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5 Aprile 2026
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Lavoratori sfruttati nei supermercati Paoletti nel Catanzarese, società ammesse come responsabili civili

Accolte le richieste avanzate dalle parti civili nel corso del processo Ergon che vede sul banco degli imputati 4 persone fisiche e due società

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Per sei imputati, di cui quattro persone fisiche e due società, che hanno optato per il rito ordinario, è iniziato oggi il processo “Ergon”, nato dall’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato la Guardia di finanza ad eseguire il 29 ottobre dell’anno scorso 5 misure cautelari, disposte dal gip Luca Bonifacio su richiesta del sostituto procuratore Saverio Sapia e che ruota intorno alla gestione illecita dei supermercati Paoletti nel Catanzarese. Nel corso della prima udienza dibattimentale che vede sul banco degli imputati Antonio Citriniti, di Catanzaro; Paolo Giordano di Catanzaro; Maria Teresa Panariello, di Avellino Giorgio Rizzuto residente a Catanzaro,  le società Food&More srl e Paoletti spa, entrambe con sede legale a Montepaone, il Tribunale collegiale ha ammesso le due aziende in qualità di responsabili civili, come richiesto dalle parti civili: la Cgil, la Filcams Cgil Calabria, la Filcams Cgil nazionale e 47 lavoratori. Il altri termini in caso di condanna le società Food&More srl e Paoletti spa, risponderanno in solido con gli imputati dei danni arrecati alle parti civili. Si ritornerà in aula l’11 novembre e il 9 dicembre.

Per altri sei imputati, il sindacalista Vito Doria, residente a Satriano; Vittorio Fusto, residente a Girifalco; Tiziana Nisticò, di Satriano, l’imprenditore Paolo Paoletti, di Soverato; Rosario Paoletti Martinez, residente a Soverato e Anna Valentino, residente a Soverato, che hanno optato per il rito abbreviato e rispetto ai quali il pm ha già formulato le richieste di pena il 18 giugno scorso (LEGGI), il processo proseguirà il prossimo 20 ottobre. 

I ruoli dell’organizzazione criminale

Secondo le ipotesi di accusa, all’interno dell’organizzazione ognuno avrebbe avuto ruolo e compiti ben delineati. Il dominus, sarebbe stato il titolare dei supermercati Paolo Paoletti, che avrebbe supervisionato e diretto l’attività di tutta l’associazione, incamerando il profitto dei reati, effettuando in prima persona i colloqui per le assunzioni dei lavoratori. Avrebbe imposto e dettato le condizioni di sfruttamento, impartito ai direttori dei singoli punti vendita le disposizioni sui turni di servizio e sulle ferie dei dipendenti, decidendo la tipologia di contratto da utilizzare nell’assunzione di ogni singolo lavoratore. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Paoletti avrebbe coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nel redarre falsi contratti con buste paghe che avrebbero mascherato le reali condizioni dei lavoratori, costringendo i dipendenti che subivano infortuni nel luogo di lavoro a dichiarare il falso.

Il massimo profitto con il minimo rischio

Ad affiancarlo nella gestione del personale Anna Valentino, che avrebbe impartito le direttive ai direttori dei punti vendita sui turni da far osservare ai dipendenti, collaborando con Paoletti per individuare la migliore strategia per massimizzare il profitto con rischi minimi. Valentino dal primo gennaio 2024 avrebbe curato la contabilità delle società, versando o ricevendo mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retributive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello pattuito inizialmente. Maria Teresa Panariello offre un costante contributo al vertice dell’organizzazione, coadiuvando Paoletti e Valentino per individuare le concrete modalità di sfruttamento dei lavoratori, cercando di evitare denunce o azioni civili. Redige i contratti dei dipendenti sfruttati inserendo clausole sulla scelta del lavoro part- time e sulla retribuzione, non corrispondenti al reale orario di lavoro e alle mansioni svolte dai dipendenti, in modo da far risultare una retribuzione netta effettiva apparentemente in linea con le disposizioni del Contratto nazionale del lavoro, e inoltre suggerisce a Paoletti e Valentino le modalità per evitare vertenze sindacali.

Il sindacalista a disposizione di Paoletti

 Rizzuto e Nisticò, secondo il magistrato, in qualità di partecipi avrebbero predisposto la documentazione relativa all’assunzione dei nuovi dipendenti, curando la contabilità aziendale, versando e ricevendo anche loro, mensilmente in contanti dai dipendenti sottoposti a sfruttamento le differenze retribuitive tra l’importo dello stipendio in busta paga e quello precedentemente pattuito con Paoletti. Ma partecipi del sistema sarebbero anche Fusto, Giordano e Citriniti, esecutori delle direttive di Paoletti sulle condizioni di lavoro, coloro che in caso di infortunio sul lavoro avrebbero spinto i dipendenti a riferire ai sanitari una dinamica diversa da quella effettiva, contribuendo ad imporre condizioni lavorative vessatorie. Ma c’è di più. Il sindacalista della Uila Doria avrebbe stipulato in veste di conciliatore sindacale plurimi accordi transattivi “tombali”, su disposizione di Paoletti, assicurando all’associazione a delinquere il massimo profitto. Avrebbe effettuato, secondo la Procura, l’iscrizione al sindacato Uila di Soverato di 85 lavoratori della Paoletti e della Food& More a loro insaputa e a spese di Paoletti, aumentando il proprio potere di rappresentanza sindacale. 

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