Le criticità della sanità pubblica in Calabria stanno raggiungendo livelli sempre più preoccupanti: primari che si dimettono, reparti ospedalieri che chiudono per mancanza di medici, altri che non riescono a garantire neppure gli interventi urgenti per la carenza di anestesisti, attività ambulatoriali sospese, liste d’attesa infinite.
Di fronte a questa situazione generalizzata, vi sono però alcune realtà territoriali messe peggio delle altre e, in questo contesto, alla provincia vibonese spetta la palma della peggiore tra le peggiori.
Vibo Valentia ultima tra gli ultimi
Tale inconfutabile dato di fatto porta ad interrogarsi sul perché il territorio vibonese sia sempre l’ultimo tra gli ultimi, quello che ottiene sempre meno rispetto alle altre province. Il discorso da fare è articolato, poiché siamo di fronte ad una serie di concause le quali, oltre ad aver relegato la provincia vibonese in una posizione di irrilevanza nella graduatoria degli interessi del governatore e commissario alla sanità Roberto Occhiuto, hanno generato anche una sorta di rassegnazione nei cittadini che li porta, contrariamente a quanto avviene in altre realtà territoriali, ad accettare senza alcuna forte reazione, quasi come un fatto ineluttabile, il disfacimento della sanità pubblica provinciale.
Il confronto con Polistena: quando i cittadini reagiscono
Quest’ultimo dato emerge in modo chiaro se lo si raffronta con la diversa reazione e partecipazione dei cittadini di Polistena, riuniti in un comitato spontaneo a tutela della salute, che da circa una settimana stanno presidiando l’ingresso dell’ospedale cittadino per protestare contro le stesse carenze di cui soffrono gli ospedali di Vibo, Serra e Tropea.
Una protesta vigorosa, sostenuta dagli esponenti politici nazionali, regionali e dai sindaci della piana di Gioia, i quali, nonostante la pioggia battente, si sono confrontati con i cittadini, garantendo interventi concreti miranti alla soluzione delle varie problematiche.
Le promesse della politica
In particolare i parlamentari Cannizzaro ed Arruzzolo hanno garantito la presentazione di un emendamento al decreto Milleproroghe per consentire ai medici in pensione di continuare, per altri dodici mesi, a garantire le proprie prestazioni negli ospedali, mentre i consiglieri regionali Cirillo, Giannetta, Crinò e Falcomatà, ciascuno dalle rispettive postazioni, hanno garantito l’approvazione di una legge regionale che, nelle more del percorso parlamentare dell’emendamento di cui si è detto, consenta la continuità assistenziale.
Perché a Vibo non c’è mobilitazione
Ciò posto, bisogna capire perché nella provincia vibonese, nonostante le carenze della sanità pubblica siano per alcuni versi ancor più gravi, una mobilitazione imponente non ci sia mai stata. A Vibo e provincia comitati ed associazioni dai nomi altosonanti se ne contano a iosa, eppure, nonostante la miriade di comunicati stampa con i quali annunciano le rispettive iniziative di protesta, a partecipare – per come testimoniano i servizi fotografici – sono sempre un numero esiguo di persone.
La crisi di credibilità dei comitati
Riteniamo di non sbagliare nel sostenere che il tutto dipenda dalla scarsa credibilità di cui godono comitati ed associazioni presso i cittadini, poiché dai loro comunicati emerge solamente tanta dotta retorica e al contrario pochissimo coraggio nel denunciare, ad esempio, i motivi per i quali i rappresentanti politici del territorio non sono mai presenti alle manifestazioni miranti ad ottenere misure correttive delle tante storture del sistema sanitario pubblico.
Assenze politiche e silenzi assordanti
Se nella vicina Polistena sono accorsi tutti i rappresentanti politici di ogni ordine e grado, mentre a Vibo l’On. Mangialavori ed il consigliere regionale Pitaro, i quali ormai vivono in simbiosi per la tutela dei reciproci interessi politici e di altro genere – in quanto l’uno non esisterebbe senza l’altro e viceversa – non hanno mai speso una parola sulle carenze sanitarie che angustiano i cittadini, e non si ha il coraggio di denunciare questo modus operandi, la credibilità si azzera.
Da tempo assistiamo solamente ad una specie di gara tra comitati ed associazioni nell’inondare le redazioni dei mezzi d’informazione di comunicati stampa senza alcun costrutto, nell’evidente speranza che siano i giornalisti a mettere nero su bianco tutto quello che non si è avuto il coraggio di scrivere.
Chi ha avuto il coraggio di denunciare
Detto questo, diventa doveroso però ricordare, giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, chi quel coraggio, che a tutti è fin qui mancato, ha invece dimostrato di possederlo.
Ci riferiamo a Mimmo Consoli, ispiratore del movimento “Umanesimo Sociale”; l’ex primario infatti, durante la fase più acuta della pandemia – quando di Covid si moriva e la tempestiva conoscenza dell’esito del tampone faceva la differenza tra la vita e la morte – di fronte ai complimenti rivolti dall’allora senatore Mangialavori al commissario dell’ASP per la gestione pandemica, prese carta e penna e denunciò sui giornali che quei complimenti lo indignavano.
La provincia vibonese era infatti l’unica a non essere in grado di processare i tamponi, che venivano invece inviati a Catanzaro, con le inevitabili lungaggini che costringevano i padri di famiglia a rivolgersi ai laboratori privati, sborsando settanta euro per ogni tampone per ottenerne l’esito in tempo utile.
Il Comitato ristretto dei sindaci: tra timore e inerzia
Chiuso questo capitolo, bisogna affrontare la posizione del “timoroso” Comitato ristretto dei sindaci che, invece di assumere posizioni molto ferme nei confronti di Occhiuto nella sua veste di commissario alla sanità, e denunciare senza timore reverenziale che la sanità pubblica vibonese si trova nello stato in cui è perché chi dovrebbe battersi per il miglioramento dei suoi standard ha tutto l’interesse contrario, appena convocati in regione sono usciti da quelle “sacre stanze” con le classiche brache calate, dichiarandosi soddisfatti e predicando moderazione e pazienza.
La pazienza dei cittadini ha un limite
Ma quanta pazienza deve avere la signora che per la sostituzione di uno stent, dopo un umiliante palleggiamento tra gli ospedali di Tropea e Vibo, è stata costretta a rivolgersi ad una struttura privata? Quanta pazienza deve avere quel signore ricoverato nel reparto di ortopedia del nosocomio vibonese per una frattura scomposta alla spalla che non poteva essere operato per la mancanza di un anestesista?
Quanta pazienza devono avere tutti coloro che, dopo aver atteso per innumerevoli mesi la data della visita prenotata, con la sospensione delle attività ambulatoriali si ritrovano costretti ad emigrare presso altre ASP o ad ingrossare il portafoglio alle strutture private? Anche il più pio dei frati francescani ne avrebbe le scatole piene.
Una lezione dalla Piana di Gioia
Forse sarebbe il caso che i componenti del Comitato ristretto, ed a questo punto inconsistente, dei sindaci facessero un po’ di apprendistato presso i colleghi della piana di Gioia, per imparare come tutelare al meglio gli interessi dei propri amministrati.









