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11 Maggio 2026
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L’asse ’ndrangheta-camorra e gli affari d’oro della coca: i nomi degli arrestati nel blitz della Dda di Milano

Quindici misure cautelari, dodici in carcere e tre ai domiciliari. Al centro dell’indagine una rete criminale collegata a clan della Locride e a un gruppo di camorra legato ai Di Lauro

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Un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari nei confronti di persone ritenute dagli inquirenti appartenenti a un gruppo criminale armato legato alla ‘ndrangheta della Locride.

Secondo quanto emerge dai provvedimenti giudiziari, l’indagine — frutto della collaborazione tra la Procura milanese e il Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (Scico) — avrebbe ricostruito un traffico internazionale di cocaina con base logistica tra Lombardia e Calabria, e collegamenti diretti con gruppi campani e albanesi.

Un giro d’affari da milioni di euro

Stando a quanto riferito dagli inquirenti, nel corso di circa dodici mesi sarebbero stati movimentati carichi di cocaina per un valore superiore ai 18 milioni di euro.
Il gruppo — sempre secondo emerge dall’indagine — si sarebbe avvalso di sistemi di messaggistica criptata e di contatti internazionali in Sudamerica e Nord Europa. I proventi, ancora secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero poi stati reimpiegati in attività economiche e finanziarie all’estero.

Le connessioni tra clan

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luigi Iannelli descrive l’esistenza di rapporti operativi tra esponenti delle ‘ndrine Papalia-Carciuto, Marando-Trimboli e Barbaro “U Castanu” e un gruppo di camorra considerato dagli inquirenti satellite dei Di Lauro di Napoli.

Tra i soggetti menzionati nel provvedimento figurano — in base agli atti — Domenico Papalia, figlio di Antonio Papalia, storico esponente della ‘ndrangheta della Locride, e Giuseppe Grillo, cognato di Rocco Barbaro, a sua volta indicato dagli investigatori come figura di vertice dell’omonima cosca. Secondo quanto riportato nelle carte, le conversazioni intercettate e decodificate dagli investigatori avrebbero riguardato anche un presunto tentativo di importazione di cocaina dal Sudamerica attraverso navi dirette al porto di Gioia Tauro.

Gli arresti e le perquisizioni

Il blitz, scattato alle prime ore del mattino del 14 ottobre, ha portato all’arresto di 12 persone condotte in carcere e di 3 poste ai domiciliari. Le operazioni, condotte con l’ausilio di unità cinofile cashdog e antidroga, si sono svolte nelle province di Milano, Pavia e Reggio Calabria.

Gli investigatori hanno anche sequestrato dispositivi criptati e individuato luoghi di stoccaggio dello stupefacente, tra cui — secondo quanto emerge dall’ordinanza — l’abitazione di uno degli indagati, Antonio Santo Perre, dove sarebbe stato individuato un vano nascosto utilizzato per occultare la droga.

I nomi dei coinvolti nell’operazione

In carcere: Antonio Barbaro, 56 anni; Simone Bartiromo, 34 anni; Bartolo Bruzzaniti, 50 anni; Salvatore Caravaglia, 46 anni; Antonio Caruso, 35 anni; Giuseppe Grillo, 51 anni; Luigi Marando, 36 anni; Michele Papalia, 44 anni; Antonio Santo Perre, 36 anni; Ivan Reale Calafino, 45 anni; Francesco Varacalli, 39 anni; Giuseppe Varacalli, 41 anni.

Ai domiciliari: Francesco Caruso, 33 anni; Domenico Papalia, 42 anni; Cosimo Damiano Sergi, 31 anni.

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