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8 Giugno 2026
8 Giugno 2026
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Sanità, 118 Calabria al collasso: l’affondo di Guccione (Pd). “Sistema paralizzato tra caos e accordi disattesi”

Il componente della direzione nazionale dem denuncia il blocco del servizio d'emergenza: dimezzate le postazioni attive sul territorio nonostante lo stanziamento di 24 milioni di euro. Sotto accusa anche la delibera dell'Asp di Cosenza sulle convenzioni con il Terzo Settore.

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Il sistema di emergenza-urgenza 118 in Calabria scivola verso una paralisi strutturale, stretto tra scelte amministrative unilaterali, contenziosi legali e una cronica carenza di personale. A sollevare il caso è Carlo Guccione, esponente della Direzione Nazionale del Partito Democratico, che mette sotto i riflettori in primo luogo la gestione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. L’ente di via Alimena aveva sottoscritto una precisa convenzione con le associazioni del Terzo Settore accreditate con il Servizio Sanitario Regionale per la gestione delle postazioni di soccorso. Tuttavia, con la deliberazione numero 609 del 13 maggio 2026, l’Asp avrebbe modificato unilateralmente le condizioni concordate. Un passaggio che, secondo la denuncia, prefigura un possibile inadempimento contrattuale e rischia di compromettere la validità stessa degli accordi, scaricando una grave responsabilità legale in capo ai vertici dell’azienda cosentina.

Il quadro locale si inserisce in un contesto regionale già fortemente compromesso. Il complesso processo di regionalizzazione del servizio appare infatti bloccato da un profondo caos amministrativo e da una serie di ricorsi pendenti davanti ai tribunali amministrativi. Nel frattempo, i turni del 118 continuano a essere coperti da organici gravemente sottodimensionati, con ripercussioni immediate e inevitabili sulla tempestività e sulla qualità dei soccorsi garantiti ai cittadini.

Ambulanze guaste e il paradosso dei fondi inutilizzati

Accanto al deficit di medici e infermieri, la crisi investe direttamente la logistica e il parco mezzi a disposizione dei sanitari. Numerose ambulanze e veicoli d’emergenza risultano infatti guasti e inutilizzati da mesi, senza che la struttura abbia disposto adeguate sostituzioni o riparazioni urgenti. In alcune circostanze limite, i mezzi di soccorso risulterebbero addirittura sottoposti a procedure di pignoramento. Uno scenario che si configurerebbe in palese violazione degli obblighi previsti dal capitolato contrattuale con la società Orion, l’azienda affidataria del servizio di gestione e manutenzione delle autoambulanze.

Il dato più critico emerge però dal confronto tra i flussi finanziari e la reale efficienza della rete assistenziale. A fronte di uno stanziamento complessivo che sfiora i 24 milioni di euro destinati al potenziamento delle infrastrutture e dei mezzi di soccorso, la realtà territoriale restituisce l’immagine di un servizio fortemente ridimensionato e privo di una reale governance. Dei 63 presidi del 118 originariamente programmati e finanziati per assicurare una copertura capillare, soltanto 30 risultano oggi pienamente operativi. Questa disorganizzazione logistica e strutturale finisce così per penalizzare sia la capacità operativa del personale sia la sicurezza delle utenze, lasciando di fatto scoperte intere aree della Calabria, con particolare riferimento ai comuni dell’entroterra e alle zone montane.

L’atto d’accusa contro la propaganda della governance

La critica politica punta a scardinare il divario tra i bilanci programmatici e le reali condizioni in cui si trovano a operare i soccorritori nei cinque bacini provinciali. La richiesta di una sterzata netta mira a ridefinire le priorità della sanità calabrese prima che le carenze strutturali portino al punto di non ritorno.

“Siamo di fronte a uno spreco inaccettabile di risorse pubbliche e a un rischio quotidiano per la sicurezza e la vita dei cittadini calabresi. Non è tollerabile che, nonostante gli ingenti investimenti annunciati, i cittadini debbano continuare a subire un servizio dimezzato e inefficiente. Non si può fare propaganda sulla pelle delle persone. Serve una svolta immediata e una radicale inversione di rotta nella gestione dell’emergenza-urgenza in Calabria, prima che il sistema imploda definitivamente”.

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