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19 Maggio 2026
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Droga tra Calabria e Campania, la Corte d’Appello di Catanzaro scarcera uno degli indagati: va ai domiciliari

Accolta l’istanza della difesa: per i giudici le esigenze cautelari possono essere tutelate con una misura meno afflittiva. L’indagato era coinvolto nell’inchiesta sulla rotta dello stupefacente tra Scalea, Salerno e Napoli

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La Corte d’Appello di Catanzaro ha disposto la sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari per Pietro Santagada, 31 anni, nato a Belvedere Marittimo e coinvolto nel procedimento sul presunto traffico di droga tra Calabria e Campania. La decisione è arrivata dopo l’istanza presentata dai difensori, gli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino, che avevano chiesto una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere. Santagada era ristretto nella casa circondariale di Paola. La Corte, letto anche il parere contrario del procuratore generale, ha ritenuto che le esigenze cautelari potessero essere salvaguardate con i domiciliari.

La decisione della Corte d’Appello

Secondo quanto disposto nell’ordinanza, Santagada dovrà scontare gli arresti domiciliari nell’abitazione familiare di Scalea. I giudici hanno valorizzato, tra gli altri elementi, il tempo già trascorso dall’applicazione della misura custodiale e l’attenuazione delle esigenze cautelari di natura preventiva.

La Corte ha inoltre prescritto all’imputato di non allontanarsi dal luogo degli arresti domiciliari senza autorizzazione e ha imposto il divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con persone diverse dai familiari conviventi. Vietato anche l’utilizzo di strumenti informatici e telefonici.

L’inchiesta sulla rotta della droga

La vicenda giudiziaria si inserisce nel filone investigativo sul presunto traffico di sostanze stupefacenti tra provincia di Reggio Calabria, Alto Tirreno cosentino e Campania. Secondo l’impostazione accusatoria, la droga sarebbe stata acquistata da narcotrafficanti calabresi, poi nascosta in diversi centri tra cui Scalea, Nocera Inferiore, Terzigno e Pompei, prima di raggiungere le piazze di spaccio di Salerno e Napoli.

Al centro dell’inchiesta, secondo gli investigatori, vi sarebbe stato un gruppo più ampio, già colpito da una precedente operazione della Dda di Salerno ed eseguita dalla Guardia di finanza. Gli atti sono poi confluiti a Catanzaro dopo la valutazione sulla competenza territoriale.

Il ruolo contestato a Santagada

Nel primo troncone dell’indagine, Santagada era stato indicato dagli inquirenti tra i soggetti ritenuti vicini a Domenico Tamarisco, detto “Nardiello”, considerato dagli investigatori il promotore del presunto sistema criminale. Secondo l’accusa, alcuni sodali calabresi avrebbero avuto il compito di curare i rapporti con i fornitori, il confezionamento e il trasferimento dello stupefacente dalla Calabria verso la Campania.

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