× Sponsor
1 Giugno 2026
1 Giugno 2026
spot_img

Paradosso Calabria: la regione più povera d’Europa paga i dirigenti più ricchi d’Italia

Mentre il centrodestra attacca Tridico per i suoi 162 mila euro da ex presidente INPS, in Calabria i manager regionali arrivano a quasi 280 mila euro l’anno. Una beffa per i cittadini nella regione più disagiata del continente

spot_img

Il centrodestra calabrese ha criticato con forza Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS, per il suo compenso da 162mila euro l’anno, giudicato eccessivo nonostante la guida di un ente colossale da 234 miliardi di bilancio e 23.800 dipendenti. Ma la polemica rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Perché proprio in Calabria, la stessa politica che punta il dito contro Roma consente stipendi faraonici ai propri dirigenti di vertice, che superano abbondantemente le cifre percepite da Tridico.

La Calabria che paga stipendi record

Secondo i dati ufficiali dell’“Amministrazione trasparente” 2025, la dirigente generale Eugenia Montilla, a capo del Segretariato Generale della Giunta regionale, costa alla finanza pubblica 279.840 euro l’anno (lordi), quasi 23.400 euro al mese (lordi). Ma non è la sola. Giovanni Fedele, segretario generale del Consiglio regionale e dirigente ad interim di due settori, sfiora i 234mila euro. Ancora più eclatante il caso di Tommaso Calabrò, dirigente del Dipartimento Salute e Welfare e reggente del Dipartimento Transizione Digitale: con ben otto incarichi cumulati arriva a 264mila euro l’anno (cifre sempre al lordo), trasformandosi in una sorta di “superman” della burocrazia regionale.

Non meno generosi i compensi (al lordo) di Filippo De Cello, dirigente generale del Dipartimento Economia e Finanze, che si attesta sui 258mila euro, e di Fortunato Varone, a capo del Dipartimento Lavoro, con 255mila euro. Domenico Maria Pallaria, oggi reggente delle Politiche della Montagna, porta a casa quasi 239mila euro, mentre Sergio Lazzarino, direttore generale del Consiglio regionale, viaggia intorno ai 230 mila euro.

Contratti gonfiati e compensi fuori controllo

Come si arriva a cifre così alte? La chiave sta nei contratti decentrati e nelle leggi regionali che hanno trasformato il tetto nazionale in una base di partenza. Lo stipendio tabellare di 47mila euro annui si somma a una retribuzione di posizione che, in Calabria, può quasi raddoppiare il massimo contrattuale, superando gli 81mila euro. Poi si aggiungono ulteriori indennità e la retribuzione di risultato. Nel caso dei segretari generali e dei direttori generali, la legge regionale consente persino un’ulteriore indennità di posizione. Risultato: stipendi gonfiati, che arrivano a superare i 20mila euro al mese senza che nessuno ponga un freno.

La contraddizione della politica calabrese

E così la Calabria, che resta la regione più povera d’Europa, con la disoccupazione più alta e servizi pubblici spesso inesistenti, si ritrova a pagare i dirigenti regionali più ricchi d’Italia tra le Regioni a Statuto ordinario. Una contraddizione lampante: mentre il centrodestra calabrese attacca Tridico per i suoi 162mila euro, a Catanzaro i propri dirigenti superano tranquillamente i 250mila. Una fotografia impietosa della politica locale, che predica rigore e sobrietà a Roma, ma difende e alimenta in Calabria una burocrazia d’oro che pesa sulle tasche dei cittadini.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img