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9 Aprile 2026
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‘Ndrangheta a San Siro, l’evento con Zanetti e il pranzo (sfiorato): così Bellocco voleva legittimarsi nel cuore dell’Inter

Dalla maxi-inchiesta sulla Curva Nord emerge un retroscena inquietante: Antonio Bellocco, rampollo della ’ndrangheta di Rosarno, avrebbe usato Andrea Beretta per avvicinare l'ex bandiera del club nerazzurro

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Nel cuore di Milano, lo stadio San Siro non è solo tempio del calcio, ma anche epicentro di un presunto sistema estorsivo e mafioso. È quanto emerge dall’ordinanza del gip Domenico Santoro, che accoglie la richiesta di misura cautelare della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che all’alba di oggi ha portato all’arresto di altre sette persone (cinque in carcere e due ai domiciliari). Le carte raccontano un intreccio torbido tra esponenti della ’ndrangheta, ultras della Curva Nord, e interessi economici milionari attorno alla gestione dei parcheggi del Meazza.

Il business dei parcheggi e 4.000 euro mensili “per la tranquillità”

Secondo l’accusa, per almeno due anni Gherardo Zaccagni, gestore dei parcheggi, avrebbe versato 4.000 euro al mese a Giuseppe Caminiti e Mauro Russo. I soldi sarebbero stati destinati a Vittorio Boiocchi, storico capo ultras della Curva Nord (ucciso nel 2022), e ad Andrea Beretta, figura apicale del tifo organizzato nerazzurro. L’obiettivo? “Evitare problemi con la Curva”, secondo quanto riferito dagli stessi indagati. Totale stimato: 60.000 euro. Una vera e propria estorsione ambientale, aggravata dal metodo mafioso.

L’ombra lunga dei Bellocco e i soldi da inviare ai detenuti

Il denaro estorto non si fermava a Milano. Una parte, secondo la Dda, veniva restituita alla cosca Bellocco, potente articolazione della ’ndrangheta rosarnese, tramite il boss Antonio Bellocco, presente in Lombardia con l’appoggio del gruppo ultras. Le intercettazioni raccontano di un sistema organizzato per inviare fondi ai detenuti al 41-bis: “Ci cacciamo 5.000 euro io, te e Beretta… gli diamo 15.000 euro, li mandiamo in galera”.

L’Inter parte lesa

L’Inter viene citata spesso nell’ordinanza firmata dal gip Domenico Santoro ma non risulta in alcun modo indagata. Il club compare tra le carte dell’inchiesta in qualità di parte informata o potenzialmente lesa in numerosi passaggi. Uno su tutti: una lettera dei vertici della società ai fratelli Russo, con la quale si manifesta “preoccupazione” per la presenza di Caminiti nella filiera dei parcheggi, viste le sue relazioni pregresse con Boiocchi. In una conversazione del 3 aprile 2020, Zaccagni propone di “avvicinare Alessandro Antonello”, attuale amministratore delegato dell’Inter, definito come “uno che rompe i coglioni da due anni”, segno evidente di un conflitto sotterraneo tra i gestori dei parcheggi e la dirigenza del club.

Zanetti, il favore e il ristorante

Il nome di Javier Zanetti, bandiera nerazzurra e oggi vicepresidente, compare in una vicenda apparentemente secondaria ma dal forte valore simbolico. Andrea Beretta racconta agli inquirenti di aver chiesto un favore a Zanetti: partecipare al “QFORT Day”, un evento organizzato da Davide Scarpone (legato agli ambienti della Curva), per accontentare Antonio Bellocco. Zanetti sarebbe intervenuto all’evento, salutando pubblicamente l’imprenditore, e successivamente – secondo Bellocco – avrebbe inviato un messaggio di ringraziamento e promesso una visita al ristorante argentino “El Patio del Gaucho”. Per il gip questo episodio conferma “la prossimità tra alcuni ambienti ultras e i livelli istituzionali del club”, sebbene non implichi responsabilità penale diretta.

Bellocco e quel legame da raccontare

Tre giorni prima dell’evento aziendale “QFORT Day”, organizzato a Como da Davide Scarfone, imprenditore e oggi detenuto per usura, si tiene una conversazione intercettata dalla Squadra Mobile di Milano. È il 14 novembre 2023. Antonio Bellocco, rampollo della cosca calabrese e figura emergente nella Curva Nord, parla con Scarfone. L’obiettivo? Ottenere la presenza di Javier Zanetti, vicepresidente dell’Inter, all’evento.

Zanetti — del tutto estraneo all’inchiesta — partecipa effettivamente alla manifestazione. E tre giorni dopo, Bellocco si vanta: “Mi ha mandato un messaggio (Zanetti, ndr): spero che il ragazzo sia stato contento… tutte cose… dopo andiamo a mangiare, andiamo a mangiare da lui un giorno di questi”. Il “ragazzo” sarebbe proprio Scarfone, a cui Zanetti avrebbe dedicato il saluto. Il passaggio non è marginale. Per il gip Domenico Santoro, che firma l’ordinanza del 5 maggio 2025, si tratta di un dato di rilievo giudiziario. Lo scrive nero su bianco: “È indubbio che tale vicenda (come giustamente segnala il pm Paolo Storari) rappresenti un significativo elemento di prova circa il rapporto intercorrente tra gli esponenti di spicco del direttivo della Curva Nord, in questo caso rappresentati da Antonio Bellocco, e la società interista”.

L’evento, che avrebbe dovuto essere solo una passerella imprenditoriale, si trasforma così in strumento di legittimazione sociale per un soggetto criminale. E il tramite è Andrea Beretta, ex capo Curva oggi collaboratore di giustizia, che avrebbe chiesto a Zanetti il favore “per un amico”.

Chi era Antonio Bellocco

Antonio Bellocco non era un ultras qualsiasi. Secondo l’ordinanza, era il “rappresentante a Milano” della cosca di Rosarno, già radicata nel capoluogo lombardo. Viveva a Cologno Monzese sotto falso nome. Aveva relazioni d’affari con esponenti del tifo organizzato, si occupava di estorsioni, usura, traffico di droga, e frequentava i parcheggi dello stadio Meazza, crocevia di potere e minacce.

È stato ucciso a colpi di pistola il 5 settembre 2024 a Cernusco sul Naviglio, da colui che l’aveva introdotto in quel mondo: Andrea Beretta, lo storico capoultras della Nord. L’omicidio, oggi sotto processo, è il punto più cruento di una lotta interna per il controllo del potere.

Un calcio che non può più fare finta di niente

La vicenda è inquietante perché non si parla di partite truccate o doping finanziario, ma di rapporti sociali, visibilità e legittimazione. Non servono soldi, bastano una stretta di mano, una foto, un messaggio WhatsApp.

Zanetti è stato strumentalizzato a sua insaputa. Ma il punto è proprio questo: la criminalità cerca la legittimazione pubblica, anche – e soprattutto – attraverso lo sport. Ed è per questo che l’episodio, come scrive il giudice, è un “elemento di prova”. Prova di un rapporto organico, non occasionale, tra pezzi della Curva e la galassia nerazzurra.

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