8 Ottobre 2026
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Psichiatria a Vibo, riapre il reparto ma l’allarme resta: “Non si svuotino i servizi territoriali”

Dopo tre anni torna operativo lo SPDC di Vibo Valentia. L'Osservatorio incalza l’Asp: “Non basta riaprire una porta se per farlo se ne chiude un’altra” L’appello al generale Battistini: “Piano urgente per personale"

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“La riapertura del reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Vibo Valentia è certamente una notizia importante. Difatti un territorio non può permettersi di lasciare per tanti anni senza una risposta ospedaliera adeguata le persone che necessitano di cure psichiatriche, comprese quelle che arrivano in Pronto Soccorso o che necessitano di un trattamento sanitario obbligatorio. Ma riaprire un reparto non significa, da solo, aver risolto il problema della salute mentale nel territorio”. E’ quanto afferma l’avvocato Daniela Primerano, presidente dell’Osservatorio Civico Citta’ Attiva.

La questione del personale

Primerano aggiunge: “Il punto è soprattutto il personale. Secondo quanto comunicato il 30 settembre, il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dovrebbe ripartire con 5 posti letto, un primario, 4 medici strutturati e 7 infermieri. Quattro medici possono anche rappresentare un punto di partenza, ma l’Asp dovrebbe rendere pubblico il modello organizzativo con il quale intende garantire la continuità del servizio, senza creare contemporaneamente una nuova scopertura altrove. Perché se per tappare una falla se ne apre un’altra, il problema non è stato risolto: è stato semplicemente spostato. E se per garantire l’attività ospedaliera si utilizzano medici che fino a ieri erano impegnati anche nei servizi ambulatoriali e territoriali, il rischio concreto è semplicemente quello di spostare una carenza da una parte all’altra. Si toglie una risorsa ai Centri di Salute Mentale e la si utilizza per coprire il reparto. Il risultato, almeno sulla carta, è un servizio ospedaliero che riparte, ma una rete territoriale che rischia di diventare ancora più fragile”.

Continuità assistenziale a rischio

La presidente evidenzia ancora: “Il reparto e i CSM sono parti della stessa rete: il paziente deve poter essere seguito prima del ricovero, durante la fase acuta e anche dopo la dimissione. Indebolire il territorio significa inevitabilmente aumentare la pressione sull’ospedale. Con un organico medico ridotto, inoltre, la continuità del servizio rischia di diventare particolarmente delicata. Ferie, malattie, riposi e assenze improvvise possono mettere rapidamente in difficoltà una struttura che deve garantire assistenza continuativa. Per questo la riapertura dello SPDC dovrebbe essere accompagnata da un vero piano di potenziamento della Psichiatria provinciale, con nuove assunzioni e personale sufficiente a garantire contemporaneamente il funzionamento del reparto e dei Centri di Salute Mentale, a cui dovrebbero affiancarsi strutture residenziali e semiresidenziali. Altrimenti si rischia di trasformare una buona notizia in una soluzione soltanto apparente: si riapre una porta, ma per farlo si rischia di chiuderne un’altra.

Il reparto adesso deve rimanere aperto, dopo tre lunghi anni di chiusura che hanno privato il territorio di un presidio fondamentale per la gestione delle emergenze psichiatriche, costringendo pazienti e famiglie, in caso di ricoveri, a rivolgersi a strutture situate fuori Provincia o addirittura fuori Regione. Ma la riapertura deve avvenire con un organico adeguato e senza impoverire i Centri di Salute Mentale, perché la Provincia di Vibo Valentia ha bisogno di un reparto ospedaliero di Psichiatria funzionante, ma necessita con la stessa urgenza di servizi territoriali capaci di prevenire, seguire e gestire le situazioni prima e dopo il ricovero. Per questo chiediamo programmazione, personale e investimenti capaci di rafforzare l’intera rete”.

L’appello a Battistini

Poi conclude: “E proprio in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si celebrerà il 10 ottobre 2026, rivolgiamo un appello al Generale Battistini, da pochi giorni nuovamente alla guida dell’Asp di Vibo Valentia. A lui chiediamo un confronto chiaro e trasparente sul futuro della Psichiatria vibonese ed un piano concreto per garantire personale, continuità assistenziale e servizi adeguati su tutto il territorio.

La riapertura dello SPDC, non può essere considerata un punto di arrivo, perchè deve essere messo nelle condizioni di garantire la massima efficienza e sicurezza, tanto per i pazienti, quanto per gli operatori che ogni giorno sono chiamati a gestire situazioni spesso complesse e delicate. Questo significa poter contare su un numero adeguato di medici, infermieri e operatori, su una presenza professionale stabile e su un’organizzazione capace di assicurare continuità assistenziale in ogni momento, senza affidarsi a soluzioni emergenziali. La sicurezza e la qualità delle cure non possono essere affidate alla buona volontà degli operatori: devono essere garantite da una programmazione seria, da personale altamente qualificato e da risorse adeguate.

Al Generale Battistini chiediamo quindi di raccogliere questa sfida e di intervenire con la massima urgenza, al fine di offrire alla cittadinanza un servizio in grado di soddisfare veramente i bisogni di salute mentale del nostro territorio, per troppo tempo fortemente penalizzato”.

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