni, edifici sanitari, codici di progetto, cronoprogrammi, apparecchiature diagnostiche e milioni di euro. È la mappa più aggiornata di come l’Europa vuole trasformare la sanità calabrese e di quanto la Calabria stia davvero riuscendo a stare al passo.

Oltre 300 milioni di euro destinati alla Calabria

La posta in gioco è enorme. Il PNRR ha destinato alla Calabria oltre 311 milioni di euro per la Missione 6 Salute, cioè il capitolo dedicato alla modernizzazione del sistema sanitario. Sono risorse che devono essere utilizzate entro scadenze rigidissime fissate da Bruxelles. Se gli obiettivi non vengono raggiunti, il rischio è quello di perdere i finanziamenti o di vederli ridistribuiti altrove.

Non è un’ipotesi teorica. Il decreto racconta, con la freddezza del linguaggio amministrativo, ritardi, rimodulazioni, cantieri difficili e progetti da riscrivere in corsa. Ma racconta anche il tentativo di una regione che, dopo anni di commissariamento e di crisi strutturale, prova a riorganizzare la propria sanità seguendo il nuovo modello nazionale disegnato dal Decreto ministeriale 77 del 23 maggio 2022, che ha ridefinito l’assistenza territoriale in tutta Italia. Questo provvedimento è quindi molto più di un aggiornamento tecnico: è la fotografia completa di come la sanità calabrese dovrebbe cambiare nei prossimi anni.

Il labirinto normativo del Pnrr sanitario

Il decreto che rimodula il piano sanitario regionale si muove dentro un quadro normativo estremamente complesso. La base giuridica parte dal Regolamento europeo 2021/241, che ha istituito il dispositivo per la ripresa e la resilienza e ha dato vita al Pnrr che non è un piano di spesa ma un piano di risultati. I finanziamenti vengono erogati solo se le amministrazioni dimostrano di aver raggiunto le cosiddette milestone e target, cioè gli obiettivi intermedi e finali stabiliti dal programma europeo. In caso contrario, la Commissione Europea può bloccare i pagamenti. È una logica completamente diversa rispetto ai fondi strutturali del passato, dove spesso le risorse venivano assegnate senza un controllo stringente sui risultati.

Un piano cambiato quattro volte

Il Piano operativo sanitario del Pnrr calabrese è stato approvato per la prima volta con il Decreto del Commissario ad Acta n. 59 del 24 maggio 2022. Da allora è stato modificato più volte. Prima nel settembre 2024, poi nel maggio 2025 e ancora nel novembre dello stesso anno. Il decreto firmato il 24 febbraio 2026 rappresenta quindi la quarta rimodulazione del piano. Le modifiche non sono semplici aggiustamenti tecnici. Ogni rimodulazione nasce da problemi concreti emersi durante la realizzazione degli interventi: cantieri che non partono, gare deserte, costi dei materiali aumentati, difficoltà tecniche nella progettazione o nella realizzazione delle opere.

La Regione Calabria ha inviato al Ministero della Salute diverse richieste di modifica nel corso del 2025. Le proposte sono state esaminate da un Nucleo tecnico dell’Unità di missione Pnrr, che ha valutato la coerenza degli interventi con gli obiettivi europei. Alla fine del processo, il 29 dicembre 2025, il Ministero ha comunicato la chiusura delle attività istruttorie e l’approvazione delle modifiche proposte dalla Regione. Il decreto firmato da Occhiuto recepisce formalmente queste decisioni e aggiorna il piano regionale.

Le nuove regole europee che hanno cambiato il piano

Nel frattempo è cambiato anche il quadro europeo del Pnrr. Il Consiglio Ecofin dell’Unione Europea ha approvato nel dicembre 2023 e nel maggio 2024 due revisioni del piano italiano. Le modifiche hanno riguardato soprattutto i target nazionali delle infrastrutture sanitarie. Le Case della Comunità previste in tutta Italia sono state ridotte da 1.350 a 1.038. Gli Ospedali di Comunità sono passati da 400 a 307. Anche gli interventi del programma “Ospedale sicuro e sostenibile” sono stati ridimensionati, scendendo da 109 a 84. Non significa che siano stati tagliati i finanziamenti. Le risorse restano, ma gli obiettivi minimi europei sono stati abbassati per permettere alle regioni più in difficoltà di rispettare le scadenze. Tra queste regioni c’è anche la Calabria.

