Non un semplice atto formale, ma una misura di prevenzione concreta contro le infiltrazioni mafiose. È questo il senso del protocollo di legalità siglato nella Prefettura di Catanzaro per i lavori di adeguamento della strada provinciale 16, lungo la Statale 106 Jonica, nel tratto che collega i quartieri Alli e Apostolello.
A sottoscriverlo, oltre al prefetto Castrese De Rosa, anche l’Anas – rappresentata dal responsabile della struttura territoriale calabrese Luigi Mupo, commissario straordinario per la Statale 106 – insieme alla ditta esecutrice, ai sindacati del settore edile, alle forze dell’ordine e all’Ispettorato del lavoro.
Un’iniziativa che nasce per evitare nuove interferenze della criminalità organizzata, dopo che, come ha ricordato Mupo, in passato era stato individuato un tentativo di infiltrazione proprio su questo lotto.

Un sistema di controlli e dati condivisi
Il protocollo istituisce un tavolo di monitoraggio in Prefettura, accessi rigidamente regolamentati ai cantieri, e procedure trasparenti per la selezione della manodopera.
Prevista inoltre la creazione di una banca dati condivisa tra istituzioni e forze di polizia, dove far confluire tutte le informazioni utili per verificare appalti, forniture e tracciabilità economica.
“Si tratta di un nuovo tassello nel percorso di legalità avviato sulla Statale 106 – ha commentato il prefetto De Rosa – frutto di una sinergia costante con Anas, sindacati e organi di vigilanza. Vogliamo cantieri sicuri, trasparenti e lontani da ogni condizionamento criminale”.

Mupo: “Così si garantiscono opere pubbliche pulite”
Per Luigi Mupo, il protocollo rappresenta “un modello di governance avanzato” per le grandi opere infrastrutturali del Paese.
“L’obiettivo – ha spiegato – è rafforzare i controlli, la trasparenza e il monitoraggio dei flussi finanziari, per garantire che ogni intervento sulla Statale 106 sia eseguito nel rispetto assoluto della legalità”.
Il dirigente Anas ha ricordato che “il cantiere di Alli-Apostolello aveva presentato criticità nella fase iniziale“, motivo per cui il protocollo odierno assume “un valore simbolico e operativo insieme: un segnale chiaro di tolleranza zero verso ogni tentativo di infiltrazione mafiosa“.









