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8 Giugno 2026
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“Rino Gaetano sempre più blu”: il docu-film presentato alla “Festa del cinema” con l’omaggio di Lucio Corsi

A 44 anni dalla sua tragica scomparsa, il mito è celebrato da Giorgio Verdelli. La pellicola, ricca di interviste d’archivio e testimonianze, sarà in sala il 24, 25 e 26 novembre.

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La figura iconica di Rino Gaetano è tornata sul grande schermo con la presentazione del docu-film “Rino Gaetano sempre più blu” di Giorgio Verdelli, tenutasi al Teatro Olimpico Acea nell’ambito della Festa del Cinema. Il film-documentario, in uscita nelle sale cinematografiche per tre giorni, il 24, 25 e 26 novembre, celebra il cantautore a quarantadue anni dalla sua prematura e tragica morte.

La voce di Rino Gaetano, celebre per brani come GiannaMio fratello è figlio unico e Ahi Maria, rivive attraverso interviste d’archivio recuperate dal regista. In una di queste, il cantautore di origini calabresi (nato a Crotone) e romano d’adozione, si auto-ironizzava: “Sono nato a Crotone, quindi sono pronipote di Pitagora. Scrivevo delle canzoni, finché qualcuno non se ne è accorto e mi ha detto: “Che bravo che sei, quasi quasi ti faccio fare un disco”. Quel “qualcuno” era il grande discografico Vincenzo Micocci della It, considerato il padre dei cantautori romani dell’epoca.

Un mito senza tempo e l’eredità artistica

Rino Gaetano è scomparso il 2 giugno 1981 a causa di un incidente stradale sulla via Nomentana, a Roma, a poca distanza dal quartiere Montesacro dove era cresciuto. L’attore Claudio Santamaria, che lo aveva interpretato nella mini-serie Rai del 2007 Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, è tra i personaggi che contribuiscono al docu-film e lo definisce oggi un “Bob Dylan perso sulla Salerno-Reggio Calabria“.

Il suo fascino intramontabile si estende anche alle nuove generazioni di artisti, come testimoniato dal cantautore rivelazione di Sanremo, Lucio Corsi, anch’egli nel cast del film: “Rino vive nell’aria: si coglie ovunque, quando meno te l’aspetti. La sua musica fa parte di questo paese”.

Il regista Verdelli, specializzato in documentari su icone musicali (come Il tempo resterà su Pino Daniele, Enzo Jannacci vengo anc’io e Via con me su Paolo Conte), ha ricostruito vita, musica ed eredità attraverso testimonianze, interviste e materiali d’archivio.

L’ultimo album e la critica al conformismo

Tra le voci presenti nel documentario anche quella del cantautore e critico Ernesto Bassignano, testimone degli esordi di Gaetano al Folkstudio: “Rino Gaetano. Non volevano farlo suonare al Folkstudio. Zappava la chitarra e urlava con una vociaccia sgraziata. Pochi giorni prima della morte si presentò da me e mi raccontò che il suo disco E io ci sto era andato male, che la Rca l’aveva scaricato e che lui voleva mettersi a fare il musicista di strada”.

A proposito di “E io ci sto”, il suo ultimo album pubblicato nel 1980 pochi mesi prima della morte, il disco si distingue per una feroce satira del mondo dello spettacolo e una critica al conformismo, una disamina delle dinamiche di potere che risulta ancora estremamente attuale. Pochi giorni prima dell’uscita del film, il 21 novembre, verrà pubblicata una riedizione di questo album in CD, vinile e digitale.

Gaetano, noto per la sua visione caustica e irriverente, criticava il Festival di Sanremo, a cui pure aveva partecipato nel 1978 con Gianna convinto da Micocci: “Sanremo credo sia diventato un fatto di costume come Mike Bongiorno e Fanfani, che purtroppo come l’erba cattiva ci saranno sempre anche “quando noi non ci Sanremo”. Tra gli intervistati c’è stato anche Riccardo Cocciante, di cui Gaetano portò al successo A mano a mano, che lo ricorda come una persona gentile: “Pur essendo un ribelle, era una persona gentile che celava una bellezza nascosta”.

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