Il decreto chiarisce anche l’architettura amministrativa del piano. Il Commissario ad Acta, cioè Roberto Occhiuto, mantiene la titolarità degli interventi nei confronti del Ministero della Salute e svolge il ruolo di coordinamento generale. La gestione operativa però è affidata alle aziende del servizio sanitario regionale. In pratica, i cantieri e gli acquisti vengono realizzati dalle singole Asp provinciali e dalle Aziende Ospedaliere di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria.

Ogni intervento ha un proprio CUP, il Codice unico di progetto, che identifica in modo univoco l’opera pubblica. Senza questo codice, la legge stabilisce che l’atto amministrativo è nullo. Il monitoraggio degli interventi avviene attraverso il sistema informatico ReGIS, gestito dalla Ragioneria generale dello Stato. Tutti i dati finanziari e procedurali devono essere caricati sulla piattaforma per permettere al governo e alla Commissione Europea di verificare lo stato di avanzamento dei lavori.

L’obiettivo: cambiare il modello sanitario

Dietro la complessità tecnica del decreto c’è una trasformazione molto più ampia. Il Pnrr sanitario non serve solo a ristrutturare edifici o comprare macchinari. L’obiettivo è cambiare il modello di assistenza sanitaria, spostando il baricentro dagli ospedali al territorio. Per decenni la sanità italiana – e quella calabrese in particolare – ha funzionato con un sistema ospedale-centrico: il cittadino si rivolgeva quasi esclusivamente al pronto soccorso o al reparto ospedaliero. Il nuovo modello punta invece a creare una rete capillare di servizi territoriali, in grado di intercettare i bisogni di salute prima che diventino emergenze. Per una regione come la Calabria, caratterizzata da 409 comuni e da una popolazione spesso dispersa tra aree interne e zone montane, questo cambio di paradigma potrebbe avere effetti profondi.

Le 61 Case della Comunità: la sanità di prossimità

Il cuore della riforma sanitaria prevista dal Pnrr è rappresentato dalle Case della Comunità, il nuovo modello di presidio territoriale previsto dal Decreto ministeriale 77 del 2022, che ridisegna l’organizzazione dell’assistenza sanitaria in Italia. L’idea è semplice almeno sulla carta: creare strutture di prossimità dove il cittadino possa trovare medici di famiglia, infermieri di comunità, servizi sociali, diagnostica di base e servizi per la gestione delle patologie croniche, evitando così il ricorso improprio agli ospedali. Per questo investimento la Calabria dispone di oltre 84 milioni di euro di fondi Pnrr, ai quali si aggiungono più di 16 milioni di euro di cofinanziamento regionale, portando il totale degli interventi a oltre 100 milioni di euro.

Le 61 Case della Comunità previste dal piano sono distribuite in tutta la regione, con una rete capillare che tocca grandi centri urbani e piccoli comuni delle aree interne. La provincia con il numero più alto di strutture è quella di Cosenza, dove l’azienda sanitaria provinciale dovrà realizzare 22 Case della Comunità. I presidi sorgeranno in comuni come Amantea, Bisignano, Casali del Manco, Cassano allo Ionio, Cetraro, Crosia, Longobucco, Lungro, Luzzi, Montalto Uffugo, Mormanno, Parenti, Rende, Rocca Imperiale, Roggiano Gravina, San Giorgio Albanese, Scalea, Spezzano della Sila, Torano Castello, Verbicaro e Villapiana. Il decreto registra anche una delle modifiche più significative del piano: 1,5 milioni di euro inizialmente destinati alla Casa della Comunità di Rende vengono trasferiti al progetto di Cetraro, una rimodulazione che consente di rafforzare il finanziamento del presidio tirrenico e di riequilibrare gli interventi sul territorio.

