A Vibo Valentia scoppia il caso della risonanza magnetica non funzionante all’Ospedale Jazzolino. Da settimane, infatti, i cittadini non possono effettuare l’esame diagnostico all’interno della struttura pubblica, con gravi ripercussioni sul diritto alla salute di un bacino di circa 150.000 utenti.
A denunciare la situazione sono l’Osservatorio Civico Città Attiva di Vibo Valentia, rappresentato dalle referenti Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo, insieme al Comitato San Bruno, guidato dal presidente Rocco La Rizza. Le associazioni, da tempo impegnate nella tutela della sanità pubblica vibonese, hanno inviato una formale diffida per chiedere un intervento immediato.
Un disservizio che si protrae da settimane
Le condizioni degli utenti dell’ospedale, già segnate da criticità note, risultano, per l’Osservatorio, ulteriormente aggravate dall’impossibilità di effettuare la risonanza magnetica a causa del mancato funzionamento dell’apparecchiatura.
Secondo quanto ricostruito, la strumentazione diagnostica è inutilizzabile da diverse settimane. Un fermo tecnico che, a differenza di casi analoghi verificatisi in passato e risolti in pochi giorni, questa volta si sta protraendo per un periodo insolitamente lungo.
Il risultato è che una struttura sanitaria che serve un vasto territorio resta priva di un esame diagnostico di vitale importanza, costringendo i cittadini a rivolgersi altrove o a subire ritardi nelle diagnosi.
La diffida all’Asp: “Intervenire immediatamente”
Con una comunicazione formale, le associazioni hanno invitato e diffidato l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, nella persona della Commissione Straordinaria pro tempore, “ad attivarsi tempestivamente per risolvere la problematica”.
La richiesta è chiara: “Disporre l’immediata riparazione del macchinario per la risonanza magnetica, accertare le ragioni del ritardo e ordinare la pronta ripresa del servizio”.
Le associazioni sottolineano la necessità di rimuovere senza ulteriori indugi gli ostacoli che impediscono il ripristino dell’apparecchiatura, così da restituire alla cittadinanza un servizio sanitario fondamentale.
Il rischio di un’azione legale
Nel documento si evidenzia che, in mancanza di un sollecito riscontro, “si valuterà la sussistenza dei presupposti per l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio“, con conseguente ricorso all’Autorità Giudiziaria competente.
Una presa di posizione netta che mette al centro i sacrosanti diritti dei cittadini e il principio secondo cui la tutela della salute non può subire sospensioni prolungate per inefficienze organizzative o tecniche.
La vicenda riaccende i riflettori sulle fragilità della sanità territoriale e sull’urgenza di garantire continuità ed efficienza nei servizi essenziali. Ora l’attenzione è rivolta alla risposta dell’Asp e ai tempi concreti per il ripristino della risonanza magnetica.








