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8 Aprile 2026
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Calabria
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Sanità pubblica, la Cgil lancia una legge popolare: più fondi e personale entro il 2030

L'obiettivo è far lievitare la spesa al 7,5% del Pil e rilanciare il Servizio sanitario nazionale tra investimenti e medicina territoriale

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Rafforzare il Servizio sanitario nazionale, aumentare le risorse e valorizzare il personale. È questo il cuore della proposta di legge di iniziativa popolare presentata a Catanzaro dalla Cgil. Il testo, dal titolo “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e la valorizzazione del personale”, punta a contrastare il declino del sistema sanitario pubblico intervenendo su finanziamento, organici e servizi territoriali.

Più risorse e stop ai vincoli sul personale

Tra i punti centrali, l’aumento progressivo della spesa sanitaria fino ad almeno il 7,5% del Pil entro il 2030 e il superamento dei vincoli alla spesa per il personale, con l’obiettivo di colmare le carenze negli organici.
“Serve un grande movimento dal basso per rilanciare quella che è la principale infrastruttura sociale del Paese”, ha dichiarato la segretaria nazionale della Cgil Daniela Barbaresi, sottolineando come il Servizio sanitario nazionale “stia vivendo una crisi senza precedenti per mancanza di risorse e personale”.

Pnrr in ritardo e medicina territoriale da rafforzare

Nel mirino anche i ritardi nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Servono più investimenti, più personale e un rafforzamento della medicina territoriale”, ha aggiunto Barbaresi, parlando di “ritardi insostenibili nell’attuazione del Pnrr”.
La proposta punta infatti a potenziare i servizi di prossimità, con il rafforzamento dei distretti socio-sanitari e delle Case della comunità, oltre a interventi per ridurre le liste d’attesa attraverso una migliore organizzazione e nuove assunzioni.

Il caso Calabria: “Simbolo delle criticità”

Duro il quadro tracciato dal segretario generale della Cgil Calabria Gianfranco Trotta, che ha indicato la regione come “il simbolo delle criticità del sistema”.
“L’assistenza agli anziani manca e la medicina di prossimità è inesistente. Siamo alla fine del Pnrr e non si vedono i risultati”, ha affermato, evidenziando anche il peso della mobilità sanitaria: “Il maggiore ospedale dei calabresi resta fuori regione, con una mobilità passiva che vale 320 milioni di euro”.

Carenza di medici e rischio autonomia differenziata

Trotta ha poi lanciato l’allarme sulla carenza di personale sanitario: “Senza i professionisti stranieri sarebbe una tragedia per la sanità calabrese”. E non esclude iniziative di protesta: “Se non arriveranno risposte, siamo pronti alla mobilitazione regionale”.
Critiche anche all’autonomia differenziata, definita “un rischio per la sanità”, mentre sul piano sindacale è stata ribadita la volontà di costruire una convergenza ampia sul diritto alla salute.

Obiettivo: un sistema equo e universale

La proposta di legge, spiegano i promotori, punta a “ribaltare una situazione non più sostenibile” e a garantire un servizio sanitario pubblico accessibile, equo e universale.
All’incontro ha partecipato anche Luigi Veraldi, segretario della Cgil Calabria.

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