29 Agosto 2025
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Calabria

Occhiuto, il viceministro Sisto lancia la sfida alla presunzione di colpevolezza: “Il suo un atto coraggioso”

Il rappresentante del Governo entra nel dibattito sulle dimissioni dopo un avviso di garanzia: “Non è una sentenza”

Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, si è espresso con forza sul caso del presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, durante il suo intervento al Meeting di Rimini. Ospite dell’incontro intitolato “Il valore del lavoro per chi sconta una pena”, Sisto ha commentato la decisione del governatore calabrese di dimettersi e ricandidarsi dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, una mossa che ha suscitato un ampio dibattito politico e mediatico.

Le parole del viceministro Sisto: «Un atto coraggioso di Occhiuto»

In un’intervista esclusiva a ilSussidiario.net pubblicata oggi, 24 agosto 2025, Francesco Paolo Sisto ha lodato la scelta di Occhiuto definendola “coraggiosa”. Secondo Sisto, il presidente calabrese, “nel rispetto del principio costituzionale, non si è fatto logorare, si è smarcato e ha detto: ‘A questo punto chiedo ai miei elettori se mi accettano anche con questa pendenza'”. Il viceministro ha interpretato questa mossa come un “modo coraggioso di raccogliere la sfida della presunzione di non colpevolezza” e un tentativo di “debellare una pessima abitudine tutta italiana”.

Contro il “processo mediatico”

Il viceministro ha poi allargato la riflessione al contesto nazionale, sottolineando come in Italia la presunzione di innocenza sia spesso compromessa. “Nel nostro Paese – ha argomentato – finché non c’è una sentenza di condanna definitiva, nessuno può essere definito colpevole, secondo l’articolo 27 della Carta”. Sisto ha espresso profonda preoccupazione per il fatto che “un’informazione di garanzia, atto unilaterale del Pm”, possa immediatamente “metta subito alla berlina la persona che l’ha ricevuta, e senza che vi sia stato nessun intervento del giudice”. La posizione del viceministro sottolinea la necessità di rispettare i principi costituzionali, separando nettamente l’indagine giudiziaria dal verdetto popolare.

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