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13 Marzo 2026
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Europee, gli exit poll sorridono a Meloni: Fdi primo partito, cresce il Pd. Testa a testa Fi-Lega

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FdI tra il 26% e il 30%: se anche fosse confermato il dato più basso il partito della premier Giorgia Meloni confermerebbe il risultato delle ultime politiche, restando al primo posto e raggiungendo l’asticella fissata durante la campagna elettorale. In crescita il Partito democratico a guida Elly Schlein: rispetto al 19% del 2022, i voti per i Dem oscillano fra il 21 e il 25%. E’ questa la prima fotografia dei partiti alle elezioni europee secondo i primi exit poll di Opinio Italia per la Rai.

Lega e Forza – che hanno ingaggiato una accesa competizione nelle ultime settimane nonostante governino insieme – vedono gli azzurri leggermente avanti: il partito di Salvini viaggia fra l’8 e il 10% (contro l’8,8% circa nel 2022), mentre quello guidato da Antonio Tajani tra l’8,5 e il 10,5% contro l’8% delle politiche. Sempre secondo i primi dati, in calo il M5s che dal precedente 15,4% delle politiche registrerebbe una perdita tra poco più di uno e cinque punti (la forchetta è 10-14%). Al contrario Alleanza verdi sinistra sale dal 3,6% a un risultato che varia fra il 5 e il 7% ma che comunque assicura l’entrata al Parlamento europeo. Che invece, con la soglia del 4%, resta incerta per Calenda (3-5%) e per gli Stati Uniti d’Europa (3,5-5,5%). Tutti gli altri partiti – viene evidenziato – sarebbero sotto il 2%. Salta agli occhi, ancora una volta, il dato sull’astensionismo che segna un nuovo record negativo. Secondo le ultime rilevazioni disponibili un italiano su due, anzi, meno, si è recato alle urne contro il 54,5% del 2019 e il 57,22% delle europee 2014.

Lega e Forza – che hanno ingaggiato una accesa competizione nelle ultime settimane nonostante governino insieme – vedono gli azzurri leggermente avanti: il partito di Salvini viaggia fra l’8 e il 10% (contro l’8,8% circa nel 2022), mentre quello guidato da Antonio Tajani tra l’8,5 e il 10,5% contro l’8% delle politiche. Sempre secondo i primi dati, in calo il M5s che dal precedente 15,4% delle politiche registrerebbe una perdita tra poco più di uno e cinque punti (la forchetta è 10-14%). Al contrario Alleanza verdi sinistra sale dal 3,6% a un risultato che varia fra il 5 e il 7% ma che comunque assicura l’entrata al Parlamento europeo. Che invece, con la soglia del 4%, resta incerta per Calenda (3-5%) e per gli Stati Uniti d’Europa (3,5-5,5%). Tutti gli altri partiti – viene evidenziato – sarebbero sotto il 2%. Salta agli occhi, ancora una volta, il dato sull’astensionismo che segna un nuovo record negativo. Secondo le ultime rilevazioni disponibili un italiano su due, anzi, meno, si è recato alle urne contro il 54,5% del 2019 e il 57,22% delle europee 2014.

Prima proiezione Youtrend per Sky Tg24 sul numero di seggi all’Europarlamento conquistati dai partiti italiani che hanno superato la soglia di sbarramento del 4%: Fratelli d’Italia ne conquista 22, il Pd 18, i Cinque Stelle 10, Forza Italia e Lega 7 a testa, Avs 6, Stati Uniti d’Europa 5, Sud Tiroler Volkspartein 1.

La maggioranza Ursula, stando alla seconda proiezione diffusa dall’Eurocamera, è a quota 401, con un margine quindi rassicurante rispetto alla soglia necessaria di 360 eurodeputati. Il Ppe infatti si avvia a prendere 186 seggi, nove in più di quelli attuali. I Socialisti ne potrebbero conquistare 133, sette in meno del Pe uscente. I Liberali hanno invece subito il calo più evidente, passando da 102 a 82 seggi. Rispetto alla composizione del Parlamento uscente, la maggioranza composta da Ppe, Socialisti e Renew perde 18 eurodeputati ma resta l’unica percorribile: se, in teoria, il Ppe si rivolgesse esclusivamente ai gruppi di Ecr e Id (insieme arriverebbero a 130 eurodeputati, ai quali andrebbero aggiunti le delegazioni di Fidesz e Afd), la soglia dei 360 non sarebbe raggiunta. Allo stesso modo, anche un alleanza (improbabile) tra Ppe, Conservatori e Riformisti e Liberali sarebbe ben lontana dalla maggioranza, raggiungendo quota 318. A questo schema va tuttavia aggiunta la principale novità numerica che arriva dalle proiezioni dei risultati delle Europee, il grande fronte dei non iscritti. Si tratterebbe di una pattuglia di 100 eletti, dei quali alcuni – come i tedeschi di Afd o gli orbaniani di Fidesz – certamente ascrivibili all’estrema destra ma altri, come il partito olandese degli agricoltori o la coalizione dell’opposizione in Ungheria, molto vicini all’ingresso nei Popolari.

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