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5 Aprile 2026
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Habanero, ‘ndrangheta nelle Preserre Vibonesi: la Dda di Catanzaro chiede 24 rinvii a giudizio (NOMI)

Stralciate due posizioni. L'udienza preliminare fissata per il 30 aprile prossimo, gli indagati rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, omicidio, traffico di armi e droga, estorsione e riciclaggio

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Attività illecite nella zona delle Preserre vibonesi, ingerenze su appalti, da parte di un’organizzazione criminale radicata tra Acquaro, Soriano Calabro, Gerocarne e Dasà, con legami che si sarebbero estesi in altre province italiane e all’estero. Con le accuse, a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso omicidio, traffico di armi e droga, estorsione e riciclaggio, la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio giudizio nei confronti di 24 indagati coinvolti nell’inchiesta antimafia Habanero, che mira a ricostruire il ruolo centrale di alcune storiche cosche della ‘ndrangheta vibonese nel controllo del territorio e nelle infiltrazioni in diversi settori economici. Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini nella richiesta di rinvio a giudizio, formulata dai magistrati Andrea Giuseppe Buzzelli e Annamaria Frustaci, non compaiono più i nomi di Gaetano Emanuele, 49 anni, Gerocarne (VV); Francesco Tarzia, 42 anni, Acquaro (VV), le cui posizioni sono state stralciate.

I nomi di coloro che rischiano il processo

Rischiano il processo Luciano Barone, 50 anni, Montesilvano (PE); Cosimo Bertucci, 50 anni, Orbassano (TO); Francesco Bertucci, 51 anni, Nichelino (TO); Cristian Domenico Capomolla, 36 anni, Acquaro (VV); Francesco Capomolla, 41 anni, Gerocarne (VV); Giuseppe Chiera, 36 anni, Soriano Calabro (VV); Francesco Antonio Ciconte, 28 anni, Mazzè (TO); Domenico Fusca, 43 anni, Dasà (VV); Giorgio Galiano, 49 anni, Vibo Valentia (VV); Sandro Ganino, 40 anni, Acquaro (VV); Cosmo Damiano Inzitari, 47 anni, Acquaro (VV); Rinaldo Loielo, 29 anni, Rondissone (TO); Angelo Maiolo, 40 anni, Montesilvano (PE); Francesco Maiolo, 45 anni, Montesilvano (PE); Francesco Maiolo, 41 anni, Brandizzo (TO); Luca Marano, 45 anni, Chieti (CH); Filippo Monardo, 28 anni, Soriano Calabro (VV); Nicola Antonio Papaleo, 65 anni, Rosarno (RC); Rodolphe Pinto, 63 anni, San Salvo (CH); Vincenzo Pisano, 30 anni, Gerocarne (VV); Francesco Sorleto, 45 anni, Acquaro (VV); Pasquale Rottura, 30 anni, Acquaro (VV); Francesca Silipo, 39 anni, Acquaro (VV); Giuseppe Taverniti, 47 anni, Brandizzo (TO)

Il contesto criminale

Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia avrebbero permesso di delineare la gerarchia interna e i ruoli degli affiliati, portando alla contestazione di numerosi reati. Tra le contestazioni, la ‘strage dell’Ariola’ avvenuta il 25 ottobre 2003 a Gerocarne, frazione di Ariola, nella quale vennero uccise tre persone (Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro) e ferita una quarta. La strage sarebbe stata compiuta per volontà dei tre Maiolo e di Gaetano Emanuele. Un’azione di sangue nata – secondo l’accusa – per vendicare le scomparse (lupare bianche) negli anni ’90 di Rocco e Antonio Maiolo, genitori dei Maiolo ora arrestati, uccisi in uno scontro tra clan per il predominio mafioso della zona.

I rapporti tra cosche

L’inchiesta ha evidenziato anche i rapporti tra la locale criminalità organizzata e le cosche di Limbadi, Vibo Valentia e Sant’Onofrio, confermando un sistema di gestione mafiosa del territorio basato su intimidazione, violenza e collusione con ambienti economici e istituzionali, rivelando l’esistenza di un “direttorio criminale” che decideva le strategie operative della cosca, risolvendo conflitti interni e regolando gli equilibri tra le diverse ‘ndrine.

L’udienza preliminare e il diritto di difesa

Adesso la parola passa al gup distrettuale Piero Aragosteo che il 30 aprile nel contraddittorio tra accusa e difesa (nel cui collegio compaiono i nomi di Vincenzo Cicino (del Foro di Catanzaro), Pamela Tassone (Foro di Vibo), Cataldo Domenico Intrieri (Roma), Giuseppe Antonio Damini (Torino), Luigi Chiappero (Torino), Luca Cianferoni (Roma), Ermenegildo Massimo Scuteri (Catanzaro), Antonio Barilaro (Vibo Valentia), Beatrice Biamonte (Catanzaro), Sandro D’Agostino (Vibo Valentia), Nicola Loiero (Catanzaro), Alessandro Diddi (Roma), Giuseppe Di Renzo (Vibo Valentia), Francesco Schimio (Palmi), Sergio Rotundo (Catanzaro), Michelangelo Miceli (Vibo Valentia), Giuliana De Nicola (Pescara), Giuseppe La Rana (Milano), Ilario Tripodi (Catanzaro), Giuseppe Gervasi (Locri), Vincenzo Sorgiovanni (Locri), Lucio Canzoniere (Lamezia Terme), Laura Castellano (Pescara), Francesco Lojacono (Roma), deciderà se mandare a processo i 24 indagati.

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