Nei giorni caldissimi segnati dalle nuove rivelazioni sull’indagato Andrea Sempio, si inserisce una voce destinata a far discutere. È quella del giornalista investigativo Luigi Grimaldi, ex inviato delle Iene, che in un’intervista al podcast Mente Criminale ha proposto una chiave interpretativa radicalmente diversa sul movente dell’omicidio di Chiara Poggi.
La ricostruzione è stata riportata da Libero, che parla esplicitamente di “bomba” sul caso.
“Il movente attribuito a Stasi non è mai esistito”
Nel suo intervento, Grimaldi parte da un punto fermo: Alberto Stasi, condannato a 16 anni dopo sei gradi di giudizio, non avrebbe avuto alcun movente credibile.
“Si è parlato per anni di ciò che Chiara avrebbe trovato sul computer di Alberto — spiega il giornalista — ma quella ricostruzione non ha fondamento. È ormai accertato che Chiara, la sera prima dell’omicidio, non ha aperto alcun file in grado di generare problemi”.
Una teoria, quella legata alla presunta “scoperta” di materiale compromettente, che secondo Grimaldi non è mai stata supportata da riscontri oggettivi.
L’ipotesi alternativa: “Chiara era un pericolo per qualcuno”
Secondo Grimaldi, la risposta andrebbe cercata altrove. “L’ipotesi più plausibile è che Chiara sia stata uccisa perché rappresentava un pericolo per qualcuno“, afferma il giornalista, puntualizzando che questa pista non ha nulla a che vedere con le dinamiche finora discusse nei processi.
L’ex inviato spiega di aver analizzato gli atti e di essersi recato a Garlasco nel 2016, quando per la prima volta comparve il nome di Andrea Sempio nella vicenda. In quel periodo — racconta — diversi giovani del posto avrebbero riferito episodi inquietanti: “A Garlasco, di strano, c’è che c’erano stati suicidi mai chiariti. Si trovano poche informazioni, ma sono emersi almeno tre casi: due collegamenti indiretti e uno diretto con Sempio”.
Una circostanza che, pur senza fornire prove definitive, secondo Grimaldi meriterebbe grande attenzione.
Una teoria che alimenta il dibattito sul caso Garlasco
Il quadro delineato dal giornalista non modifica la linea ufficiale delle indagini, ma riapre il dibattito su un caso che, dopo diciassette anni, continua a generare domande irrisolte.
L’intervento arriva mentre l’attenzione mediatica su Sempio è ai massimi livelli, anche dopo il suo clamoroso collegamento in diretta a Quarto Grado, dove ha denunciato la pressione dell’inchiesta e la sua totale innocenza.
Le procure, intanto, continuano a lavorare sulle nuove analisi di Dna trovate sotto le unghie di Chiara Poggi, in un contesto investigativo che potrebbe presto riscrivere le certezze maturate negli anni.






