5 Ottobre 2026
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Papillo lancia la “Promessa” per il Vibonese: “Dieci punti da portare a Roma, in Regione e a Bruxelles” (VIDEO)

Il presidente del GAL Terre Vibonesi presenta il festival del 15 e 16 ottobre a Villa Klopè: due giorni di confronto per costruire una piattaforma sul futuro della provincia. "Abbiamo speso il 100% delle risorse europee. Ora serve una strategia che tenga insieme giovani, imprese, turismo e territorio"

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Per crescere un territorio ha bisogno di tenere insieme la storia, la cultura, la bellezza dei suoi paesaggi e le eccellenze della terra. Da questa idea è partito il nuovo appuntamento di Stanza7, il podcast di Calabria7, che ha ospitato Vitaliano Papillo, presidente del GAL Terre Vibonesi, per ripercorrere dieci anni di lavoro e presentare il festival che ne celebrerà il decennale.

“Un’agenzia di sviluppo che coincide con la provincia”

“Il GAL, gruppo di azione locale, non è altro che un’agenzia di sviluppo locale”, spiega Papillo. L’area di intervento coincide con l’intera provincia di Vibo Valentia, e per il presidente questo è stato fin dall’inizio un punto di forza. “Ci siamo accorti subito che potevamo parlare di mare, della Costa degli Dei, straordinaria e meravigliosa, ma anche di borghi interni e soprattutto di una montagna straordinaria”. Accanto alla varietà geografica è emerso presto un patrimonio di prodotti, storia e cultura. Da qui la scelta di una linea precisa, quella di uno sviluppo locale “che vogliamo sia di fatto armonico”.

“L’ascolto ci ha dato la marcia in più”

Il percorso è cominciato dieci anni fa. Il territorio aveva già allora potenzialità enormi, racconta Papillo, “ma vedevamo che poco si parlava tra di noi”. La prima scelta del GAL è stata andare incontro a chi il territorio lo vive e ascoltare molto. “Credo che l’ascolto sia stato l’elemento più importante, quello che ci ha dato la marcia in più”. Una marcia in più che si è tradotta nella partecipazione massiccia ai bandi e nel ruolo di punto di riferimento che il GAL si è guadagnato.

I gruppi di azione locale dipendono dall’assessorato regionale all’Agricoltura, ricorda il presidente, e il mondo agricolo e del food resta centrale. Con il tempo il dialogo si è allargato a chi fa turismo e ad altri ambiti, “perché abbiamo capito quanto è importante dialogare con tutti quelli che vivono questa nostra provincia”. Tante idee sono arrivate al GAL scritte su un foglio di carta e sono diventate attività avviate, sogni realizzati.

“Non abbiamo restituito nulla”

Il dato che riassume il decennio è il 100% delle risorse europee impegnate e spese. “Ciò che dovrebbe essere normale e naturale a volte non lo è. Per le Terre Vibonesi l’abbiamo fatto diventare normale e naturale. Non abbiamo restituito nulla“. Quei fondi sono diventati progetti concreti, con centinaia di realtà finanziate tra start up, agricoltura, trasformazione, commercializzazione e sociale.

Dietro le cifre, sottolinea Papillo, ci sono volti e storie. “Possiamo raccontare storie di ritorno grazie ai nostri progetti. Ci sono ragazzi e ragazze che hanno deciso di rimanere qui o addirittura di tornare, e oggi vivono e lavorano in mezzo a noi”.

Il Marchio territoriale, nato da un viaggio in Puglia

Per fare sistema il GAL ha costruito un ulteriore strumento, il Marchio territoriale di qualità. L’idea nasce durante un viaggio in Puglia, dove Papillo ha conosciuto un marchio d’area. In quella terra, molto simile alla Calabria, c’era già il concetto di una fruizione sistemica del territorio, “ma mancavano dei pezzi”. Rientrato in Calabria, il confronto con la struttura e con chi ogni giorno progetta e programma insieme al GAL ha portato a una scelta diversa, quella di un marchio territoriale. “Troppo spesso si raccontano le singolarità, in particolare i prodotti, e ci si dimentica dei luoghi dove vivono questi prodotti e queste realtà”.

Il marchio è già stato riconosciuto dal Ministero ed è stato presentato in occasione dell’Anteprima Terra Madre a Tropea. Punta sulla qualità e sui servizi, e soprattutto su un racconto ordinato delle tante eccellenze che oggi operano scollegate. L’obiettivo è permettere a chi arriva nel Vibonese di vivere al meglio tre, cinque o dieci giorni, “quanto ognuno vuole rimanere in questa nostra terra”.

Il Festival delle Terre Vibonesi a Villa Klopè

Per i dieci anni il GAL ha deciso di fermarsi e festeggiare, immaginando in questa pausa “una ripartenza importante, strutturata”. Il Festival delle Terre Vibonesi, in programma il 15 e 16 ottobre a Villa Klopè, a Francavilla Angitola, servirà prima di tutto a raccontare quanto è stato fatto. “In Calabria è molto importante fermarsi un attimo e dire che ce la possiamo fare. I buoni esempi e le buone pratiche è importante raccontarli”.

Sarà un momento del GAL aperto alla provincia, alla regione e all’Italia intera, perché molti degli ospiti coinvolti vivono e lavorano nel resto del Paese. Con loro, tra dibattiti, incontri e scambi, il GAL vuole costruire una strategia complessiva per lo sviluppo del territorio.

La Promessa in dieci punti

Tutto confluirà in un documento in dieci punti, la Promessa, che nascerà dai panel e dai cantieri delle due giornate. “La concretezza ha sempre contraddistinto la mia attività e quella del GAL. È lì che ci misuriamo ed è lì la credibilità per chi ti guarda, in un mondo molto liquido, fatto di tante belle parole, dove c’è sempre qualcuno più bravo di te a raccontare”. Il documento sarà sottoposto al governo nazionale e a quello regionale. Il passo successivo sarà scrivere e presentare alla Comunità europea un bando di ampio respiro.

“Partite, arricchitevi e poi tornate”

Uno dei panel del festival si intitola “Terre che restano”. A Papillo abbiamo chiesto perché lui sia rimasto. “Sono legato in maniera viscerale a questa terra, c’è un legame che non potrà mai andare via, lo senti dentro. Mi sento un calabrese doc, però non un calabrese che guarda dalla finestra quello che accade senza fare nulla”. Dieci anni da sindaco di Gerocarne, il suo paese, e dieci da presidente del GAL gli hanno lasciato qualche strumento in mano. Il riferimento va al concetto di restanza dell’antropologo Vito Teti, da cui Papillo ricava una domanda su come si resta. “Sono rimasto per cambiare le cose”.

Il suo sogno, da qui a dieci anni, è vedere le cose cambiate e migliorate. Senza semplificare, il presidente indica il tema delle partenze. “Oggi si parte con troppa facilità”. Ai giovani dice di andare per formarsi e arricchirsi, perché chi esce torna molto più ricco, “poi tornate e date quel qualcosa in più a questa terra, che ne ha tanto bisogno”. La Calabria non parte da zero, conclude, e ha un potenziale enorme, forse inespresso, che tocca alle capacità di ognuno far esplodere.

Il grazie alla stampa

In chiusura Papillo ha voluto ringraziare chi ogni giorno racconta quello che accade in Calabria. “Il racconto bello e pulito di quello che è la Calabria ha un’importanza vitale. Fatelo sempre con questo spirito positivo, perché ne abbiamo tanto bisogno”. È lo stesso obiettivo che Calabria7 si è dato fin dalla sua nascita.

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