Un’udienza fiume tra eccezioni, ammissioni delle parti civili e scelta del rito per i 12 imputati coinvolti nell’inchiesta “Ergon”, che ha portato la Guardia di finanza ad eseguire il 29 ottobre scorso 5 misure cautelari, disposte dal gip Luca Bonifacio su richiesta del sostituto procuratore Saverio Sapia e che ruota intorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti nel Catanzarese. Davanti al gup Mario Santoemma si sono costituite parti civili la Cgil, la Filcams Cgil Calabria, la Filcams Cgil nazionale e 47 lavoratori, rappresentati, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Mussari, Paolo Carnuccio, Alice Piperissa, Lucrezia Staiano, Livio Muscatiello, Vincenzo Larocca, Salvatore Giunone, Francesco Mancuso e Vittorio Ranieri.
I nomi di chi va in ordinario
Hanno scelto di proseguire l’ordinaria udienza preliminare Antonio Citriniti, di Catanzaro; Paolo Giordano di Catanzaro; Maria Teresa Panariello, di Avellino e Giorgio Rizzuto residente a Catanzaro. E ancora le società Food&More srl e Paoletti spa, entrambe con sede legale a Montepaone.E per loro il gup deciderà il prossimo 28 aprile, mentre in sei hanno optato per l’abbreviato.
I nomi di chi va in abbreviato
Si tratta di Vito Doria, residente a Satriano; Vittorio Fusto, residente a Girifalco; Tiziana Nisticò, di Satriano, Paolo Paoletti, di Soverato; Rosario Paoletti Martinez, residente a Soverato; Anna Valentino, residente a Soverato. Per loro il processo proseguirà il prossimo 18 giugno, giorno della requisitoria del pubblico ministero.
Le dichiarazioni spontanee
Nel corso dell’udienza ha reso dichiarazioni spontanee l’imprenditore Paolo Paoletti, ammettendo le sue responsabilità, precisando che il suo modus operandi era direttamente correlato ad una crisi aziendale: “ho comunque ho dato da mangiare a cento famiglie, mi sono trovato in difficoltà economiche con la società in un momento di non facile gestione”. Per lui il gup ha stabilito in luogo del carcere gli arresti domiciliari a Soverato con braccialetto elettronico, un affievolimento delle esigenze cautelari dovuto alla scelta del rito alternativo e al fatto che il quadro probatorio è cristallizzato e non c’è il pericolo di inquinamento delle prove.
I ruoli dell’organizzazione criminale
Secondo le ipotesi di accusa, all’interno dell’organizzazione ognuno avrebbe avuto ruolo e compiti ben delineati. Il dominus, sarebbe stato il titolare dei supermercati Paolo Paoletti, che avrebbe supervisionato e diretto l’attività di tutta l’associazione, incamerando il profitto dei reati, effettuando in prima persona i colloqui per le assunzioni dei lavoratori. Avrebbe imposto e dettato le condizioni di sfruttamento, impartito ai direttori dei singoli punti vendita le disposizioni sui turni di servizio e sulle ferie dei dipendenti, decidendo la tipologia di contratto da utilizzare nell’assunzione di ogni singolo lavoratore. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Paoletti avrebbe coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nel redarre falsi contratti con buste paghe che avrebbero mascherano le reali condizioni dei lavoratori, costringendo i dipendenti che subivano infortuni nel luogo di lavoro a dichiarare il falso.
Il massimo profitto con il minimo rischio
Ad affiancarlo nella gestione del personale Anna Valentino, che avrebbe impartito le direttive ai direttori dei punti vendita sui turni da far osservare ai dipendenti, collaborando con Paoletti per individuare la migliore strategia per massimizzare il profitto con rischi minimi. Valentino dal primo gennaio 2024 avrebbe curato la contabilità delle società, versando o ricevendo mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retributive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello pattuito inizialmente. Maria Teresa Panariello offre un costante contributo al vertice dell’organizzazione, coadiuvando Paoletti e Valentino per individuare le concrete modalità di sfruttamento dei lavoratori, cercando di evitare denunce o azioni civili. Redige i contratti dei dipendenti sfruttati inserendo clausole sulla scelta del lavoro part- time e sulla retribuzione, non corrispondenti al reale orario di lavoro e alle mansioni svolte dai dipendenti, in modo da far risultare una retribuzione netta effettiva apparentemente in linea con le disposizioni del Contratto nazionale del lavoro, e inoltre suggerisce a Paoletti e Valentino le modalità per evitare vertenze sindacali.
Il sindacalista a disposizione di Paoletti
Rizzuto e Nisticò, secondo il magistrato, in qualità di partecipi avrebbero predisposto la documentazione relativa all’assunzione dei nuovi dipendenti, curando la contabilità aziendale, versando e ricevendo anche loro, mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retribuitive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello precedentemente pattuito con Paoletti. Ma partecipi del sistema sarebbero anche Fusto, Giordano e Citriniti, esecutori delle direttive di Paoletti sulle condizioni di lavoro, coloro che in caso di infortunio sul lavoro avrebbero spinto i dipendenti a riferire ai sanitari una dinamica diversa da quella effettiva, contribuendo ad imporre condizioni lavorative vessatorie. Ma c’è di più. Il sindacalista della Uila Doria avrebbe stipulato in veste di conciliatore sindacale plurimi accordi transattivi “tombali”, su disposizione di Paoletti, assicurando all’associazione a delinquere il massimo profitto. Avrebbe effettuato, secondo la Procura, l’iscrizione al sindacato Uila di Soverato di 85 lavoratori della Paoletti e della Food& More a loro insaputa e a spese di Paoletti, aumentando il proprio potere di rappresentanza sindacale.
Il collegio difensivo
Nel nutrito collegio difensivo avvocati Helenio Cartaginese, Giuseppe Partenopei, Giuseppe Fonte, Vincenzo Vaiti, Domenico Cortese, Mario Sinopoli, Francesco Gambardella, Sergio Rotundo, Antonio Balladelli, Aldo Casalinuovo.









