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22 Marzo 2026
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La voce dal basso che interroga la politica: “Il caso Stanganelli tra testimonianze e richieste di continuità”

Una docente scrive al governatore: “Non cambiate ciò che funziona davvero”. Storie reali, emergenze e una figura che divide ma lascia il segno

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Non è una lettera qualsiasi. È una presa di posizione civile, diretta, senza filtri. Una docente calabrese, Anna Maria Parrello, sceglie di scrivere al presidente della Regione Roberto Occhiuto per portare all’attenzione pubblica un tema tanto delicato quanto concreto: la sanità reale, quella fatta di attese, urgenze e vite sospese. “Io l’ho votata. La prima volta con speranza, la seconda con convinzione”, scrive. Ma è proprio da quella fiducia che nasce oggi una richiesta chiara: riconoscere e preservare ciò che funziona.

Le storie che pesano più dei numeri

Non dati, non statistiche. Ma nomi. Volti. Percorsi. C’è Mariano, bambino affetto da una malattia rara. Gabriele, fragile e in cerca di cure dignitose. Manuel, finalmente operato senza lasciare la Calabria. E ancora Giuseppe, fermo in casa per una carrozzina mai arrivata. Placido, paziente oncologico in attesa. Sara, impegnata nella conquista di beni essenziali.

E poi Francesco, Luigi, Luca. Un mosaico che restituisce l’immagine di una regione in cui la sanità è ancora una frontiera quotidiana.

Il ruolo operativo della dott.ssa Stanganelli

Al centro della narrazione emerge una figura precisa: quella della dott.ssa Anna Maria Stanganelli. Non come simbolo istituzionale, ma come presenza operativa. “Non una figura distante, ma qualcuno che risponde, interviene, agisce”, si legge.

La testimonianza più forte è personale: un infarto, il caos tra ospedali, la disperazione familiare. Poi una telefonata. “Ha risposto subito, ha preso in carico il caso e seguito tutto fino alla soluzione”.

Una sanità che funziona, almeno in quel momento, non grazie ai meccanismi, ma grazie alle persone.

Il Garante della Salute: funzione o presidio umano?

Il nodo è tutto qui: il ruolo del Garante della Salute. Sulla carta, uno strumento per dare voce ai cittadini. Nella pratica, secondo la docente, un ruolo che rischia di svuotarsi senza figure capaci di incarnarlo davvero: “La sanità non è fatta solo di protocolli, ma di responsabilità e presenza”, è il principio che emerge anche dal libro “Portami al mare” del dott. Latino, citato come testimonianza indiretta dell’impegno sul campo.

“Non una poltrona, ma una trincea”

La descrizione è netta: niente uffici, niente distanza. Ma reparti, telefonate, emergenze: “Il suo luogo di lavoro sono stati i territori e le urgenze”. Un’immagine che ribalta la percezione comune della funzione pubblica e che diventa, implicitamente, anche una critica al sistema.

La richiesta alla politica

Il passaggio finale è il più delicato. Non c’è attacco, ma una richiesta precisa: “Le scelte politiche più forti non sono quelle che cambiano per principio, ma quelle che sanno confermare ciò che funziona”.Un invito alla continuità, che suona anche come monito.Perché, tra le righe, emerge una domanda: la politica è in grado di riconoscere il valore concreto, o resta ancorata alle logiche di sostituzione?

Fiducia e responsabilità

La docente chiarisce di non avere legami personali con la figura citata. Solo osservazione diretta.

E forse è proprio questo il punto più forte: una testimonianza indipendente che diventa richiesta collettiva. In un sistema sanitario spesso raccontato attraverso crisi e inefficienze, questa voce introduce un elemento diverso: la possibilità che qualcosa funzioni davvero. Ma solo se riconosciuto.

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