«Ve la ricordate la promessa di una Azienda sanitaria provinciale unica che avrebbe salvato la sanità calabrese migliorando efficienza e servizi?». Esordisce con questo interrogativo Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, in una dura presa di posizione sulla politica sanitaria della Regione Calabria, definendo quella riforma un “fallimento” che ha prodotto un “apparato centralizzato inefficiente, con più commissari che medici“.
Territori esclusi e controllo sociale indebolito
Secondo Stasi, l’organizzazione sanitaria dovrebbe fondarsi su radicamento territoriale e controllo sociale, elementi che gli accentramenti operati da Occhiuto hanno progressivamente cancellato. Una scelta che, a suo avviso, non nasce da reali esigenze di ottimizzazione, ma dalla volontà di “allontanare le decisioni dai luoghi del bisogno“, rendendole meno controllabili dalle comunità locali.
Il confronto con le Regioni più efficienti
Il sindaco ionico richiama l’esempio delle Regioni più efficienti d’Italia, alle quali la Calabria paga decine di milioni di euro l’anno per la migrazione sanitaria. Regioni che, pur avendo province meno estese, hanno mantenuto le Aziende sanitarie locali, ottenendo risultati migliori rispetto al modello centralizzato calabrese.
I precedenti: i consorzi di bonifica e Arrical
Stasi estende la critica anche ad altri settori, ricordando la riforma dei Consorzi di bonifica, trasformati – secondo la sua lettura – in una “entità distante e inefficiente“.
Ancora più dura la valutazione su Arrical, definita “il vero capolavoro della Giunta regionale“, con lo smantellamento degli Ato Rifiuti e la sottrazione del potere gestionale ai sindaci, lasciando però ai Comuni e ai cittadini i costi più elevati.
Rifiuti e acqua, tariffe in aumento
Con Arrical, sottolinea il primo cittadino, le tariffe dei rifiuti sarebbero passate da “circa 160 euro a tonnellata a oltre 350 euro“, con un peso diretto sulle bollette dei cittadini, che spesso attribuiscono la responsabilità ai sindaci. A ciò si aggiunge l’aumento delle tariffe dell’acqua, deciso nonostante una fornitura insufficiente, contro il quale Stasi ricorda di aver votato contro.
Impianti mai realizzati
Alle accuse dell’amministrazione regionale rivolte ai sindaci di non aver saputo realizzare impianti di trattamento, Stasi replica con una domanda diretta: “Quanti impianti sono stati realizzati dalla nascita di Arrical? La risposta, secondo il sindaco, è “nessuno“, a dimostrazione del fallimento del modello centralizzato.
Il caso De Salazar
In questo contesto si inserisce anche l’incarico ad interim a Vitaliano De Salazar, chiamato a gestire contemporaneamente l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza e l’Azienda ospedaliera dell’Annunziata. Il sindaco della terza città più popolosa della regione e della prima in provincia di Cosenza chiarisce di non mettere in discussione il profilo professionale, ma “la scelta politica, che viene letta come un ulteriore passo verso una sanità sempre più accentrata“.
Verso l’azienda sanitaria unica regionale
Per il sindaco di Corigliano Rossano, insomma, la direzione è chiara: “La creazione di strutture sempre più centralizzate rappresenta l’ultimo passaggio prima di una azienda sanitaria unica regionale“, definita “un nuovo porto delle nebbie“, distante dai territori e refrattaria al controllo sociale.
Autonomia a giorni alterni
La critica si chiude con un affondo politico: la Giunta regionale viene accusata di praticare una “autonomia a giorni alterni”, ovvero autonomista a livello nazionale e centralista in Calabria, sottraendo autonomia gestionale ai territori e producendo risultati peggiori rispetto alle amministrazioni periferiche.
“Sono due visioni di Calabria – conclude Stasi -: da un lato l’interesse politico, dall’altro quello delle comunità».









