× Sponsor
20 Maggio 2026
20 Maggio 2026
spot_img

Sequestrata la tabaccheria della ‘ndrangheta a Palmi: “Serviva a riciclare i soldi della cocaina”

Gestita da parenti di due condannati a 14 anni per traffico internazionale di droga. Il negozio era intestato fittiziamente a un prestanome. Coinvolte le cosche Piromalli, Molè, Crea, Alvaro e Gallico

spot_img

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore facente funzione Giuseppe Lombardo, ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza nei confronti di una tabaccheria a Palmi, ritenuta al centro di un sofisticato sistema di riciclaggio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Compagnia di Palmi, il negozio sarebbe stato intestato fittiziamente a un soggetto che non lo ha mai gestito, risultando di fatto una “testa di legno”.

Il prestanome che lavorava altrove

Dalle indagini – basate su appostamenti, esame di documentazione commerciale e analisi dei conti correnti bancari – è emerso che il titolare formale dell’attività era impiegato come lavoratore dipendente in un altro comune e non aveva alcun ruolo concreto nella gestione della tabaccheria. Non frequentava il locale, non ne traeva alcun profitto e non aveva rapporti con i fornitori né con la clientela.

La gestione reale ai parenti dei narcos

A occuparsi della tabaccheria erano invece i familiari di due detenuti, condannati in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria a oltre 14 anni di carcere nell’ambito dell’operazione “Tre Croci”, condotta sempre dalla Guardia di Finanza. I due erano ritenuti parte di una rete logistica del narcotraffico internazionale attiva tra il Sud America e il porto di Gioia Tauro, con il compito di importare partite di stupefacenti, organizzare l’esfiltrazione dei carichi e, in alcuni casi, curarne la vendita diretta.

Un business per “la famiglia”

Secondo la DDA, l’intestazione fittizia della tabaccheria era funzionale a garantire un flusso economico alla famiglia dei condannati. La maggior parte degli incassi e dei movimenti bancari riconducibili alla tabaccheria finivano infatti nelle mani dei congiunti dei due narcos. Una strategia tipica delle organizzazioni mafiose: creare imprese di facciata per dissimulare l’origine illecita dei capitali e riutilizzarli nel circuito legale.

“Così agevolavano la ’ndrangheta”

Il provvedimento di sequestro parla chiaro: la dissimulazione patrimoniale e l’intestazione fittizia erano dirette a soddisfare precise esigenze di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti, con l’obiettivo di favorire le attività dell’associazione mafiosa unitaria denominata ’ndrangheta, e in particolare delle sue articolazioni territoriali Piromalli, Molè, Crea, Alvaro e Gallico.

L’ombra delle cosche sul commercio locale

La vicenda conferma – secondo gli inquirenti – la capacità delle cosche reggine di infiltrarsi nel tessuto economico anche attraverso imprese apparentemente innocue, come una tabaccheria di paese, trasformata in uno strumento per ripulire i soldi della droga. Un metodo tanto semplice quanto efficace per conservare il controllo del territorio, sostenere i detenuti e rafforzare la rete economica mafiosa.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img