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4 Aprile 2026
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Quando il Cosenza diventa un modellino da museo: la città non dimentica

Dall’invito alle istituzioni al rifiuto del sindaco Caruso, fino al comunicato della società: i tifosi non si lasciano ingannare.

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La vicenda si apre con l’invito del Cosenza Calcio a istituzioni e autorità locali per la partita contro la Salernitana. Un gesto che voleva apparire come un recupero dei rapporti, ma percepito dai più come di pura facciata.

Il sindaco Franz Caruso ha declinato pubblicamente dai propri profili social, parlando di “scarso rispetto per la città, i tifosi e le istituzioni”. Ha definito la chiusura delle curve come “l’ultimo affronto a un’intera comunità” e annunciato di voler valutare ogni azione possibile contro una gestione giudicata “assurda e grottesca”.

Il comunicato della società: promesse che sanno di presa in giro

La replica del club è arrivata con un comunicato che parla di “decisione momentanea” per razionalizzare costi e spazi e ribadisce di “volere tutti al Marulla”. Ma i tifosi non si lasciano ingannare: parole che da anni accompagnano scelte impopolari.

A rendere la situazione ancora più paradossale, la proposta dei maxischermi fuori dallo stadio: un’idea che non solo suona come una provocazione, ma appare come una vera e propria presa in giro per chi vive di passione e sacrifici, non certo di surrogati.

Fatti che pesano più delle parole

Non serve scavare troppo nella memoria. Meno di un anno fa, alla vigilia del derby con il Catanzaro, la società gonfiava i prezzi dei biglietti oltre ogni logica, colpendo i tifosi nel momento di massima attesa. Solo un intervento a fini di ordine pubblico, riportò prezzi calmierati.

E come dimenticare la gestione della narrazione mediatica? Come l’episodio con protagonista un servizio televisivo, trasmesso proprio dopo le veementi proteste degli ultras, che ha dipinto il tifo organizzato sotto una luce pesantemente negativa. Nessuno può affermare che ci sia un legame diretto, ma la tempistica non è passata inosservata. Coincidenze? Ognuno tragga le proprie conclusioni.

La piazza non dimentica

La società scrive che “il tempo darà le dovute risposte”. Ma la verità è che i tifosi le risposte le hanno già avute, e non hanno gradito. Perché non si è ciò che si dice, ma ciò che si fa. E ciò che si è visto è una dirigenza che prima penalizza con chiusure e rincari, poi promette unità, infine propone soluzioni ridicole come i maxischermi all’esterno dello stadio.

Il Cosenza non è una piazza di fessi. È una comunità che ha capito chi ha davanti, e che non dimenticherà più questa gestione fatta di contraddizioni, prese in giro e scelte lontane anni luce dal cuore rossoblù. Un rapporto definitivamente rotto per scelte apicali, non certo della piazza.

Il calcio giocato in secondo piano, per colpa della società

C’è un punto, però, sul quale la società ha ragione: non si parla più di calcio. Ma non certo per colpa dei tifosi o delle istituzioni. È la dirigenza stessa ad aver relegato il calcio giocato a tema marginale, trasformando il Cosenza in un continuo terreno di polemiche e contraddizioni.

Il campo non è più il centro, perché il club ha preteso di ridurre il Cosenza a un modellino da museo, da esporre e controllare, invece che a una squadra capace di rappresentare la città e di spingere una piazza intera a identificarsi in quei colori.

Se oggi il calcio giocato è diventato un argomento di secondo piano, la responsabilità è solo di chi guida la società. I tifosi non hanno mai smesso di esserci: sono i fatti e le scelte della dirigenza ad aver spento l’entusiasmo.

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