È Venerdì Santo. A Paravati, nella casa di Natuzza Evolo in via Nazionale, l’aria si fa densa di mistero. Si respira Passione, Crocifissione, Morte di Gesù Cristo. In quelle ore, sul corpo della mistica calabrese, si manifestava un fenomeno inspiegabile: i segni del supplizio di Cristo apparivano sulla sua pelle, ferite visibili su gambe, braccia, costato e testa. Un dolore che diventava testimonianza viva, davanti agli occhi di medici, fedeli, scienziati.
Il mistero delle stimmate
Ogni anno, nella Settimana Santa, Mamma Natuzza cadeva in estasi mistica. Le sue stimmate, a contatto con bende e fazzoletti, lasciavano tracce impossibili da spiegare: preghiere in lingue diverse, ostie, corone di spine, cuori trafitti. Per lunghi anni, studiosi e uomini di Chiesa trascorrevano accanto a lei il giorno più drammatico, cercando non solo di alleviare le sue pene, ma di comprendere un mistero divino.
L’ultimo Venerdì Santo e il filo della vita
Solo nell’ultimo anno di vita, le ferite non si aprirono. Le sofferenze furono più lievi, ma la luce spirituale rimase intatta. Nessuno, da queste parti, ha dimenticato il clima di attesa composta che avvolgeva la casa di Natuzza. Dopo quei giorni, spesso Fortunata condivideva con i suoi padri spirituali e familiari i colloqui celesti.
Il colloquio del 3 marzo 1996
Tra i più noti, quello del 3 marzo 1996 alle ore 9:30. Così ha scritto Natuzza nel diario pubblicato dalla rivista Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, organo ufficiale della Fondazione: “Mi apparve Gesù vestito di bianco, in una grande luce, e mi disse:
Figlia, è stato un brutto anno per te, il più brutto della tua vita, perché ti ho messo nel frullatore e il tuo corpo è triturato per amore degli altri. Tu lo stai sopportando per amore mio e per la conversione dei peccatori. Nel mondo non c’è pace, perché si è scatenato Lucifero…”
Parole durissime, ma intrise di amore, perdono e giustizia divina. Cristo parlava di un’umanità smarrita: “Un terzo della popolazione è con me. Gli altri sono preda del demonio… Capiscono solo il male. Se non si pentono, per loro non ci sarà perdono né pietà.”
La croce di Fortunata e il Calvario interiore
Gesù riconosceva in Natuzza una sofferenza santa: “Tu sei assetata di sofferenza per aiutare me a portare la croce… Ma quest’anno sei costretta a dire: Signore non ne posso più, perché la tua vita è legata a un filo. Chiedi per te un po’ di riposo e di pace nel cuore. Hai solo la mia pace, e niente più“. Una testimonianza spirituale che ancora oggi scuote, che ci interroga sulla fede e sul valore della sofferenza offerta.
Il monito di Cristo: “La giustizia di Dio sarà implacabile”
Cristo ammoniva anche i persecutori, coloro che “parlano male alle spalle”, che “fanno il male e ne godono”: “Voi continuate a pregare e ad amare… Dio li getterà nel fuoco eterno. Nella Geenna.” Parole che pesano come macigni. Ma che offrono anche una strada chiara: perdonare, pregare, resistere nel bene.
Una lezione di vita, di amore, di fede
Mamma Natuzza ci ha lasciato una traccia luminosa. Ci ha insegnato a non peccare, a perdonare, a sperare. I suoi 85 anni sono stati un cammino verso il Calvario, ma anche una scalata al Paradiso.
Oggi, nel nome di Natuzza, apriamoci all’accoglienza, alla carità, alla pace. Ognuno di noi ha un Giuda accanto, ma può scegliere di non tradire, di restare fedele al bene.
Un messaggio per oggi
Prepariamoci a vivere la Pasqua con lo spirito della Serva di Dio. Facciamoci carico del suo dolore per liberare il mondo dalle guerre, dal peccato, dall’odio. Mettiamoci in fila, umili e pentiti, verso le porte del Paradiso. Dio ci aspetta. E sa se stiamo barando.








