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10 Aprile 2026
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Perché è morta Martina? L’Asp di Vibo nomina una commissione ispettiva: verità cercasi sulla tragedia in corsia

La Commissione Straordinaria ha motivato il provvedimento con la necessità di trasparenza, tempestività e imparzialità. Nessun costo a carico dell’ente e indagine da concludere entro il 30 maggio 2025

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L’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia ha approvato ufficialmente la delibera con cui viene istituita una commissione ispettiva per indagare sul decesso di Martina Piserà, avvenuto il 4 maggio scorso all’UOC di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Jazzolino.

La decisione arriva a pochi giorni da quella che appare come una morte ingiusta e inspiegabile: una giovane donna incinta, più volte ricoverata per dolori e difficoltà respiratorie, è deceduta insieme al figlio che portava in grembo, Marino, mai nato. Un dramma che ha sconvolto un’intera comunità e fatto emergere, ancora una volta, le criticità della sanità calabrese e, in particolare, vibonese.

La Commissione Straordinaria — insediata a seguito dello scioglimento dell’Asp per infiltrazioni e irregolarità — ha motivato il provvedimento con la necessità di trasparenza, tempestività e imparzialità. Nessun costo a carico dell’ente, e indagine da concludere entro il 30 maggio 2025

I componenti dell’organismo ispettivo

La Commissione Ispettiva è composta da figure di alto profilo, alcune delle quali esterne all’Asp. Si tratta del prof. Giulio Di Mizio, medico legale dell’Università Magna Grecia di Catanzaro che ricoprirà il ruolo di presidente; del dott. Salvatore Braghò, direttore Sanitario facente funzioni dell’Asp di Vibo; del dott. Sebastiano Macheda, direttore Emergenza-Urgenza GOM di Reggio Calabria; della dott.ssa Marika Biamonte, Risk Manager AOU “Renato Dulbecco” e dell’avv. Rosa Sabrina Caglioti, dirigente UOC Legale che andranno a comporre la commissione.

A loro il compito di acquisire la documentazione clinica, raccogliere dichiarazioni, verificare il rispetto di protocolli e linee guida. Il dott. Braghò dovrà inoltre avviare un audit interno per rilevare eventuali carenze sistemiche.

L’indagine penale della Procura

Parallelamente all’inchiesta amministrativa, la Procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo contro ignoti. Il magistrato titolare ha già disposto l’autopsia sul corpo di Martina, affidata a periti della Procura e consulenti di parte. I risultati completi si attendono entro novanta giorni, necessari per completare tutti gli esami e dare un primo riscontro alle domande angoscianti che si stanno moltiplicando.

Otto accessi in ospedale, sempre rimandata a casa

Martina si era recata otto volte in venti giorni in ospedale a Vibo. L’ultimo accesso il 30 aprile, appena quattro giorni prima della tragedia. Dolori al petto, bronchite, respiro affannoso: sintomi che avrebbero dovuto far scattare un campanello d’allarme. Ma la risposta ricevuta, secondo quanto riportano i familiari, è stata sempre la stessa: tachipirina e rassicurazioni. Fino alla notte del 4 maggio, quando per Martina e per il piccolo Marino non c’è stato più nulla da fare.

Troppe domande senza risposta

Cosa non ha funzionato? Si poteva fare qualcosa di più? Il decesso del feto era evitabile? Martina è stata ascoltata davvero quando chiedeva aiuto? La famiglia, con dignità e compostezza, pretende verità, mentre la comunità vibonese, scossa e solidale, ha trasformato il lutto privato in questione collettiva.

Una morte simbolo del fallimento del sistema

Non è solo la tragedia di Martina. È il sintomo di una sanità sotto accusa, incapace di rispondere con prontezza e rigore, nonostante le emergenze continue e le inchieste sulle gravi falle gestionali. In un contesto dove gli ospedali non riescono a garantire il minimo, anche un dolore al petto può trasformarsi in sentenza di morte.

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