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10 Febbraio 2026
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Calabria
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Sanità a debito: in Calabria curarsi per un cittadino costa 5500 euro di prestito medio

Il Pd regionale lancia l'allarme: quasi 100mila calabresi ricorrono a finanziarie o parenti per sostenere spese mediche. Tra liste d'attesa infinite e tagli, il diritto alla salute scivola nel privilegio privato.

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In Calabria la salute non è più un diritto garantito, ma un debito da contrarre. Quasi 100mila cittadini, nell’ultimo anno, hanno dovuto chiedere un prestito a finanziarie, amici o parenti per poter accedere a cure, esami e visite specialistiche. È la fotografia drammatica scattata dall’indagine Facile.it-mUp Research, che il Partito Democratico calabrese definisce come la certificazione di un “fallimento politico e istituzionale gigantesco”.

Il censimento del bisogno: prestiti e sanità privata

I numeri descrivono un’emergenza sociale che travalica i confini della gestione clinica. “E’ inaccettabile che nel 2025 quasi 100mila persone, in Calabria, abbiano dovuto chiedere prestiti a finanziarie, amici o parenti per potersi curare”, attacca il Pd in una nota ufficiale. I dati mostrano come il 79% dei calabresi abbia varcato la soglia della sanità privata almeno una volta, con migliaia di nuclei familiari costretti a indebitarsi per un importo medio che supera i 5500 euro. “In Calabria la salute è diventata un lusso e chi non può permetterselo è perduto”, denunciano i dem.

Il profilo dell’emergenza: donne e lavoratori nel mirino

A destare particolare preoccupazione è l’identikit di chi chiede aiuto economico: la pressione colpisce soprattutto le persone in età lavorativa e, con frequenza crescente, le donne. È il segno tangibile di un sistema pubblico agonizzante, soffocato da liste d’attesa interminabili, organici sottodimensionati e presidi territoriali ormai svuotati di funzioni. “Il sistema pubblico non ce la fa più”, prosegue la nota, puntando il dito contro le politiche del governo nazionale accusato di definanziare il Servizio Sanitario Nazionale, scaricando gli oneri sulle Regioni meridionali.

La trappola del Piano di Rientro

Sotto accusa finisce anche il Piano di Rientro, un regime commissariale che opprime la regione da quasi 16 anni. Secondo il Pd, questo strumento ha prodotto esclusivamente tagli lineari, alimentando la migrazione sanitaria e trasformando la Calabria in un “serbatoio di pazienti” a beneficio delle cliniche private e delle strutture del Nord Italia.

Per uscire dall’impasse, la proposta politica si sposta sul piano legislativo: il Pd richiama la proposta di legge della segretaria Elly Schlein per innalzare il finanziamento della sanità pubblica ad almeno il 7% del Pil. L’obiettivo dichiarato è ricostruire un servizio dignitoso per sottrarre i cittadini alla cura “a debito”. “Continueremo a batterci – conclude il Pd Calabria – affinche’ la salute torni a essere un diritto garantito dallo Stato”.

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