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1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
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Le dimissioni di Occhiuto e la beffa della casta: addio ai vitalizi “mascherati” senza cinque anni pieni

Salta il “paracadute d’oro” dei consiglieri regionali: niente pensione differita senza i 5 anni pieni di mandato

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Le dimissioni del governatore Roberto Occhiuto hanno trascinato con sé lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale della Calabria. Una decisione che non produce soltanto effetti politici, ma anche economici: i consiglieri senza anzianità piena restano tagliati fuori dalla pensione differita, l’ex “vitalizio mascherato” che da anni suscita critiche e polemiche.

La legge non perdona: servono 5 anni pieni

La normativa regionale stabilisce che la pensione differita spetti solo a chi abbia svolto almeno cinque anni di mandato, anche non consecutivi. Chi non raggiunge il quinquennio può: richiedere il rimborso dei contributi versati, oppure continuare a versare volontariamente fino a maturare cinque anni, pagando il 33% dell’importo lordo (€5.100 annui), contro l’8,30% che normalmente copre il contributo obbligatorio. Questa contribuzione volontaria automatica è un privilegio riservato ai consiglieri: i lavoratori privati devono ottenere l’autorizzazione dall’INPS per poter versare contributi volontari.

Il dettaglio dei sei mesi e un giorno

Per il calcolo del quinquennio, la legge considera anno intero anche una frazione di sei mesi e un giorno, una finestra tecnica che potrebbe permettere a pochi consiglieri di maturare comunque il diritto alla pensione differita. Per la maggioranza, però, il traguardo resta irraggiungibile.

La buona uscita (indennità di fine mandato) resta garantita

Anche chi non raggiunge i cinque anni ha diritto all’indennità di fine mandato (buona uscita), calcolata in dodicesimi dell’indennità annua di carica, fino a un massimo di dieci anni. Ad esempio, un mandato di quattro anni matura una buona uscita di €20.400 (4 x €5.100), indipendentemente dalla pensione differita.

La politica che costa e la rabbia dei cittadini

Niente “paracadute dorato”, dunque, per chi non ha completato il percorso. Ma la questione non si chiude qui: la vicenda di pensioni differite, buona uscita e contributi versati si abbatte sulla Calabria proprio mentre si apre la nuova campagna elettorale. La beffa dei privilegi mancati diventa un terreno di scontro sull’uso delle risorse pubbliche in una Regione che continua a pagare a caro prezzo i costi della politica.

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