Nella provincia di Catanzaro sono previste 11 Case della Comunità, distribuite tra Badolato, Catanzaro, Curinga, Lamezia Terme, Nocera Terinese, San Mango d’Aquino, Sersale, Soverato, Squillace e Taverna. Proprio nel caso di Nocera Terinese il piano ha dovuto affrontare uno degli imprevisti tipici dei cantieri pubblici calabresi: l’area individuata inizialmente è stata dichiarata a rischio idrogeologico molto elevato, costringendo la Regione a spostare il progetto e a finanziarlo interamente con fondi regionali.

Nel Crotonese le strutture previste sono sei e interesseranno i comuni di Caccuri, Cirò Marina, Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Rocca di Neto e Verzino, mentre nella provincia di Vibo Valentia i nuovi presidi sorgeranno a Filadelfia, Mileto, Nicotera, Serra San Bruno e Soriano Calabro. L’area metropolitana di Reggio Calabria avrà invece 17 Case della Comunità, distribuite tra Antonimina, Bagnara Calabra, Bovalino, Caulonia, Cinquefrondi, Gioiosa Ionica, Melito Porto Salvo, Monasterace, Montebello Ionico, Palmi, Roghudi, Rosarno, Sant’Alessio in Aspromonte, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Taurianova e Villa San Giovanni.

Le Centrali Operative Territoriali: il cervello digitale della nuova sanità

Accanto alle Case della Comunità, il piano prevede la realizzazione delle Centrali Operative Territoriali (COT), strutture che non ospiteranno direttamente pazienti ma che avranno un ruolo fondamentale nel coordinamento dei servizi sanitari. Le COT sono una delle innovazioni più radicali del nuovo modello sanitario. Funzioneranno come centrali di controllo e coordinamento, in grado di mettere in rete ospedali, assistenza domiciliare, servizi territoriali e medicina generale. In pratica dovrebbero diventare il cervello digitale della sanità territoriale, monitorando i pazienti fragili, coordinando i ricoveri e gestendo la continuità delle cure.

La Calabria ne ha programmate 23, quattro in più rispetto al target minimo europeo. Il finanziamento complessivo supera i 6 milioni di euro, tra fondi europei e risorse regionali. Anche in questo caso la distribuzione territoriale è ampia. L’ASP di Cosenza gestirà sette centrali operative, con sedi a Corigliano-Rossano, Cosenza, Rende, Paola e Castrovillari. L’ASP di Catanzaro ne avrà quattro, tra Botricello, Catanzaro, Soverato e Lamezia Terme. Due centrali saranno attive nel Crotonese, altre due nel Vibonese e sei nel territorio reggino, con sedi tra Locri, Palizzi, Reggio Calabria, Bagnara Calabra, Cardeto e Taurianova. Proprio Cardeto, piccolo comune aspromontano con poco più di mille abitanti, rappresenta uno dei casi simbolici del piano: la scelta di collocare qui una centrale operativa territoriale racconta l’obiettivo politico e sanitario di portare servizi anche nelle aree più isolate della regione.

Ospedali di Comunità: la via di mezzo tra ospedale e assistenza domiciliare

Il terzo pilastro della riforma territoriale è rappresentato dagli Ospedali di Comunità, strutture di degenza a bassa intensità clinica pensate per i pazienti che non hanno più bisogno di cure ospedaliere ma non possono ancora essere assistiti a domicilio. In Calabria ne sono previsti 20, con un investimento complessivo che supera i 52 milioni di euro.

La provincia di Cosenza ospiterà nove strutture, distribuite tra Cariati, Cassano allo Ionio, Cosenza, Lungro, Mormanno, Rogliano, San Marco Argentano, Scalea e Trebisacce. Quattro ospedali di comunità sorgeranno nel Catanzarese, tra Badolato, Botricello, Girifalco e Soveria Mannelli. Nel Crotonese la struttura prevista è quella di Mesoraca, mentre nel Reggino i presidi saranno localizzati a Bova Marina, Cittanova, Gerace e Oppido Mamertina. Due strutture sono infine previste nel Vibonese, a Soriano Calabro e Tropea.

Anche qui il decreto registra una rimodulazione significativa: 2,5 milioni di euro vengono trasferiti dall’ospedale di comunità di Mesoraca a quello di Cariati, una scelta che modifica l’equilibrio finanziario tra le diverse aree della regione. Il target europeo stabiliva che tutte queste strutture dovevano essere operative entro il primo trimestre del 2026. Non sarà così.

