Il dibattito sulla soppressione del Movimento Apostolico (M.A.), decisa con decreto ecclesiastico nel 2021, torna alla ribalta con un gesto di profonda valenza spirituale e istituzionale. Paolo Marraffa, nipote della fondatrice Maria Marino, ha indirizzato una supplica formale a Sua Santità Papa Leone, inviandola per via di raccomandata al Palazzo Apostolico.
L’iniziativa, pur nascendo da un profondo dolore condiviso da una vasta porzione di fedeli, si muove nel solco dell’obbedienza e della sottomissione alla decisione dell’autorità ecclesiastica. L’obiettivo non è contestare l’autorità, ma chiedere un “umile riesame pastorale” delle circostanze che hanno portato alla chiusura dell’esperienza associativa. Il cuore della richiesta è il riconoscimento dei “frutti di bene” generati in anni di attività.
I tre pilastri della richiesta
La supplica è articolata attorno a tre punti centrali, che mirano a spostare il focus dalle presunte criticità dottrinali al valore della vita spirituale dei membri: Natura dell’Esperienza Spirituale: Si chiede di valutare l’autentico cammino di conversione, crescita spirituale e discernimento vocazionale vissuto da migliaia di aderenti, a prescindere dal riconoscimento soprannaturale delle presunte rivelazioni della fondatrice; Aspetti Pastorali e Vocazionali: L’attenzione è posta sui frutti concreti: nuove vocazioni, la saldezza dei matrimoni e il rafforzamento della fede. Questi elementi, si sostiene, meritano considerazione anche in presenza di rilievi organizzativi o dottrinali; Dialogo Aperto e Misericordioso: Si implora la possibilità di un confronto diretto, affinché i membri del soppresso M.A. possano comprendere appieno le ragioni della decisione e, allo stesso tempo, offrire la propria testimonianza di vita alla Chiesa.
Speranza di riconoscimento e riflessione
L’iniziativa di Marraffa vuole essere una voce sincera di una parte del popolo di Dio che, nel pieno rispetto delle gerarchie, desidera contribuire con trasparenza alla riflessione pastorale della Chiesa.
La speranza è che lo Spirito Santo guidi il cammino di discernimento della Santa Sede. L’obiettivo finale non è la riabilitazione tout court, ma il riconoscimento di “ciò che ha edificato la fede di tanti” in un’ottica di verità e carità ecclesiale. La supplica mette in luce la tensione tra l’esigenza di disciplina dottrinale e la necessità di accogliere le manifestazioni autentiche di fede popolare che hanno segnato profondamente la vita della Chiesa locale.








