Il diritto alla dignità professionale dei lavoratori della sanità si afferma con forza nelle aule di giustizia della Calabria. Il Tribunale ordinario ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro a risarcire con una cifra superiore ai 65mila euro un infermiere che, per anni, è stato costretto a svolgere mansioni inferiori rispetto alla propria qualifica. La pronuncia chiude una complessa vicenda legale e segna un precedente significativo per l’intero comparto regionale. L’Usb Sanità Calabria, che ha sostenuto il dipendente in questa battaglia, ha espresso forte soddisfazione definendo l’esito della causa come una cifra che, “a nostra conoscenza, rappresenta un risultato record per questo tipo di vertenze in Calabria”.
Carenza strutturale di personale e violazione dei ruoli
Il nodo centrale della controversia risiede nella cronica mancanza di figure di supporto all’interno delle strutture sanitarie dell’azienda. Secondo quanto emerso dal procedimento, la carenza di organico ha costretto i professionisti sanitari a farsi carico di compiti estranei al loro profilo. “L’infermiere – è scritto in una nota del sindacato – è stato costretto per gran parte della propria esperienza lavorativa a operare senza il supporto degli Operatori socio sanitari, il cui compito non può e non deve ricadere sul personale infermieristico. Una situazione che ha leso non solo la dignità professionale del lavoratore, ma anche la qualità e la sicurezza delle cure erogate ai pazienti”.
Il rifiuto del dialogo e la via giudiziaria
La Keyboard sindacale ha evidenziato come il ricorso alla magistratura abbia rappresentato l’estrema ratio di un percorso in cui l’amministrazione sanitaria ha opposto una totale chiusura a qualsiasi tentativo di conciliazione. Prima di adire le vie legali, erano state infatti tentate diverse strade per risolvere la questione in via amministrativa e tutelare il lavoratore senza gravare sui tempi e sui costi della giustizia pubblica. “Usb aveva tentato in ogni modo di evitare il ricorso alla giustizia ordinaria. Avevamo avanzato una proposta di transazione extragiudiziale, inviato Pec di diffida formale e richiesto l’apertura di un tavolo di mediazione. L’Asp di Catanzaro ha ignorato ogni tentativo, rifiutando il dialogo e costringendo il lavoratore ad adire le vie legali”.