Oltre 300 grandi apparecchiature: la rivoluzione tecnologica degli ospedali

Uno degli investimenti più concreti del Pnrr sanitario riguarda il rinnovo delle tecnologie diagnostiche negli ospedali. Il piano prevede la sostituzione di 335 grandi apparecchiature sanitarie, tra Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, mammografi ed ecografi. Il finanziamento complessivo è di oltre 43 milioni di euro. In origine il piano prevedeva l’acquisto di 287 apparecchiature, ma grazie ai risparmi ottenuti nelle gare d’appalto la Regione ha potuto attivare 48 acquisti aggiuntivi, portando il totale a 335.

La distribuzione coinvolge tutte le aziende sanitarie regionali. L’ASP di Cosenza riceverà 69 apparecchiature, l’ASP di Reggio Calabria 65, l’ASP di Catanzaro 29, l’ASP di Crotone 32 e l’ASP di Vibo Valentia 28. Le aziende ospedaliere avranno dotazioni ancora più tecnologicamente avanzate. L’Azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro riceverà quaranta apparecchiature tra i presidi Pugliese, De Lellis e Germaneto, mentre l’Azienda ospedaliera di Cosenza avrà trenta nuove tecnologie diagnostiche. Il Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria riceverà tra l’altro una risonanza magnetica da oltre 1,4 milioni di euro. Anche qui però emergono rallentamenti e ritardi con nuovi slittamenti nella speranza che il 2026 sia l’anno giusto.

Ospedali digitali: 54 milioni per informatizzare i pronto soccorso

Un altro pilastro del piano sanitario riguarda la digitalizzazione degli ospedali. Il Pnrr prevede infatti l’ammodernamento tecnologico dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA), cioè i reparti che gestiscono pronto soccorso e emergenze. In Calabria sono undici gli ospedali coinvolti, con un investimento complessivo di oltre 54 milioni di euro. L’obiettivo è portare queste strutture a un livello avanzato di informatizzazione secondo la scala internazionale EMRAM, uno standard che misura la maturità digitale degli ospedali.

Gli interventi riguardano i principali presidi regionali. L’Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro riceverà oltre 2,6 milioni di euro per digitalizzare i sistemi informativi dei presidi Pugliese e Germaneto. L’ASP di Catanzaro investirà invece quasi 4,7 milioni di euro per l’ospedale di Lamezia Terme. Nel Cosentino il piano coinvolge diversi presidi: lo spoke di Castrovillari riceverà 4,4 milioni di euro, mentre il polo ospedaliero Rossano-Corigliano sarà digitalizzato con un investimento di 4 milioni di euro. L’intervento più consistente riguarda però l’Azienda ospedaliera di Cosenza, dove la digitalizzazione dei presidi Annunziata, Mariano Santo e Rogliano assorbirà oltre 7,5 milioni di euro. Nel resto della regione gli investimenti riguardano l’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, il presidio di Locri, quello di Polistena, il Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria e il presidio di Vibo Valentia.

Anche qui il target europeo prevedeva che tutti questi ospedali raggiungessero il livello digitale richiesto entro il 30 novembre 2025. Una scadenza già rinviata più volte rispetto alla programmazione iniziale e slittata, in diversi casi, ulteriormente al 2026.

Ospedali più sicuri: il piano antisismico e gli interventi strutturali

Accanto alla digitalizzazione e alle nuove apparecchiature, il piano sanitario del Pnrr finanzia anche interventi strutturali per rendere più sicuri gli edifici ospedalieri. Il programma si chiama “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” e riguarda lavori di adeguamento sismico, efficientamento energetico e ammodernamento impiantistico. Per questi interventi la Calabria dispone di oltre 20 milioni di euro di fondi PNRR, ai quali si aggiungono risorse regionali.

