Nelle scorse ore è stata finalmente pubblicata sull’Albo Pretorio del Comune di Serra San Bruno la delibera con cui il Consiglio comunale dà avvio formale al procedimento per il mutamento della circoscrizione provinciale e la conseguente aggregazione alla Provincia di Catanzaro. Un atto politicamente rilevante, che segna il primo passo di un cammino complesso. Forse più complesso di quanto il testo lasci intendere.
Nella delibera il sindaco elenca una serie di presunti vantaggi del passaggio alla Provincia di Catanzaro. Tralascia, però, la questione geografica: Serra dista 45 km da Vibo Valentia e 79 km da Catanzaro. Un dato che basterebbe da sé a smontare la tesi, se non fosse che la realtà territoriale mostra tutt’altro: Serra guarda tradizionalmente a Soverato, e solo di riflesso al capoluogo catanzarese.
Il nodo del ruolo della Regione Calabria
Ogni atto amministrativo è migliorabile. Figuriamoci una delibera di indirizzo. Però qui si pone poca enfasi istituzionale sul ruolo della Regione Calabria. La Costituzione (art. 133) è chiara: la Regione deve essere “sentita”. Cioè deve esprimere un parere motivato, anche negativo. Deve valutare la sostenibilità tecnica e politica della proposta. Forse era il caso di chiedere – formalmente e già dal primo atto – alla Regione uno studio di fattibilità istituzionale e una stima dei costi amministrativi di un riassetto di questo tipo. Un’assenza sorprendente: la Regione non può esprimere un parere su basi “di sentimento territoriale”, ma solo su dati oggettivi, soprattutto nei settori sanitario e scolastico.
L’invio dell’atto al Governo? Procedura incompleta
Il testo, poi, prevede che l’atto venga trasmesso al Governo affinché “dia seguito all’iniziativa”. Ma come dovrebbe farlo? Senza il parere regionale il Governo non può attivare alcun procedimento. E il Parlamento non può, in alcun caso, approvare una legge di modifica circoscrizionale basata su motivazioni generiche, psicologiche, o prive di analisi economiche. L’iter costituzionale non ammette scorciatoie.
Il referendum? La legge non lo prevede
La delibera invita la Regione a valutare un eventuale referendum ai sensi della legge regionale 13/1983. Ma c’è un problema: il referendum non è previsto dall’art. 133, comma 1, della Costituzione. La Regione, dunque, non può indire alcuna consultazione popolare su questo tema. Diverso sarebbe se il Comune decidesse di promuovere un referendum consultivo locale: non avrebbe valore giuridico, ma potrebbe rafforzare la legittimazione politica dell’iniziativa.
Un percorso lungo e senza sponde politiche forti
Venendo al dunque, è innegabile che la delibera rappresenti un primo segnale politico di distacco da Vibo Valentia. Ma il percorso è lungo. Oltre all’iter procedimentale, più o meno individuato nell’atto, ci sarà bisogno di un sostegno politico esplicito della Provincia di Catanzaro (pur non obbligatorio) e, soprattutto, di un referente parlamentare che presenti una proposta di legge. E qui emerge un ulteriore ostacolo: Serra San Bruno non esprime né deputati né senatori né consiglieri regionali. Un handicap evidente per un’iniziativa che necessita di sponde politiche robuste.
Il dettaglio tragicomico: il PDF col nome sbagliato
C’è infine un dettaglio che non passa inosservato: la delibera pubblicata sull’Albo Pretorio non è in formato PDF nativo. Per di più è stata caricata con un nome di file improbabile — UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2025.pdf — che nulla ha a che vedere con il contenuto. Un dettaglio… Ma, di certo, non è il miglior biglietto da visita per un’operazione istituzionale di tale portata.









