Il ticket può arrivare a 45 euro per ricetta, ma trovare una data per una visita o un esame resta, in alcuni casi, la parte più difficile. È su questa distanza tra quanto si paga e quanto si riesce a ottenere dal servizio sanitario che interviene Rosellina Madeo, consigliera regionale del Pd e vicepresidente della Commissione Sanità. “Pagare di più per avere di meno”, scrive, riferendo di prestazioni indicate come “indisponibili” anche quando la ricerca viene estesa all’intera Calabria.
Il tetto a 45 euro e il nuovo tariffario
Il massimale calabrese per le prestazioni specialistiche ambulatoriali è di 45 euro per ricetta per chi non è esente, contro i 36,15 euro applicati nella maggior parte delle regioni. La differenza, quando si raggiunge il tetto, è di 8,85 euro. Non significa che ogni visita costi 45 euro: l’importo dipende dalle prestazioni prescritte e dalle esenzioni. Il limite calabrese è tra i più alti, ma non è il più alto d’Italia: in Sardegna arriva a 46,15 euro.
La discussione si riaccende con il nuovo tariffario nazionale in vigore dal 21 settembre 2026. L’aggiornamento delle tariffe riconosciute alle strutture non si traduce automaticamente in un aumento identico per tutti i pazienti: il conto allo sportello dipende anche dalle regole regionali e dal massimale della ricetta. Per Madeo, il confronto rende più pressante una domanda: quali tempi e quali prestazioni ottiene chi paga?
“Indisponibile” anche cercando in tutta la regione
La consigliera descrive richieste di esami diagnostici per le quali, sostiene, il problema non è trovare posto nell’ambulatorio più vicino. A volte, afferma, “non si può fare in tutta la regione” attraverso il percorso di prenotazione. Madeo parla di attese che possono durare sei mesi, arrivare a due anni oppure concludersi senza una data disponibile. Sono segnalazioni della consigliera: per misurare quanto sia esteso il fenomeno servono dati pubblici sulle prestazioni richieste, le priorità cliniche, le sedi e le prime date offerte dai Cup.
Una criticità dell’assistenza territoriale emerge anche dai dati ufficiali. Nel monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza relativo al 2024, il ministero della Salute colloca la Calabria sotto la soglia di sufficienza nell’area distrettuale. Il dato non significa che ogni servizio regionale sia insufficiente, ma indica un problema ancora aperto nelle cure sul territorio.
Il costo delle cure fuori regione
Ai ticket si aggiunge il peso della mobilità sanitaria passiva: nel 2024 la spesa per le prestazioni rese ai calabresi fuori regione ha raggiunto circa 308 milioni di euro, secondo i dati della Corte dei conti richiamati in un’interrogazione parlamentare. È una spesa a carico del sistema sanitario regionale, non il denaro versato direttamente dai pazienti. Per chi parte possono però sommarsi viaggio, pernottamento e giorni di lavoro persi.
Madeo contesta inoltre la distanza tra la fine del mandato commissariale, deliberata il 22 aprile 2026, e le difficoltà quotidiane di accesso alle cure. La cessazione del commissariamento è un passaggio istituzionale; da sola non cancella le liste d’attesa. La consigliera collega la sua critica anche al sostegno del presidente Roberto Occhiuto alle pre-intese sull’autonomia differenziata, ritenendo che le disuguaglianze sanitarie richiedano prima risposte concrete. Il punto, per Madeo, è rendere verificabile la promessa di assistenza: sapere quali prestazioni sono prenotabili, dove e in quanto tempo. Senza questa risposta, il massimale del ticket racconta soltanto una metà del conto.