Tra i principali cantieri ci sono quelli dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro, con interventi al presidio Pugliese che riguardano il padiglione di malattie infettive e la palazzina poliambulatoriale. Nel Cosentino i lavori interessano l’ospedale di Rogliano, il plesso di Praia a Mare e lo stesso presidio di Trebisacce, dove come già visto il progetto originario è stato modificato. Un caso particolare è quello dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Il piano iniziale prevedeva un finanziamento PNRR di oltre 10 milioni di euro, ma con la rimodulazione del decreto queste risorse vengono sostituite da fondi regionali di pari importo. I fondi europei liberati vengono quindi redistribuiti su altri interventi, tra cui proprio quelli di Praia a Mare e Trebisacce. È una scelta che riflette la logica del Pnrr: concentrare le risorse sui cantieri che hanno maggiori possibilità di essere completati nei tempi stabiliti.

Il conto totale: oltre 333 milioni di euro

Se si sommano tutte le voci, il Piano sanitario PNRR della Calabria raggiunge una dimensione finanziaria molto significativa. Il totale degli interventi supera 333 milioni di euro. Di questi, 311 milioni provengono direttamente dal PNRR, mentre il resto è coperto da fondi regionali e da risorse aggiuntive come il Fondo per le Opere Indifferibili, utilizzato per compensare l’aumento dei costi dei materiali nei cantieri pubblici. Una cifra che equivale a circa un decimo della spesa sanitaria annuale della Calabria, concentrata però in pochi anni. Non è sufficiente da sola a risolvere tutte le criticità del sistema sanitario regionale, ma rappresenta comunque uno degli investimenti più importanti mai realizzati nella sanità calabrese.

Il vero nodo: il personale sanitario

C’è però un problema che nessun decreto può risolvere da solo: la carenza di personale sanitario. Le nuove strutture previste dal piano richiederanno medici di medicina generale, infermieri di comunità, tecnici informatici e personale amministrativo. La Calabria soffre da anni una forte emigrazione sanitaria non solo dei pazienti ma anche dei professionisti. Molti medici formati nelle università del Sud scelgono infatti di lavorare nelle regioni del Nord, dove le condizioni economiche e organizzative sono spesso più favorevoli. Se questo problema non verrà affrontato, il rischio è quello di costruire strutture moderne ma difficili da far funzionare pienamente.

Uno degli obiettivi indiretti del piano è ridurre la mobilità sanitaria passiva, cioè il fenomeno dei cittadini calabresi che scelgono di curarsi fuori regione. Ogni anno centinaia di milioni di euro lasciano la Calabria per pagare prestazioni sanitarie in altre regioni italiane. Le cause sono molte: carenze strutturali, mancanza di tecnologie avanzate, tempi di attesa lunghi e, soprattutto, una diffusa sfiducia nel sistema sanitario locale. Investire in nuove strutture territoriali, macchinari diagnostici e digitalizzazione degli ospedali dovrebbe contribuire a invertire questa tendenza. Ma ricostruire la fiducia dei cittadini richiederà tempo.

Una partita ancora aperta

Il decreto firmato da Occhiuto è quindi molto più di un semplice atto tecnico. È il documento che racconta la più grande trasformazione della sanità calabrese degli ultimi decenni, con centinaia di cantieri, nuove tecnologie e un modello organizzativo completamente diverso da quello del passato. Se il piano verrà realizzato integralmente, la Calabria del 2027 potrebbe avere una sanità profondamente diversa: 61 Case della Comunità, 23 centrali operative territoriali, 20 ospedali di comunità, 335 nuove apparecchiature diagnostiche e ospedali digitalizzati. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. Le scadenze europee sono ormai vicinissime. Alcuni interventi avrebbero dovuto essere già completati o sono in fase avanzata di realizzazione. Nei prossimi mesi sarà il sistema di monitoraggio nazionale – e, se necessario, anche la Corte dei Conti – a verificare se i progetti saranno completati nei tempi previsti.

Per la Calabria è una prova decisiva. Non solo perché sono in gioco centinaia di milioni di euro, ma perché dal successo o dal fallimento di questo piano dipenderà una parte importante del futuro della sanità regionale. Dopo sedici anni di commissariamento, il PNRR rappresenta forse l’ultima grande occasione per dimostrare che la sanità calabrese può davvero cambiare.

spot_imgspot_img

ARTICOLI CORRELATI

ULTIME NOTIZIE